Pierre Carniti, sindacalista e politico

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 6 giugno 2018 6:39 | Ultimo aggiornamento: 6 giugno 2018 1:43
 Pierre Carniti, sindacalista e politico

Pierre Carniti, sindacalista e politico

ROMA – ” Pierre Carniti, sindacalista e politico”: questo il titolo dell’articolo pubblicato da [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Giuseppe Turani anche su Uomini&Business.

Ci ha lasciati Pierre Carniti, a 81 anni, storico segretario prima della Fim-Cisl e poi della Cisl stessa. Nipote della poetessa Alda Merini, ha cominciato la sua storia di sindacalista nella città lombarda (come operatore sindacale di periferia), alla quale è poi rimasto sempre legato e nella quale tornava abbastanza spesso.

Siamo stati molto amici, anche quando si era ormai trasferito a Roma, alla testa del suo sindacato.

La sua è stata una carriera molto lunga e molto ha fatto. Di fronte alla sua scomparsa sento di doverlo ricordare in almeno tre momenti.

Il primo è la “morale” della sua Fim-Cisl. Negli anni Settanta, mentre la Cgil ostentava la sua chiusura politica e ideologica, il sindacato di Pierre a Milano (dove operavano Sandro Antoniazzi e Bruno Manghi) aveva un atteggiamento di apertura, di collaborazione con la “nuova sinistra”. Molti dei ragazzi terribili di allora hanno trovato nella Fim milanese una sponda e un luogo dove capire meglio che cosa erano la politica, il sindacato, la classe operaia (allora esisteva ancora).

Persone straordinarie. Antoniazzi, anni dopo, in un momento di difficoltà della sinistra accetterà di fare il candidato sindaco (sicuro perdente) a Milano, un incarico che tutti avevano rifiutato. Adesso lavora in varie organizzazioni che aiutano l’integrazione degli immigrati e dei più deboli.

Bruno Manghi è semplicemente il miglior studioso di storia sindacale di cui si possa disporre oggi.

Il secondo momento riguarda una storia un po’ riservata dell’Espresso. A un certo punto Amintore Fanfani, allora potente capo della Dc, chiese agli Agnelli di comprare il giornale da Carlo Caracciolo e di renderlo più ubbidiente, meno ribaldo. Immediata alzata di scudi della redazione e della proprietà. A me fu dato l’incarico di assicurare alla “resistenza” l’appoggio dei sindacati (verso i quali spesso non eravamo teneri, da liberisti quali eravamo). La trattativa con Pierre durò credo non più di venti secondi, nel suo ufficio di via Po a Roma, quasi di fronte alla sede dell’Espresso (bastava attraversare la strada): “Non si discute: siamo con voi”.

Il terzo momento è quello della scala mobile. Carniti è il primo, fra i sindacalisti, a capire che non è più difendibile, e su questo rompe il fronte. Bruno Trentin, altro grande sindacalista, che era arrivato alla testa della Cgil partendo anche lui, come Pierre, dai metalmeccanici, firmerà il patto che segna la fine della scala mobile, e poi si dimetterà dal suo incarico.

Carniti ha poi avuto una breve carriera anche politica, ma il suo terreno era i sindacato, fra i lavoratori, prima delle periferie milanesi e poi su scala nazionale.

Potrei anche ricordare una manciata di quarti momenti, quelli passati con Pierre in alcuni ristoranti dei Navigli a mangiare lumache (di cui era molto goloso), ma questa è una storia privata, e la lasciamo nel mondo dei ricordi.