Andrea Delmastro all'Antimafia: "Finii nel locale dei Caroccia perché era carino" (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
“Nessuno mi ha consigliato il locale. Non ricordo se consultando le app, ci siamo fermati lì ma era comunque pieno: aveva una struttura simpatica e così dopo qualche mese ci finii per la prima volta. Ovviamente se avessi saputo non ci avrei fatto una società e non ci sarei andato mai più immediatamente. La precipitosa fuga dalla società lo testimonia inequivocabilmente”. A dirlo è l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro che è stato ascoltato in Antimafia in merito alla bisteccheria romana collegata a Mauro Caroccia, il ristoratore condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni e per aver agevolato il clan Senese.
“Non so come sia possibile che nessuno degli apparati ne abbia avuto contezza. Sotto questo profilo mi sento, tra virgolette, vittima anch’io di un meccanismo che invece si doveva e si dovrà mettere in campo, me lo auguro per chiunque” ha aggiunto Delmastro. Che ha detto ancora: “Dopo essere ritornato in questo locale ci andai anche altre volte e nel frattempo Caroccia mi disse che il locale era troppo grande e voleva avviare con la figlia una nuova attività in un contesto più piccolo. Per me fu poi normale che ci fosse la figlia. I notai non mi hanno dato alcun alert relativo all’antiriciclaggio, se me lo avessero dato mi sarei immediatamente fermato”.
All’epoca, ha aggiunto l’ex sottosegretario, “ero in buona fede e non avvertii alcun alert non solo e non tanto perché mi fosse consigliato da forze dell’ordine. Certamente posso dire che in quel locale si sono avvicinate forze dell’ordine salutandomi e chiedendomi delle foto, anche questo può aver contribuito ad abbattere alert sul locale, che sembrava fosse ben presentato”.

Delmastro: “Su Caroccia nessuno mi ha avvisato”
Su Carroccia “nessuno mi ha avvisato” e “peccato che non mi abbiano avvertito, altrimenti non avrei avuto rapporti con famiglie di un certo tipo, non mi sarei dimesso da sottosegretario, non avrei sottoposto anche la mia famiglia a uno stress importante e poi non avrei perso dei soldi, che è l’ultimo dei miei problemi in questa vicenda”. Delmastro, che ha anche parlato di “imperdonabile leggerezza politica”, ha ricordato: “Il 18 febbraio vi sarebbe stata la condanna definitiva di Caroccia e il 27 febbraio io ero fuori dalla società. Non appena ho avuto notizia vi è stata una precipitosa fuga mia e di tutti i soci da quel contesto societario, disinteressati al fatto che questo comportava perdere ogni investimento fatto. L’importante era fuggire in ogni modo a un contesto che è distante anni luce dalla mia formazione culturale”.
L’esponente di Fratelli d’Italia ha ricostruito ancora la vicenda ed ha spiegato di aver “conosciuto Carroccia quando andammo a cena lì, prima ancora non sapevo chi fosse. Al 18 o 19 febbraio vi è contezza e io il 27 cedo le quote a un’altra socia, la signora Pelle. Scopro la cosa, avviso tutti e dico che dobbiamo uscire velocemente. Non ho googlato prima, se lo avessi fatto non avrei fatto la società, non avrei perso dei soldi e non mi sarei dimesso. Ho googlato e ho fatto quello che dovevo fare: dimettermi. La mia quota finanziamento come socio era di 25mila euro più altri 1.500 euro dopo”.
“Ho fatto un errore in piena inconsapevolezza”
Chi ha guidato il processo decisionale sulla società è stato chiesto a Delmastro, che ha replicato: “Certamente io e mi rammarico anche di questo. I miei amici si affidavano di più a me evidentemente. Ho invitato anche altri esponenti politici di FdI in quel locale tra cui per esempio, al ristorante dove non ero socio, una sera è passato l’onorevole Donzelli, ma nessuno degli esponenti politici non ha fatto più che una cena o avuto frequentazioni del locale. Un altro collega che è venuto a cena è l’onorevole Schiano. Ho invitato parecchi colleghi o persone che nulla c’entrano con la politica, non penso che sia un reato invitare colleghi a cena”. L’ex sottosegretario ha risposto alle domande dei commissari ed ha aggiunto di aver “fatto un errore in piena inconsapevolezza”.
Delmastro ha anche aggiunto: “Non ho mai avvisato Giorgia Meloni sulla vicenda della società, ho avvisato Giovanni Donzelli in qualità di responsabile organizzativo del mio partito, condividendo con lui la necessità di uscire precipitosamente da quella società. L’ho avvisato all’indomani di quando ho avuto consapevolezza, tra il 18 e il 19 febbraio”. E ancora: “Il danno simbolico per aver cenato in quel ristorante? Non ci sono attualmente non ho evidenze di riciclaggio. Comunque io mi sono dimesso”
Paita (Italia Viva): “Che Delmastro sia sprovveduto non ci crede nessuno”
Quanto detto da Delmastro non è passato inosservato. Raffaella Paita di Italia Viva fa parte della commissione Antimafia: “Mi ostino a considerare Andrea Delmastro una persona intelligente. Non mi posso rassegnare all’idea che l’ex sottosegretario abbia deciso, per pura superficialità, di stare dentro una società con un individuo che si è visto più volte chiudere ristoranti in passato per infiltrazioni, e la cui notorietà si sarebbe potuta verificare con una banale ricerca sul web. Che Delmastro sia uno sprovveduto non ci crede nessuno”.
La capogruppo al Senato del partito di Matteo Renzi ha ribadito: “L’onorevole Delmastro dovrebbe spiegare quali sono le vere ragioni per le quali, scientemente, ha fatto questa società con Caroccia, figlia e compagnia bella. Né riusciamo a credere all’errore del commercialista, di cui chiedo l’audizione dopo che Delmastro lo ha incolpato dell’errore in seduta pubblica di non avergli fatto dichiarare i beni societari alla Camera. Perché i veri motivi di tutto ciò non sono questi e non ci crede neppure un bambino”.
