Cerchi infiniti: 40 anni di viaggi in Giappone di Cees Nooteboom

di Emiliano Chirchietti
Pubblicato il 10 maggio 2019 7:20 | Ultimo aggiornamento: 9 maggio 2019 20:34
Cerchi infiniti: 40 anni di viaggi in Giappone di Cees Nooteboom

Cerchi infiniti: 40 anni di viaggi in Giappone di Cees Nooteboom

ROMA – “Cerchi infiniti” è un libro di Cees Nooteboom che raccoglie nove suoi scritti. Tema: il Giappone. Le fonti: i quarant’anni di viaggi, e non solo, che l’autore ha dedicato al paese del Sol Levante. Come per ogni libro stampato dalla casa editrice Iperborea, è inevitabile commentare il formato tipico dell’edizione: piacevolmente compatto, agile, comodo da sfogliare e tenere tra le mani.

In questo caso poi ci sono da annotare altre due cose. La prima: una copertina particolare, che, si legge in un appunto interno, riproduce un’opera artistica realizzata da Jessica Moon e destinata a raccogliere fondi per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto del 2011 e dallo tsunami di Tōhoku. La seconda nota invece si riferisce alla presenza di un’interessante postfazione a firma di Giorgio Amitrano, docente e traduttore di letteratura giapponese, che arricchisce il libro con puntuali spunti di riflessione.

Per chi non lo conoscesse Cees Nooteboom è uno scrittore olandese ritenuto da molti critici una delle voci più importanti nello scenario europeo contemporaneo. Più volte candidato al Nobel e tradotto in trenta lingue, ha ricevuto numerosi premi per le sue opere. Autore di romanzi, saggi e poesie, ha scritto anche di viaggi, come in questo caso, dove la letteratura incontra la passione per un paese più volte visitato ed ammirato.

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I nove testi di questo libro sono stati scritti durante un arco temporale che va dal 1977 all’Agosto del 2012, e contengono molto: dai resoconti dei viaggi che l’autore compie in Giappone, alle impressioni maturate in occasione di alcune mostre allestite a Parigi e Londra sull’arte e la cultura giapponese, ed anche alcune «passeggiate letterarie» dentro due grandi romanzi nipponici – “Note del guanciale” e “La storia di Genji” – che Nooteboom considera essenziali e di riferimento.

Queste due caratteristiche – l’ampia porzione di tempo a cui si riferisce e le variegate tematiche che affronta – consentono di dire che, nel suo genere, il volume offre un’esperienza completa, e seppur non definitiva, comunque capace di ritrarre un paese così lontano, non solo fisicamente, «dall’impronta europea».

Di questa qualità, se ne ha subito sentore in apertura, nel resoconto del primo viaggio che Nooteboom compie in Giappone nella primavera del 1977. Per molti aspetti forse quello più rappresentativo, mette in fila, oltre alla narrazione dei luoghi, analisi e riflessioni che fanno emergere i tratti essenziali e peculiari del Giappone. Il dualismo tra modernità e tradizione ad esempio, che l’autore coglie non solo nel passaggio dai centri urbani a quelli periferici, ma anche nel comune dispiegarsi della quotidianità: “Le folle si assemblano e si disperdono, marosi vorticano intorno alle stazioni, tutte teste di capelli neri, tutti ben vestiti, tutti con un obiettivo preciso” scriveva nel ’77 Nooteboom; per poi subito dopo aggiungere che “la grazia salvifica sta nelle piccole cose, nella cultura della vita quotidiana”, come a dire che le “masse umane” incrociate nelle strade di Tokyo, trovavano poi una loro compensazione nel “grazioso inchino con saluto sussurrato ai piedi della scala mobile” (pagine 16 e 17).

Tokyo, Osaka, Kyoto e Nara sono le prime città visitate, ma Nooteboom non tarda ad abbandonarle. Si spinge anche altrove, nei luoghi della spiritualità giapponese tra templi, monasteri, giardini zen e boschi. Qui coglie il carattere più profondo del paese, fatto di tradizione, regole e sfumature. Sono i percorsi del «pellegrinaggio dei miracoli», inclusivo di 33 templi, o delle campagne, un mondo antico nel quale l’autore si lascia trasportare: “per i giapponesi la natura è animata, in senso letterale. Negli alberi, nei ruscelli e nelle colline vivono dei, spiriti, anime. Questo popolo ha un rapporto mistico con la natura, in nessun altro luogo è così evidente come nei giardini zen” (pagina 62).

“Come molti degli autori che hanno scritto sul Giappone da una prospettiva non specialistica”, afferma Giorgio Amitrano nella postfazione, “Cees Nooteboom oscilla costantemente tra un senso di appartenenza ed uno di estraneità”. Seppur nella cordialità, nei continui gesti educati ed armoniosi, infatti l’autore si sente più volte irrimediabilmente invisibile agli occhi dei giapponesi, che mai ti fanno entrare nella forma più intima del loro sguardo, quella con cui vedono veramente le persone.

È questa forse la punta d’infelicità che pervade il testo e soprattutto parte dell’esperienza complessiva vissuta da Nooteboom. Ma è lo stesso Amitrano a collocare nel suo giusto contesto questa insoddisfazione, nel più amplio spettro dei sentimenti “che molti viaggiatori conoscono, e che è possibile sperimentare in qualunque paese: la paura, non sentendosi visti e riconosciuti, di scomparire nel vuoto, di non esistere” (pagina 177).

“Quando sono in Giappone mi ritrovo in una ragnatela di significati nascosti, ciò che non capisco si mescola con ciò che posso leggere” scrive l’autore a metà del libro, e sembra essere proprio la letteratura il luogo dove trova respiro, e risposte alle domande che pone. Soprattutto “La storia di Genji”, oggetto dell’ultimo testo di questa raccolta, è per lui, lo specchio nel quale riflettere – per comprenderlo – il Giappone visto e quello solo avvertito: “La storia di Genji è la chiave di una macchina del tempo, e chi, dopo aver girato l’ultima pagina, sentisse intorno a sé un lieve profumo di lavanda antico mille anni, saprà da dove viene” (pagina 171).

“Possiamo arrivare a conoscere veramente una cultura così lontana da noi? Ma è proprio nel confronto con l’altro che il viaggio diventa una ricerca sul fondo comune della condizione umana, un pellegrinaggio interiore per interrogarsi su se stessi”, si legge nella sinossi del libro; Nooteboom su questo non ha dubbi: “È nei luoghi di cui ignoravi perfino l’esistenza che finisci per essere più felice”.

“Cerchi Infiniti. Viaggi in Giappone”, di Cees Nooteboom, Iperborea, pp. 180, € 15,00.