Caso Sallusti, legge ad personam anche per i giornalisti?

di Antonio Del Giudice
Pubblicato il 6 ottobre 2012 13:43 | Ultimo aggiornamento: 6 ottobre 2012 13:43

ROMA – Se non fosse che la cosa è buona e giusta, verrebbe da dire che anche i giornalisti avranno presto la loro legge ad personam, detta legge-Sallusti per via dell’occasione che l’ha generata. Bene, Sallusti non andrà in galera e non ci andrà nessuno più che commetta un reato a mezzo stampa, definito per sempre un “reato d’opinione”, com’è plausibile che sia. Il testo presentato al Senato da Gasparri e Chiti sana un’anomalia tutta italiana (non l’unica, per il vero), una di quelle anomalie che ci mette in fondo alle classifiche mondiali della “civiltà”. Il voto delle Camere o un decreto-legge del governo rimetterà a posto la faccenda. Chi diffama non rischierà più il carcere (sono migliaia i processi pendenti che intasano i tribunali), ma pagherà salato: non meno di 30mila euro, propone la legge in discussione. Cifra che crescerà a seconda della gravità della diffamazione. E, nel calcolo della pena”, si terrà finalmente conto delle responsabilità: quella dell’autore dell’articolo e quella del direttore responsabile, che sarà alleggerita.

La nuova legge ci rimetterà al passo con l’Europa e i Paesi civilizzati, essendo l’Italia l’unico Paese dove c’è ancora il carcere per i reati di opinione. Saremo al passo, se Dio vuole. Ma, per essere prorpio al passo, sarebbe interessante che il nostro ordinamento accogliesse una eccezione che l’Europa prevede: niente carcere per gli articoli di giornali, salvo quelli che “incitano all’odio”. Ecco, i Paesi civilizzati fanno una netta distinzione fra i reati di opinione e le campagne “di odio” contro chi, per ragioni politiche o per altre ragioni, non ci sta simpatico. Non mi azzardo a dire che i vari “metodi” Boffo o Cocilovo facciano parte di questa categoria; ma, a ben pensarci, ci si avvicinano abbastanza. Forse il legislatore farebbe ancora in tempo a inserire una postilla, a spiegare benino ai giornalisti che l’opinione non ha a che fare con la gogna, con la lapidazione su carta o su altro mezzo più moderno. Farebbe bene, a mio povero parere, perchè siamo un Paese di furbacchioni, dove si fanno la legge e l’inganno con lo stesso testo.

In fondo alla scala delle considerazioni, c’è quella dei risarcimenti, che la legge prevede pesantucci e fa bene. Ma, tolto per fortuna il deterrente del carcere, rimane il deterrente della forza dell’Editore. I grandi editori potranno pagarsi le opinioni e i “metodi”. Quelli che si reggono su una gamba sola saranno tentati di “scaricare” sui giornalisti “esuberanti” il costo delle loro “opinioni”. Un “busillis” irrisolvibile, visto che non ci sono regole e che conterà la volontà degli uomini. Può succedere di tutto, ma almeno il carcere ce lo siamo evitato, grazie a Sallusti, a Feltri e all’onorevole Dreyfus.