Gioco d’azzardo. Maria Elena Boschi: ogni cosa che fa è una puntata al Casino

di Cesare Lanza
Pubblicato il 30 Luglio 2014 7:55 | Ultimo aggiornamento: 29 Luglio 2014 19:40
Gioco d'azzardo. Maria Elena Boschi: ogni cosa che fa è una puntata al Cas

Maria Elena Boschi (Foto La Presse)

Cesare Lanza ha pubblicato questo post sul  suo blog. Come non concedergli un piccolo cedimento alla auto celebrazione?

Sul Fatto è pubblicata una mia intervista, in cui mi è stato chiesto di valutare il premier e i suoi collaboratori e avversari secondo i criteri formulati da un pokerista (ovvero, senza infamia e senza lode, il sottoscritto).

L’intervistatore è un ottimo giornalista, Nanni Delbecchi, a sua volta pokerista ben più aggiornato di me, infatti è riuscito ad adeguarsi alla moda melliflua e pericolosa del Texas Hold’em – il poker nuovo che fa impazzire soprattutto i giovani, e nei grandi tornei internazionali, dà la possibilità di vincere, ad esempio a Las Vegas, anche qualche milionata di dollari.

A me no, questo tipo di poker non piace, sono all’antica. Nell’occasione ribadisco il mio concetto filosofico/esistenziale (tanto per usare parole grosse, però molto opportune): tutta la vita, in ogni minuto che corre, ci propone rischi e azzardo. A confronto, le partite nei casinò sono piccolezze,

Secondo i miei criteri, addirittura, il gioco dovrebbe essere insegnato a scuola, fin dalle elementari e fino all’università, proprio per questo semplice motivo, insegna come si fa ad affrontare la vita, a gestire la buona sorte e quella contraria; in poche parole, a raggiungere un equilibrio, a saper vincere e saper perdere.

Non a caso ho scelto, per dare l’idea, la compunta frasetta di Maria Elena Boschi. Presumo che, di gioco, la ministra non sappia nulla. Altrimenti sarebbe cosciente del fatto che, essendo per di più ministra e non una semplice bella fanciullona senza fama, ogni cosa che fa equivale a un rischio, a una puntata.

La puntata più essere vincente o perdente. Sta alla sua capacità di sedersi con serenità e lucidità al tavolo verde, pardon, al tavolo dei consiglio dei ministri, per avere successo o schiaffi in faccia. Non è solo questione di fortuna. Anche nella scelta dei vestiti, o negli atteggiamenti, o nei sorrisi (come implacabilmente ha scritto Marco Travaglio), ci si espone a una puntata.

E dipende sempre dal giocatore, in questo caso, favorire la fortuna o moderare la disdetta. Aggiungo che per alcune settimane ho inseguito la signora Boschi, per farle un’intervista nazional popolare su un importante quotidiano. La ministra sembrava disponibile, poi da un addetto stampa (simpatico) mi ha fatto informare che preferiva declinare la proposta.

Che dire? Poteva essere una puntata vincente, perché l’intervista non sarebbe stata destinata a un pubblico politico; poteva essere perdente, se la fascinosa Maria Elena fosse incappata in una delle sue sorridenti gaffes. Chissà. Mai essere esitanti, però, al gioco. E anche in politica. E nella vita.

E ora, per quei pochi che possono averla mancata, riporto la mia intervista sul Fatto, incentrata sui politici considerati come partecipanti a una partita di poker.

Cesare Lanza, con Renzi abbiamo un premier giocatore di poker?

“Ma va! Renzi non è un buon giocatore di poker. Ha una sola caratteristica vincente, la prontezza nel capire la debolezza degli avversari. Che però funziona quando al massimo si gioca all’asso pigliatutto”.

E nel poker?

Nel poker puoi anche vincere se giochi col morto, come è capitato con Letta. Ma adesso il tavolo non è più lo stesso. Renzi è aggressivo, rilancia. Sì, ma è un rilancio esagerato, ripetitivo, dietro il quale si intravede un bluff. Certo, puoi portare a casa qualche piatto. Ma c’è il rischio di andare a sbattere contro la legnata da cui non ti rialzi più. Non so se hai presente cosa capita ad Abatantuono in Regalo di Natale.

Renzi però il punto potrebbe averlo.

Dubito, e non lo dico perché lo spero. La mia è una pura valutazione tecnica. Al tavolo di poker è importante avere una sponda; la sua è Maria Elena Boschi… Non il massimo. Decisamente no, ma Renzi crede di poter fare tutto da solo… E poi gli manca la pazienza. Saper aspettare, logorare gli avversari a fuoco lento. In questo senso i migliori pokeristi che abbiamo avuto sono stati i democristiani. Invece Renzi, che pure in tante altre cose ha del democristiano, è troppo impaziente. Tanta tattica ma poca strategia.

Anche Grillo non sa aspettare.

Grillo è un pokerista anche peggiore di Renzi. Finora tutte le volte che poteva prendersi un piatto ha passato, e le rare volte che ha visto, il piatto lo ha perduto.

Quindi al tavolo chi è il più forte?

Una volta avrei detto Berlusconi. Lui sì, è stato un grande bluffeur, con in più la freddezza di giocarsi tutto in un piatto. E dire che in realtà non ha mai giocato in vita sua, come mi raccontò lui stesso. A vent’anni gli capitò di scommettere al gioco delle tre carte, e di perdere anche la camicia sotto gli occhi della sua fidanzatina. Una tale figuraccia che da quella volta non ha più voluto scommettere una lira.

Siamo sicuri? Non sarà stato un bluff anche questo?

Chissà. Comunque è acqua passata. Il Berlusconi di oggi si è fatto più cauto, più insicuro, e quindi meno forte anche nel poker della politica.

E Alfano al tavolo che ci fa? Il pollo?

Sì e no. Alfano è un po’ pollo e un po’ “pistacchiaro”. A Genova chiamiamo così quelli che giocano sempre di rimessa, col contagocce, e si accontentano di guadagnare i pistacchi. Piatti miseri. Miserrimi. Ma i “pistacchiari” sono contenti così.

E Napolitano?

Napolitano è formidabile: è quel tipo di padrone di casa che ti invita alla partita di poker, e poi sceglie lui il mazzo di carte, impone le sue regole, e se qualcuno protesta, ti fa una pippa che non finisce più. Meglio giocare in una bisca, allora. Meglio se ti rovesciano il tavolo, anziché soffiarti il piatto e farti pure la predica!