Approvato decreto sull'Intelligenza artificiale (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
“L’Italia, con questi decreti attuativi e con la legge dello scorso anno, è la prima nazione che si dota di una normativa nazionale organica in materia di intelligenza artificiale“. Ad affermarlo è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, nella conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo il Cdm che ha approvato in esame preliminare due decreti legislativi che adeguano la normativa nazionale ai regolamenti europei su regole armonizzate sull’intelligenza artificiale, in materia di poteri delle Autorità nazionali e di utilizzo dell’intelligenza artificiale nella formazione e in materia di utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale per l’attività di polizia e di responsabilità civile e penale. Previsto anche il suo utilizzo dalla polizia con il ministro Matteo Piantedosi che però ha assicurato che non si tratterà di un “Grande fratello”.
“Questi decreti assicurano attuazione regolamento europeo nell’ordinamento nazionale” e sono il frutto di un “dialogo costante con l’Ue, a livello formale e informale”, ha spiegato Mantovano e, “in linea con la legge 132 dello scorso anno, l’impostazione antropocentrica è caratteristica di tutti gli interventi contenuti nei due cecreti: al centro non c’è la macchina ma la persona”. E questa impostazione, ha rimarcato, “si trova in sintonia con l’ultima enciclica” del Papa.

Le norme sull’IA e il ruolo del Ministero dell’Università e della Ricerca
Le norme sulli’IA di competenza del Ministero dell’Università e della Ricerca sono contenute in tre articoli dello schema di decreto legislativo di adeguamento all’AI Act europeo e traducono in pratica – spiega il ministero stesso – la visione di un’intelligenza artificiale governata dall’uomo e orientata al bene comune. Le disposizioni affidano al sistema dell’università, della ricerca e dell’alta formazione un ruolo centrale nello sviluppo dell’sistema italiano dell’intelligenza artificiale e pongono le basi per uno sviluppo dell’innovazione tecnologica che mantenga la supervisione umana e risponda agli interessi delle persone.
In particolare, le norme di competenza del Mur si muovono lungo due direttrici: da un lato il rafforzamento delle competenze e della formazione sull’intelligenza artificiale, dall’altro la valorizzazione della ricerca, del trasferimento tecnologico e della sperimentazione per favorire lo sviluppo e l’utilizzo responsabile delle nuove tecnologie.
Il primo articolo individua il sistema dell’istruzione superiore e della ricerca come punto di riferimento per la diffusione delle competenze sull’intelligenza artificiale. Università, enti pubblici di ricerca e istituzioni AFAM potranno mettere a disposizione professori, ricercatori e tecnologi per attività di alfabetizzazione, formazione e divulgazione rivolte a cittadini, imprese, pubbliche amministrazioni.
La norma consente inoltre la collaborazione con ordini professionali, associazioni di categoria e soggetti del terzo settore per la realizzazione di percorsi formativi destinati ai professionisti. Le attività svolte da docenti, ricercatori e tecnologi in questo ambito saranno riconosciute nei percorsi di valutazione e crescita professionale.
La seconda norma – spiega il Mur – punta a fare in modo che studenti e futuri professionisti possiedano gli strumenti necessari per comprendere e utilizzare l’intelligenza artificiale in modo consapevole.
Il terzo e ultimo articolo punta a favorire il collegamento tra ricerca, innovazione e sistema produttivo. La norma incentiva le collaborazioni tra università, enti di ricerca e imprese per lo sviluppo di competenze e progetti innovativi nel campo dell’IA e rafforza la cooperazione con le Autorità nazionali competenti attraverso accordi dedicati alla promozione e alla gestione degli spazi di sperimentazione normativa previsti dall’AI Act europeo.
Infine, il decreto consente al MUR di individuare una rete di centri di riferimento nazionali per supportare le attività di sperimentazione previste dall’AI Act europeo. Non verranno creati nuovi organismi: saranno valorizzate competenze, infrastrutture e laboratori già presenti nel sistema universitario e della ricerca.
Piantedosi: “Al servizio della polizia, ma non sarà un Grande fratello”
Nel decreto viene inserita l’IA come forma di supporto alla polizia. Piantedosi ha spiegato tuttavia che “ogni utilizzo dell’Intelligenza artificiale per la sicurezza deve essere sottoposto a una revisione e sorveglianza umana qualificata. Inoltre, deve garantire la tutela dei dati personali e sensibili. L’IA costituisce uno strumento di supporto e non un poliziotto automatizzato: le decisioni finali rimangono sempre dell’essere umano. Non è previsto alcun sistema di sorveglianza di massa o di ‘grande fratello’ generalizzato, è vietato l’utilizzo di grandi banche dati biometriche”.
La norma sulla responsabilità civile
Mantovano, nella conferenza stampa di presentazione del decreto ha dichiarato che “nelle misure approvate in Consiglio dei ministri sull’IA c’è una disciplina veramente innovativa” sulla responsabilità civile “che tiene conto della specificità della materia e della difficoltà di raggiungere la prova in sede giudiziaria quando vi è un rapporto abbastanza squilibrato fra i litiganti: chi gestisce un sistema di Intelligenza artificiale è in una posizione di notevole vantaggio rispetto a chi assume davanti al giudice di aver ricevuto un danno dall’utilizzo distorto del sistema”.
Per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, all’interno dei due dlgs ci sono “novità che possono sfuggire nel complesso delle norme ma di notevole peso soprattutto per chi si muove nell’ambito degli uffici giudiziari”. “Le novità del dlgs non sono di poco peso nel sistema complessivo della giustizia civile – ha rimarcato Mantovano -. La parte che si ritiene danneggiata prospetta al giudice degli elementi a sostegno della sua richiesta risarcitoria, ma poiché si tiene conto che non può avere tutti gli strumenti a disposizione, chiede al giudice un ordine di esibizione, quindi si passa da un meccanismo che viene definito principio dispositivo, all’interno del processo civile, ad un principio dispositivo con metodo acquisitivo: la parte si rivolge al giudice e dice, ‘aiutami con un tuo ordine ad acquisire gli elementi che servono a completare la valutazione'”.
Mantovano ha proseguito: “Se la controparte non adempie, tutto questo viene valutato dal giudice e sarà pregiudizievole per la parte citata in giudizio. Se è un terzo che deve fornire i dati e rifiuta c’è una sanzione amministrativa, pecuniaria, e come tutte misure che interessano il portafoglio si presume più efficace rispetto ad altre”. Indicando “altri elementi interessanti della disciplina risarcitoria”, Mantovano ha fatto riferimento all’articolo 19 del decreto legislativo presentato dai Ministeri di Giustizia e Interni: “Quando il danno deriva dalla violazione di uno o più obblighi previsti dal regolamento europeo, si presume il nesso di causalità, salva ovviamente prova contraria. Anche questa è una misura a tutela del cittadino e dell’utente. L’altro elemento di novità è che se vi è un rapporto assicurativo in atto c’è la possibilità di un’azione diretta nei confronti dell’assicuratore”.
