Cuba al buio (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Il governo di Cuba ha avvertito che un’eventuale aggressione militare degli Stati Uniti contro l’isola provocherebbe una “catastrofe umanitaria” e “un bagno di sangue” per entrambi i Paesi. A dirlo è il ministro degli Esteri Bruno Rodriguez che ha così replicato alle recenti accuse dell’amministrazione statunitense sulla presunta minaccia rappresentata dall’isola per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. In un messaggio su X, Rodriguez ha sostenuto che “non esiste la minima ragione, né il minimo pretesto” perché una “superpotenza come gli Stati Uniti” aggredisca militarmente “una piccola isola che non rappresenta alcuna minaccia”. Secondo il capo della diplomazia cubana, a sostenere uno scenario di guerra sarebbero soltanto “politici che non mandano figli e familiari ai conflitti”.
Le dichiarazioni arrivano dopo l’intervento del segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth davanti alla commissione Forze armate della Camera dei rappresentanti, in cui ha definito Cuba una “minaccia alla sicurezza nazionale” degli Stati Uniti. Hegseth ha accusato l’isola di ospitare basi militari e di intelligence di “Paesi avversari”, facendo riferimento in particolare a Cina e Russia. Il capo del Pentagono ha inoltre ricordato l’arrivo a Cuba di navi militari russe, compreso un sottomarino a propulsione nucleare.

“A Cuba non c’è più gasolio”
Il tutto accade in un contesto in cui gli Usa hanno deciso, da più di quattro mesi, di interrompere tutte le importazioni di petrolio. Una situazione che ha creato seri problemi energetici che ora stanno per aggravarsi ulteriormente, ha avvertito il ministro dell’Energia e delle Miniere Vicente de la O Lévy, secondo cui il petrolio russo donato alla fine di marzo “è esaurito”.
“La situazione è molto tesa, sta diventando sempre più critica”, ha affermato O Lévy alla televisione statale, riferendosi ai mesi estivi torridi che fanno impennare la domanda di energia. Negli ultimi giorni, piccoli gruppi di cubani sono scesi in piazza, spesso di notte, battendo pentole e padelle per protestare contro i prolungati blackout. Questi ultimi “all’Avana superano ormai le 20-22 ore al giorno”, ha ammesso O Lévy con aria cupa. “Non abbiamo più gasolio”, ha concluso il ministro.
Le pressioni dell’amministrazione Trump
L’amministrazione di Donald Trump sta cercando di costringere il regime cubano ad aprire l’isola politicamente ed economicamente e a rimuovere l’élite al potere per revocare le sanzioni economiche. Gli Usa hanno intanto rinnovato l’offerta di 100 milioni di dollari in aiuti, facendo pressione affinché collabori. Il segretario di Stato Marco Rubio, intervenendo la scorsa settimana a Roma, ha riferito che L’Avana aveva respinto un piano di assistenza da 100 milioni di dollari, circostanza smentita dal Paese caraibico. Il Dipartimento di Stato ha rinnovato tuttavia la proposta, che giunge dopo che gli Usa hanno imposto nuove sanzioni contro settori chiave dell’economia cubana a controllo statale.
Gli aiuti proposti dagli Usa per favorire i dissidenti
“Il regime si rifiuta di consentire agli Stati Uniti di fornire questa assistenza al popolo cubano, che ne ha un disperato bisogno a causa dei fallimenti di un regime corrotto”, ha dichiarato il Dipartimento di Stato, secondo cui “spetta al regime cubano la decisione di accettare la nostra offerta di assistenza o di negare aiuti vitali, dovendo infine rendere conto al popolo cubano per aver ostacolato un’assistenza fondamentale”. Il Dipartimento ha precisato che il sostegno includerebbe assistenza umanitaria diretta da parte di Washington e finanziamenti per un accesso a Internet “rapido e gratuito”, a beneficio presumibilmente dei dissidenti. Gli Stati Uniti, si legge nella nota, stanno lavorando per promuovere “riforme significative” a Cuba.
