Pensioni, l'uscita a 64 anni della Lega graverebbe sull'assegno come un mese in meno l'anno. Tutti i calcoli (foto Ansa-Blitzquotidiano)
Aggiustamenti, soglie, correzioni, anticipi dell’uscita dal lavoro: il capitolo mai concluso delle pensioni torna prepotentemente sul tavolo della politica, annunciandosi come uno dei temi caldi della prossima legge di bilancio.
1.543 euro mensili contro 1.726 euro
Mentre si scaldano i motori per la definizione delle proposte, quella leghista dell’uscita dal lavoro sembra quella a più alto tasso di preoccupazione. Proposta subito bocciata dalla Cgil per la buona ragione aritmetica per cui l’uscita a 64 anni con il ricalcolo affidato al sistema contributivo ridurrebbe l’assegno di oltre il 10%.

La Cgil ribadisce come l’eventuale possibilità di accedere al pensionamento a 64 anni “sarebbe accompagnata dal ricalcolo dell’intera pensione con il sistema contributivo”.
Nella newsletter Collettiva le simulazioni del sindacato mostrano che con 40 anni di contribuzione e una retribuzione annua di 35 mila euro, la pensione calcolata con il sistema misto sarebbe di circa 1.726 euro mensili; con il ricalcolo contributivo scenderebbe a circa 1.543 euro: oltre 182 euro in meno ogni mese, “pari a una riduzione del 10,6%”.
Con una retribuzione di 50 mila euro la perdita salirebbe a 261 euro al mese, e con 70 mila euro a oltre 365 euro mensili. La Cgil si dice contraria anche all’ipotesi di utilizzare il Tfr per consentire in parte questa uscita anticipata.
“Folle utilizzare il Tfr per l’uscita anticipata”
“Una proposta già avanzata lo scorso anno e che per la Cgil è sbagliata e, alla prova dei numeri, addirittura folle”.
Per il sindacato “non amplia realmente la flessibilità del sistema previdenziale, ma scarica interamente il costo dell’anticipo sulle lavoratrici e sui lavoratori, che per poter andare prima in pensione dovrebbero accettare un assegno più basso per tutta la vita e, in alcuni casi, utilizzare anche il proprio Tfr per raggiungere la soglia richiesta”.
Intenzione del partito guidato da Matteo Salvini sarebbe anche bloccare il mese in più che scatta da gennaio per il pensionamento di vecchiaia (67 anni+un mese).
