Brexit, rinvio ma di quanto? Più di 3 mesi non si può. Ma il nodo è il confine dell’Irlanda del Nord

di Giampaolo Scacchi
Pubblicato il 9 marzo 2019 6:42 | Ultimo aggiornamento: 8 marzo 2019 20:56
Brexit, rinvio ma di quanto? Più di 3 mesi non si può. Ma il nodo è il confine dell'Irlanda del Nord (nella foto l'autore Giampaolo Scacchi)

Brexit, rinvio ma di quanto? Più di 3 mesi non si può. Ma il nodo è il confine dell’Irlanda del Nord (nella foto l’autore Giampaolo Scacchi)

È ormai una corsa contro il tempo: a 20 giorni dall’avvio ufficiale della Brexit, fissato al 29 marzo, i negoziati fra Regno Unito e i partner europei restano ancora bloccati  sulla questione dei confini irlandesi: da sempre il passaggio più indigesto per la fronda dura dei  Brexiter, che ha bocciato l’accordo siglato dalla premier Theresa May con gli ormai ex partner dell’U.E., nota Giampaolo Scacchi.

A tal proposito, come scrive   il Financial Times, la Ue avrebbe proposto ai diplomatici britannici una clausola per la «uscita unilaterale» da alcune parti del cosiddetto backstop, l’accordo per garantire che non vengano eretti confini fisici tra Irlanda e Irlanda del Nord nei mesi immediatamente successivi al divorzio tra Regno Unito e Continente. Il compromesso proposto, cercherebbe  di rassicurare i partner britannici sul fatto che la Gran Bretagna non verrà trattenuta «contro la sua volontà».

Mentre i rappresentanti di Londra sono impegnati nell’ennesimo round negoziale con Bruxelles, Theresa May prova a incalzare (e preoccupare!) i suoi stessi deputati:  se il suo accordo verrà respinto nel nuovo e ultimo voto della Camera ai Comuni, previsto la prossima settimana, «non lasceremo mai l’Ue».

Ora il Regno Unito dovrà dare una sua risposta alla proposta della  Ue, anche se da Bruxelles traspare un certo pessimismo. Persino infatti  l’ipotesi di una «uscita unilaterale» dal backstop potrebbe essere considerata insufficiente dai diplomatici britannici e, in particolare, dalla maggioranza dei deputati a Westminster.

Martedì prossimo 12 marzo,  l’accordo di divorzio siglato dalla May lo scorso 25 novembre e modificato nelle trattative in corso, tornerà al Parlamento britannico per il voto  dei deputati: in caso di un nuovo stop, la Camera dei Comuni dovrà esprimersi sull’ipotesi di un’uscita no-deal (13 marzo) e, infine, sulla proposta di un rinvio oltre il 29 marzo.

Il vero ostacolo però, come detto sopra,  è rappresentato sempre dal cosiddetto backstop. I Brexiter più accaniti temono che un confine «libero» fra Dublino e Belfast equivalga a frammentare il Paese, spingendo l’Irlanda del Nord nelle braccia degli (ex) partner della Ue.

Al tal riguardo si registra poi l’uscita infelice di Cox, che come riportato dal Financial Times,   ha dichiarato che il backstop «minaccia i diritti umani dei cittadini nordirlandesi», violando i principi stabiliti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Infatti, secondo Cox, la permanenza dell’Irlanda del Nord nell’unione doganale, esporrebbe i cittadini del Paese a uno stato di «sotto-rappresentanza» politica.

Sembra, quindi, sempre più forte l’ipotesi rinvio.  Ma la dilazione del processo innesca altre incognite, soprattutto sui tempi: quanto dovrebbe durare il «delay» rispetto al 29 marzo?

May ha messo le mani avanti, annunciando nel suo ultimo intervento parlamentare che si sarebbe trattato di un «breve, limitato rinvio» dall’agenda originaria.

La durata effettiva del rinvio non è un dettaglio, fa notare Giampaolo Scacchi. La lunghezza della posticipazione rivela come potrà essere  gestito il periodo di passaggio prima del divorzio finale. Un rinvio sotto ai due mesi «non sarebbe un problema», come ha anche ammesso anche Guy Verhofstadt (l’europarlamentare che segue la Brexit per l’Eurocamera), visto che eviterebbe qualsiasi interferenza con le elezioni  Europee di maggio. Il problema si creerebbe, semmai, dai tre mesi in su. Sia per il rischio di portare al voto europeo il Regno Unito, sia per le complicazioni che potrebbero trascinarsi nella prossima legislatura.

E il Parlamento Europeo, come tutti sappiamo, ha altri grossi problemi da affrontare.