Elezioni 8 luglio: Salvini e Di Maio sono d’accordo sulla data

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 maggio 2018 15:58 | Ultimo aggiornamento: 7 maggio 2018 19:08
Elezioni 8 luglio: Salvini e Di Maio sono d'accordo sulla data

Elezioni 8 luglio: Salvini e Di Maio sono d’accordo sulla data

ROMA – Si tornerà a votare prestissimo: la data più vicina è “domenica 8 luglio”, ha detto Matteo Salvini. E Luigi Di Maio è d’accordo con lui. E’ l’unico punto sul quale entrambi concordano dopo che per l’ennesima volta sembra sfumare un governo M5s-Lega, così come riproposto da Di Maio al Quirinale. L’appuntamento con le urne i due lo hanno fissato in un incontro a tre, alla Camera, insieme con Giancarlo Giorgetti.

Si sono visti dopo il terzo giro di consultazioni al Colle per certificare quello che ormai era chiaro a tutti: il governo M5S-Centrodestra non si fa, M5S non vuole Berlusconi. Nemmeno si fa il governo M5S-Lega perché il centrodestra resta unito. Come nel gioco dell’oca, evocato da Maurizio Martina, si torna quindi al punto di partenza e questa volta però l’ipotesi del voto rapido è quasi una certezza. Perché il governo di tregua che sarà proposto da Mattarella, se ci arriverà, sarà bocciato in Parlamento. Voteranno contro di sicuro M5S e Lega.

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“Come promesso lavorerò per dare un governo al paese e fino all’ultimo cercherò di far cadere i veti dall’una e dall’altra parte”, ha insistito Salvini dopo la resa con Di Maio. Salvo poi precisare: “Se questo non dovesse avvenire, la data più vicina per votare è domenica 8 luglio. Sulla data è d’accordo anche Di Maio”.

In mattinata al Colle sono saliti prima i Cinque stelle, poi il centrodestra, infine il Pd. Ma mentre Di Maio parlava, rilanciando la proposta di un’intesa con la Lega con un premier terzo, a Palazzo Grazioli si concludeva un vertice mattutino del centrodestra che, dopo le tensioni di domenica, ha confermato formalmente l’unità della coalizione. Salvini, con al fianco un Silvio Berlusconi imbronciato ma compito, ha poi invocato un incarico per sé, senza altre subordinate. Ma non ci sono i margini per alcun governo politico, secondo la delegazione del Pd.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dal canto suo certifica lo stallo: “Impossibile formare maggioranze”, ha detto. Ma esclude di poter concedere al centrodestra di andare a cercare i voti, che sulla carta non ci sono, per un sostegno a un governo Salvini in Parlamento. Sfumate le possibilità di un accordo per un governo politico, rimarrebbe dunque sul tavolo lo scenario di un governo “di tregua”, neutrale, con un premier indicato dal capo dello Stato, che cerchi di arrivare almeno a dicembre, assicurando il varo della manovra in autunno ed  evitando l’aumento dell’Iva.

Ma Di Maio lo ha già detto chiaro e tondo: “No a governi tecnici”. E se il veto di M5s e Lega a governi del presidente dovesse essere confermato, serve un governo per traghettare verso il voto, che a questo punto potrebbe essere a luglio o ottobre. Viene esclusa la possibilità che possa essere Paolo Gentiloni a guidare il percorso sia perché non sarebbe il caso di far gestire un passaggio così delicato da un governo dimissionario, sia perché Gentiloni potrebbe essere il candidato premier del Pd.

Solo Maurizio Martina, che prima di Salire al Colle, ha riunito i big del Pd al Nazareno, senza Renzi, ha assicurato il sostegno “fino in fondo” allo sforzo per un governo di Mattarella. Serve un premier “super partes”, dice Martina. Ma per ora, nell’attesa che nel pomeriggio sfilino al Colle i piccoli gruppi, il Pd è l’unico partito a dirlo.

Le nuove elezioni politiche a luglio sarebbero una doppia novità. Per la prima volta, infatti, gli italiani sarebbero chiamati alle urne in estate inoltrata: in passato si è votato al massimo il 27 giugno. E sarebbe anche la prima volta di due elezioni politiche nello stesso anno. Per non parlare del record della legislatura più corta, che sarebbe frantumato: nel 1994 e nel 1996 le Camere furono sciolte dopo appena due anni, questa volta si tratterebbe di una manciata di mesi.

Il Parlamento deve essere sciolto dal presidente della Repubblica tra i 45 ed i 70 giorni prima della data fissata per le elezioni Politiche. Per avere il minimo di 45 giorni previsto, così da consentire il voto l’8 luglio, dunque, le Camere andrebbero sciolte al massimo il 24 maggio. Tuttavia, il Ministero dell’Interno ha in più occasioni fatto rilevare che affinché la macchina elettorale proceda spedita e senza intoppi, tra lo scioglimento ed il voto di giorni ne servono almeno sessanta: il che vorrebbe dire sciogliere le Camere al massimo questo mercoledì, 9 maggio.

A rallentare il complesso ingranaggio del procedimento elettorale sono soprattutto gli adempimenti relativi al voto degli italiani all’estero, che si esercita per corrispondenza. Se si tornasse a votare l’8 luglio, la prima seduta delle nuove Camere nella diciannovesima legislatura si terrebbe lunedì 23 luglio. Se le Camere venissero invece sciolte entro la metà di settembre, la finestra per tornare al voto sarebbe tra la fine di ottobre e la fine di novembre: in questo lasso temporale dovrebbero tenersi elezioni regionali in Trentino ed in Basilicata. Se così fosse, l’Italia voterebbe per la prima volta per le Politiche in autunno: fino ad ora le elezioni si sono sempre tenute tra marzo e giugno tranne che nel 2013, quando si votò il 24 e 25 febbraio.