Pensioni a 62 anni: il mondo ingiusto di Salvini

di Lucio Fero
Pubblicato il 12 Settembre 2018 9:38 | Ultimo aggiornamento: 12 Settembre 2018 9:38

Pensioni a 62 anni: il mondo ingiusto di Salvini (nella foto Ansa, Matteo Salvini a Porta a Porta)

ROMA – Pensioni a 62 anni, andare in pensione a 62 anni. Sessantadue e non 64 che appaiono troppi, che arrivare a 64 anni appare attesa troppo lunga. Pensioni a 62 anni, uno sconto di ben cinque anni sui 67 che oggi imporrebbe la legge Fornero, la legge più odiata dagli italiani. Ancora una volta Matteo Salvini pensa e parla proprio come la gente: pensioni, in pensione subito, presto, a 62 anni che 64 sono troppi e 67 anni arrivarci è una tortura.

La gente lo vuole…come ai tempi si diceva dio lo vuole. La gente lo vuole e non si discute. E chi prova a discuterlo lo discute male. Lì a dire che non si può fare, che non ci sono i soldi…Questo è discutere male e inutilmente di fronte alla pressione golosa di milioni di pensionandi che la pensione la vogliono presto, prima e che chi la paga insomma anche chi se ne frega, basta sia pagata.

La gente lo vuole, dimostrare che non ci sono i soldi serve solo a insospettire e innervosire la gente che vuole pensione presto. Salvini che dice pensioni a 62 anni diventa inevitabilmente l’eroe e il difensore del popolo pensionando.

La gente lo vuole, la vuole pensione a 62 anni nel 2019 e magari anche prima. Ci sarà qualcuno che avrà il coraggio politico e civile e la civica onestà di dire che non è che non si può fare. E’ che è ingiusto. Socialmente ingiusto. Ci sarà qualcuno che riuscirà a dire che quello in cui si va in pensione a 62 anni è un mondo ingiusto?

Il mondo della pensione a 62 anni che Salvini indica come l’obiettivo salva popolo somiglia proprio tanto al mondo di prima, di molto prima. Al mondo in cui si andava in pensione dopo 20 anni di contributi. Al mondo in cui le pensioni si regalavano a colpi di contributi figurativi. Al mondo in cui ci si faceva promuovere di grado e qualifica l’ultimo anno di lavoro in modo da andare in pensione calcolata sullo stipendio più alto percepito solo negli ultimi mesi. Al mondo in cui le pensioni, piccole, medie o grandi di importo che fossero, venivano riconosciute, concesse e pagate senza che chi le percepiva a fine mese le avesse davvero pagate con i suoi contributi.

Il mondo della pensione a 62 anni è un mondo ingiusto perché è ingiusto che si possa stare in pensione per venti anni se non di più avendo versato al massimo 38 anni di contributi. Questa è la quota 100 di Salvini: 38 anni di contributi, 62 per andare in pensione e venti anni di pensione percepita. Un mondo ingiusto perché 38 anni di contributi non pagheranno mai 20 anni di pensione.

Un mondo ingiusto e pure storto perché l’idea che a 62 anni termini l’attività lavorativa è perfino punitiva verso i sessantenni. Un mondo ingiusto perché la pensione a 62 anni significa una pensione probabilmente nel più dei casi relativamente bassa (bassi contributi e pochi) ma più che integrata dal tollerato lavoro nero del sessantenne.

Un mondo ingiusto perché indica alla gente, a chi lavora l’obiettivo sbagliato. Sbagliato e anche un po’ eticamente discutibile. L’obiettivo della rendita come traguardo. Magari povera, ma rendita. Non l’ aggiornarsi, riqualificarsi, la produttività, la creazione di ricchezza, la coltivazione dell’impresa e dell’ingegno, dello studio. No, la pensione come traguardo della vita. Traguardo da avvicinare. Un mondo ingiusto e costretto nei confini di una società immobile, assistita, parassitaria.

Un mondo ingiusto basato anche su una menzogna di successo. E cioè che andando la gente in pensione giovane (sì, giovane, domandate a quanti che hanno 62 anni si sentono e amano definirsi vecchi) si faccia posto al lavoro per i giovani. I posti di lavoro non sono come i posti di un concorso pubblico. Stabiliti e fissi per numero. I posti di lavoro crescono quanta più produttività, impresa, studio, ingegno, studio ci sono. E’ falsa, falsissima l’equazione: più pensionati uguale più occupati. Così fosse, con una ventina di milioni di pensionati su 60 milioni di abitanti, l’Italia non conoscerebbe disoccupazione.

Un mondo ingiusto perché la pensione a 62 anni la paga lo Stato facendo debito pubblico. E il debito pubblico lo pagano i giovani in termini di meno soldi per la loro scuola, per la loro formazione e in termini di maggior costo del lavoro e in termini di meno spesa pubblica per infrastrutture e servizi sociali. Un mondo ingiusto perché quasi un euro su cinque del Pil di questo paese va in pensioni pagate e questo non è equlibrato, non è giusto. La pensione a 62 anni è uno scippo con destrezza che i pensionandi in età fanno a figli e nipoti.

Se e quando sarà, pensioni a 62 anni sarà festa di popolo. La stessa festa che che si fa quando si conquista una città, la si saccheggia e si fa bottino. Chi c’è si porta a casa quel che arraffa. Chi dovesse venire in città dopo la festa troverebbe solo case spogliate, dispense ripulite e  casse e cassetti sfondati.