Balducci ad Anemone: “Tu sei il nostro capo, me l’ha detto Guido”

Pubblicato il 4 Marzo 2010 14:08 | Ultimo aggiornamento: 4 Marzo 2010 14:08

Angelo Balducci

Nell’inchiesta sui Grandi Eventi e gli appalti alla Maddalena spuntano nuove intercettazioni, nuovi contatti e la ricerca di nuovi favori. L’inchiesta sul G8 e gli appalti segue due filoni: quella della Procura di Perugia e quella della Procura di Firenze. Ecco i nuovi risvolti:

PERUGIA

«Tu sei il nostro capo», così Angelo Balducci, parlando a nome di Bertolaso, si rivolgeva all’imprenditore romano Anemone. È uno stralcio di una telefonata del 31 dicembre scorso tra Anemone e Balducci.

BALDUCCI:… poi mi ha chiamato Guido e m’ha detto… sai… dice… ho avuto un bellissimo colloquio con il nostro capo… che saresti te

ANEMONE:… (ride)

BALDUCCI: e m’ha detto senti allora ci vediamo il… magari se sei a Roma?… dico… no … guarda … io il primo ho detto … be’ può darsi perché poi il primo sera e il 2 mattina… faccio 3-4 giorni alla Residance.

Riguardo a Bertolaso e al suo viaggio ad Haiti dopo il terremoto, però, Balducci è piuttosto critico. Ne parla con Mauro della Giovampaola e afferma: «Domani lui ritorna da Haiti … perché è andato lì per far ’sta boutade, perché insomma, mi pare andare lì un giorno e mezzo non credo che…».

Dalle telefonate dei dipendenti del Salaria Sport Village sembra che la famiglia Bertolaso fosse praticamente “di casa”. Il 17 ottobre, Rosalba, dipendente del Salaria Sport Village, parla con Rossetti di Francesco Piermarini, il cognato del capo della protezione civile, che ha ottenuto anche alcuni incarichi nell’ambito degli eventi.

ROSALBA: … eh Simone … ti disturbo? allora una cortesia questa mattina è venuto il signor Piermarini Francesco … lui era … che è platino (Categoria di abbonamento, ndr?) …

ROSSETTI: … sì, a posto, a posto …

ROSALBA: … lo posso rinnovare ?

ROSSETTI: … assolutamente va bene … sì, sì va be’ sai … senti una cosa quella lì … prolungamela così poi non c’abbiamo problemi… prolungamela un paio d’anni va bene?…

ROSALBA: ah! va benissimo, sì perché ha portato un’ospite io ho fatto entrare…

ROSSETTI: … non ci sono problemi hai fatto benissimo…

007 Secondo quanto scrive il “Corriere della Sera” «si è infatti scoperto che il Gruppo ha ottenuto il «nulla osta di sicurezza» dai servizi segreti. Un riconoscimento che viene concesso soltanto a ditte che hanno particolari requisiti e possono così svolgere lavori per alcune istituzioni come appunto le sedi che ospitano gli apparanti di intelligence, quelle del Viminale, le caserme, le carceri e altre strutture “riservate”».

POSTO ALL’UNICEF Emergono anche altri contatti tra l’ex braccio destro di Bertolaso e l’ex segretario di Francesco Rutelli, Vincenzo Spadafora, che assume suo figlio all’Unicef.

Balducci e Spadafora, l’ex segretario di Rutelli poi diventato presidente dell’Unicef, erano in buoni rapporti, tanto che assumerà Filippo Balducci come dipendente part-time presso l’organizzazione delle Nazioni Unite per diritti per l’infanzia «con contratto firmato nell’ottobre 2009, pochi giorni dopo un incontro tra i due».

Filippo Balducci chiama il commercialista Stefano Gazzani, che gestisce il patrimonio della famiglia Balducci e del Gruppo Anemone. Il giovane, che ha anche un contratto a progetto con l’Accademia di Santa Cecilia di Roma, è preoccupato per gli effetti fiscali dell’accumulo del doppio stipendio. Gazzani lo rassicura: «Puoi firmare tranquillo. Quando ti farò la dichiarazione dei redditi ti dirò “Filippo c’è da pagare una integrazione perché chiaramente la somma dei due redditi fa saltare ad uno scaglione superiore, per cui ci sarà una aliquota marginale un po’ più alta e ci sta da pagare la differenza ogni anno, ma quello poi ogni volta che faccio la denuncia dei redditi te lo dico io. Per cui puoi firmare tranquillo, auguri!».

TRIUMPH Dalle carte dell’inchiesta emergono anche i commenti di Balducci del 12 dicembre scorso riguardo i lavori alla società Triumph dopo un articolo del settimanale l’Espresso «dove il riferimento alla società Triumph “è perfettamente preciso”, aggiungendo che più volte ha segnalato a Guido (Bertolaso) che era “un’esagerazione affidare sempre a tale impresa le fornitura di servizi”».

Scrivono i carabinieri del Ros: «Si tratta della impresa Gruppo Triumph srl con sede a Roma via Lucilio 60, costituita il 23 luglio 1991 che presenta in atto un capitale sociale di euro 35.000, ripartito fra i soci: (euro 34.000) Maria Criscuolo, (euro 1.000) Francesca Accettola. La società ha come attività l’organizzazione sia nella preparazione che nello svolgimento di conferenze, congressi, tavole rotonde, riunioni, seminari ed incontri tecnici e scientifici».

E poi aggiungono: «Proprio a Maria Criscuolo, il pomeriggio del giorno successivo (24 dicembre), Balducci invia un sms pr gli auguri natalizi. “Maria tanti auguri e spero a presto. Angelo Balducci”. Dopo pochi minuti Maria Criscuolo, con un altro sms, risponde. “Anche io spero di vederti presto un abbraccio Maria».

FIRENZE

Secondo le indagini della Procura di Firenze gli uomini della “cricca” cercavano favori anche dai politici e nelle intercettazioni spunta anche il nome del sottosegretario Gianni Letta.

Secondo quanto ricostruito la mattina del 14 ottobre 2009 l’avvocato romano Guido Cerruti arriva alla stazione fiorentina di Santa Maria Novella. Ad aspettarlo c’è Riccardo Fusi, imprenditore toscano, proprietario della Baldassini Tognozzi Pontello. Poi chiamano il presidente del Provveditorato delle Opere Pubbliche Toscane, Fabio De Santis: «Pendiamo dalle tue labbra. Che dobbiamo fare?».

Sono coinvolti tutti nelle Grandi Opere del capoluogo toscano: la Scuola dei Marescialli e il progetto dei Nuovi Uffizi. Oltre ai nomi di Fusi e Cerruti le indagini riguardano anche Francesco De Vito Piscicelli, molto legato ad Angelo Balducci.

Sono tutti indagati, ma ancora in libertà. Hanno chiesto di essere interrogati dai magistrati: mercoledì è stato sentito Cerruti, il primo marzo si era presentato Piscicelli, il 10 marzo prossimo dovrebbe toccare a Fusi.

Gli inquirenti stanno cercando di fare luce sulle connessioni tra le direttive che provengono da Roma sulle Grandi Opere e il ruolo dei toscani.

De Santis avrebbe avuto la carica grazie all’interessamento dell’onorevole Denis Verdini, indagato per corruzione. Ne parla in una telefonata con Alessandra Marino, funzionaria dei Beni Architettonici arrivata nell’agosto 2009 per gestire l’appalto degli Uffizi e poi commissariata a novembre perchè il lavoro è passato sotto la gestione della Protezione civile: «Lo dissi in tempi non sospetti: ragazzi, attenzione alla terra toscana che vi fate male… Voi c’avete un’irruenza non compatibile».

A gennaio Marino si lamenta con De Santis: «Mi avete commissariato? Benissimo… Però non può essere che non sappiate che pesci prendere». In effetti, tutto passa da Roma, tramite l’onnipresente avvocato Cerruti, esperto di consulenze che gioca su tavoli diversi. Lavora in pianta stabile su Firenze, si occupa anche di altre vicende. Il 7 dicembre 2009 parla con Raffaella Di Tarsia, socia del suo studio, cercando di capire come sia possibile «entrare» in un arbitrato sui lavori alla Maddalena giudicato «particolarmente ricco».

Cerruti invece da Roma, secondo la Procura, controlla anche ciò che avviene a Firenze. Il 7 dicembre 2009 parla con Raffaella Di Tarsia, socia del suo studio per capire come «entrare» in un arbitrato sui lavori alla Maddalena giudicato «particolarmente ricco». Vuole coinvolgere l’ingegnere Antonio Maffey, per nominare la moglie di quest’ultimo segretaria della commissione arbitrale insieme alla stessa Di Tarsia.

Un altro nome importante nell’inchiesta è quello di Fusi, titolare dell’impresa Btp, che nel 2009 ha perso l’appalto per l’Auditorium. Il suo interesse si sposta allora sulla Scuola Marescialli, dove è stato escluso. I magistrati credono che gli appalti dell’Aquila per lui siano stati una sorta di «ricompensa». Poi però arriva De Santis e i romani, Fusi spera di recuperare e si incontrano più volte. Entra in scena anche il coordinatore Pdl Verdini.

Il 16 novembre Armando Vanni, ex presidente del Consorzio Etruria, poi nominato al vertice di Btp al posto di Fusi, chiede al collega un incontro urgente con Verdini «per sollecitare le questioni di Milano e dell’Aquila». Fusi parla al telefono alla presenza di Verdini, almeno in quattro occasioni diverse.

In una di queste, l’imprenditore sollecita una serie di pagamenti da parte della Parved, azienda che secondo i carabinieri lega Fusi e Verdini «in un articolato rapporto societario», alla luce del quale «vanno rilette certe conversazioni», ma Verdini smentisce.

Secondo i carabinieri Parved nasce il 28 febbraio 2005, con un capitale sociale di 5milioni di euro, tutti di Verdini tranne 100.000 euro depositati da Emanuela Corsini, definita «stretta collaboratrice» di Fusi.