Youtube Alfano agli Esteri e l’inglese così così. Lui “vento” lo traduce “waind”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 dicembre 2016 12:28 | Ultimo aggiornamento: 13 dicembre 2016 12:28
Alfano agli Esteri e l'inglese così così. Lui "vento" lo traduce "waind"

Alfano agli Esteri e l’inglese così così. Lui “vento” lo traduce “waind”

ROMA – Alfano agli Esteri e l’inglese così così. Lui “vento” lo traduce “waind”. Dall’immigrazione ai rapporti con la Russia, dalla presidenza italiana del G7 all’ingresso del Consiglio di Sicurezza dell’Onu passando per le crisi in Siria e in Libia, ancora ben lontane dalla stabilizzazione. Sono tante e importanti le sfide che il nuovo ministro degli Esteri Angelino Alfano dovrà affrontare nei prossimi mesi. Impegni da far tremare i polsi a chiunque, specie a chi mastica un inglese di cui offre una interpretazione, diciamo così, molto personale.

Come quando a fine agosto 2014, atteso dalla commissario Ue svedese Malmstroem per siglare la nuova intesa sui clandestini, si presentò in ritardo dando la colpa non al traffico, come suggeriva la svedese, ma al “waind”. Cioè, voleva dire, al “wind”, la corretta pronuncia di “vento” in inglese.

Agrigentino, classe 1970, sposato con due figli, Alfano vanta una già lunga esperienza di governo, iniziata come il più giovane ministro della Giustizia della storia della Repubblica, proseguita al Viminale e culminata oggi alla guida della Farnesina. I suoi contatti internazionali derivano principalmente dalla partecipazione ai Consigli ministeriali della Ue e ai vertici del Partito popolare europeo, dove ha stretto rapporti soprattutto con il premier spagnolo Mariano Rajoy, la cancelliera Angela Merkel e il neo primo ministro francese, ex ministro dell’Interno, Cazeneuve.

Chiamato alla guida del Pdl nel 2011 da Silvio Berlusconi – che ne apprezzava l’eloquio, l’energia e la determinazione salvo poi imputargli la famosa “mancanza di quid” – ha attraversato mesi difficili per il centrodestra fino alla caduta del governo e la nascita dell’esecutivo Monti. Con l’avvento a Palazzo Chigi di Enrico Letta, con cui Alfano è in sintonia per età e storia politica, viene nominato ministro degli Interni e vicepremier.

Ma la condanna definitiva in Cassazione di Berlusconi per frode fiscale fa precipitare la situazione. Il Pdl esce dal governo, Alfano invece resta nell’esecutivo e molla il suo mentore per fondare il Nuovo centrodestra (Ncd) insieme agli altri ministri ex Pdl. Nei primi dieci mesi al Viminale ci fu chi gli rimproverò una cattiva gestione del caso Shalabayeva, la moglie del banchiere dissidente kazako Ablyazov espulsa e poi rientrata in Italia.

Il secondo mandato da ministro degli Interni, nel governo Renzi, servirà invece ad Alfano per farsi le ossa su uno dei dossier più scottanti che lo aspettano anche nel 2017: l’immigrazione. Il nuovo capo della diplomazia italiana si è fatto conoscere e apprezzare a Bruxelles con la promozione del ‘Migration Compact’ e la strenua difesa di un “approccio europeo” alla questione. Proprio la Libia, e stavolta non solo sotto il profilo migratorio, sarà uno dei primissimi dossier che Alfano troverà sulla sua scrivania alla Farnesina.

Poi c’è il dossier Siria, dove si dovranno fare i conti con la Russia, dall’Italia considerata un interlocutore, su alcuni dossier, imprescindibile. Con Gentiloni l’ex ministro degli Interni si confronterà poi sui grandi appuntamenti che aspettano l’Italia il prossimo anno: dall’ingresso nel Consiglio di sicurezza dell’Onu al vertice G7 di Taormina, nella sua Sicilia.