Oro, l’Italia ha oltre mille tonnellate negli Usa: dopo la scelta dell’Olanda cosa può succedere alle riserve (foto ANSA) - Blitz quotidiano
La crescente instabilità geopolitica sta cambiando anche il modo in cui le banche centrali gestiscono le proprie riserve auree. L’ultimo caso riguarda l’Olanda, che tra marzo e agosto ha deciso di modificare in maniera significativa la distribuzione geografica dei propri lingotti.
La De Nederlandsche Bank ha infatti riallocato circa 86 tonnellate d’oro, riducendo dal 31,3% al 18,5% la quota custodita a New York. Contemporaneamente, la percentuale conservata a Londra è aumentata dal 18,1% al 32,1%.
La quantità complessiva di oro posseduta dall’Olanda, però, non è cambiata: le riserve ammontano a 612,4 tonnellate. A cambiare è stata esclusivamente la loro collocazione.
La banca centrale olandese ha motivato la scelta con la necessità di affrontare meglio una fase caratterizzata da maggiore instabilità geopolitica, distribuendo i rischi e mantenendo la possibilità di mobilitare più rapidamente le riserve in caso di emergenza.
E l’Italia dove conserva il suo oro?
La situazione italiana è particolarmente interessante. La Banca d’Italia possiede complessivamente 2.452 tonnellate d’oro, una delle maggiori riserve nazionali al mondo.
Una quota consistente si trova però fuori dai confini italiani. Negli Stati Uniti sono custodite 1.061,5 tonnellate, pari al 43,29% dell’intera riserva italiana. Poco meno, circa 1.100 tonnellate, si trovano invece nei depositi italiani. Altre 149,3 tonnellate sono conservate in Svizzera e 141,2 nel Regno Unito.
L’oro italiano ha inoltre raggiunto un valore enorme. Alla fine del 2025 le riserve auree della Banca d’Italia valevano 289,2 miliardi di euro, contro i 197,9 miliardi dell’anno precedente. La successiva crescita delle quotazioni ha ulteriormente fatto aumentare il valore del patrimonio.
Una parte molto importante dell’oro italiano custodito negli Stati Uniti si trova nel celebre caveau della Federal Reserve Bank of New York, sotto Manhattan.
Il caveau della Fed e la scelta di Francia e Germania
Il deposito newyorkese della Fed si trova circa 24 metri sotto il livello della strada, direttamente nella roccia dell’isola di Manhattan. Alla fine del 2024 custodiva circa 507 mila lingotti, per un peso complessivo di 6.331 tonnellate appartenenti a governi, banche centrali e istituzioni internazionali.
Il fatto che l’oro si trovi negli Stati Uniti non significa che appartenga alla Federal Reserve: la banca centrale americana svolge semplicemente il ruolo di depositaria. I lingotti rimangono di proprietà dei soggetti che li hanno depositati.
Negli ultimi anni, però, alcuni Paesi europei hanno deciso di modificare la distribuzione delle proprie riserve.
La Francia, nel 2025, ha venduto le ultime 129 tonnellate custodite a New York, acquistando una quantità equivalente di oro in Europa. La Germania, invece, ha scelto una strategia differente: dopo aver riportato in patria parte delle riserve, continua a mantenere 1.236 tonnellate presso la Fed di New York, quasi il 37% del proprio oro.
Tre strategie differenti, dunque: Parigi ha eliminato la propria esposizione a New York, Amsterdam l’ha fortemente ridotta, mentre Berlino continua a considerare gli Stati Uniti una componente importante della propria rete di custodia.
L’Italia potrebbe spostare i suoi lingotti?
La domanda è quindi inevitabile: anche l’Italia potrebbe decidere di ridurre la quantità di oro custodita negli Stati Uniti?
Dal punto di vista tecnico, non esiste un obbligo che imponga alla Banca d’Italia di mantenere il 43,29% delle proprie riserve auree negli Usa. La distribuzione geografica dei lingotti rientra nelle decisioni relative alla gestione delle riserve ufficiali.
La questione è tornata al centro del dibattito politico anche dopo l’approvazione della norma secondo cui le riserve auree della Banca d’Italia «appartengono al Popolo italiano». Il governatore Fabio Panetta ha però chiarito che questa disposizione non modifica né la rappresentazione dell’oro nel bilancio della banca centrale né le modalità con cui viene gestito.
La vera questione, quindi, non riguarda tanto chi possiede l’oro, quanto dove conviene custodirlo.
Tenere una quota maggiore in Italia ridurrebbe l’esposizione verso depositari e giurisdizioni straniere. Dall’altra parte, mantenere parte delle riserve nelle principali piazze finanziarie internazionali consente di avere il metallo più facilmente disponibile e di diversificare i rischi.
La scelta dell’Olanda è significativa proprio per questo motivo. La banca centrale non ha dichiarato che gli Stati Uniti non siano più affidabili, né ha parlato di possibili confische. Ha semplicemente riconosciuto che la situazione geopolitica deve essere considerata quando si decide dove custodire un patrimonio strategico.
E con oltre mille tonnellate di oro negli Stati Uniti, anche la posizione italiana potrebbe tornare a essere oggetto di discussione.
