Torino Sì Tav, un altro popolo è possibile? No: a Roma solo 16% al referendum

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 12 novembre 2018 10:32 | Ultimo aggiornamento: 12 novembre 2018 10:32
Torino manifestazione Sì Tav, un altro popolo è possibile? No: a Roma solo 16% al referendum

Torino Sì Tav, un altro popolo è possibile? No: a Roma solo 16% al referendum (foto Ansa)

ROMA – Torino Sì Tav. Anzi non solo Sì alla Tav, all’alta Velocità Ferroviaria. Sì alla scienza, sì alle imprese, sì al fare. E basta con questa ideologia dominante e soffocante del mai un cantiere e negozi chiusi la domenica e non rischiare un appalto perché qualcuno ci guadagna. Torino Sì Tav, cioè Torino contemporanea al suo presente, semplicemente. E basta con la cultura che ha la modernità come nemico. E basta con la diffidenza, il sospetto e ormai di fatto la repressione verso le competenze e il sapere. Tutti sottoposti a un Tribunale del Popolo che invariabilmente condanno come demoniaco quel che non capisce.

Torino Sì Tav in piazza. In piazza dopo essere cresciuta sul web. Torino Sì tav in piazza ed erano quasi 40 mila. Quasi quarantamila cittadini, gente, popolo. Che sindaco Appendino si è ben guardata da chiamare spregiativamente “madamine” (non così sindaco Raggi che ama bollare chi non l’applaude come gente dalla borsa firmata e dal cagnolino di razza). Cittadini, torinesi. Imprenditori, artigiani, professionisti, studenti, operai. Gente che in parte aveva votato Appendino sindaco e poi M5S alle politiche. Gente che comincia a sentire l’angustia del cambiare per cambiare che pure li aveva sedotti e conquistati. Gente che comincia a percepire come il mix di incompetenza, arroganza, ideologia gradassa e vittimismo violento possano portare l’Italia a farsi molto, molto male. Molto più male di quanto male la pubblica opinione italiana oggi lamenta.

Torino Sì al progresso razionale e scientifico, Sì all’Europa e al mondo, Sì ad una rivolta gentile contro l’Italia del rancore. Torino dunque, un altro popolo è possibile altro e diverso da quello di Di Maio e Conte per quel che conta? Molti hanno creduto, dopo aver visto quantità e qualità dei quasi quarantamila in piazza a Torino, di poter azzardare un sì, sì un altro popolo è possibile.

E invece no. A Roma solo 316 mila su due milioni e mezzo circa sono andati a votare al referendum sull’Atac. Non era un referendum tecnico o incomprensibile. Né un referendum su tema astratto che non tocca la vita di ogni giorno. Era semplice, semplicissimo: fai qualcosa, dì qualcosa sull’azienda Trasporti Urbani più costosa, più indebitata, meno utile e più maledetta dagli utenti. Senza raffronti sul continente. Dì qualcosa sull’Atac. Era semplice: ha risposto il 16 per cento.

Non c’è scusa e non c’è alibi: il popolo a Roma ha parlato chiaro. Ha detto chiaro che non è in grado du trasformare il lamento in azione civica. Ha detto chiaro che gli sta bene quel che c’è. all’Atac, in Campidoglio e altrove. Gli sta bene al popolo, non solo e non tanto perché approva. Gli sta bene perché quel che c’è all’Atac, in campidoglio e altrove se lo merita. Come giusta ricompensa alla sua indolenza, al suo scetticismo che si auto immagina astuto e sapiente e invece è solo pavido e letargico.

No, almeno qui e adesso un altro popolo non è possibile. Nonostante Torino Sì Tav.