Bollo auto, Meloni spiazza l’opposizione: “Un regalo a 14 milioni di italiani” (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Obtorto collo, anche la sinistra deve riconoscere che questa decisione di non pagare più il bollo delle auto lo si deve considerare un regalo che Giorgia Meloni ha fatto a più di 14 milioni di italiani. E’ poco? Certo non è la panacea di tutti i mali, però è una mossa che dà fiducia a quanti soffrono oggi l’inflazione, le bollette, il caro benzina, la spesa al mercato. Senza dubbio, Schlein, Conte e gli altri cespugli dell’opposizione sono stati presi in contropiede come quelle squadre di calcio che attaccano per novanta minuti e poi in zona Cesarini prendono un gol che significa sconfitta. Che il campo largo (o presunto tale) non si aspettasse una manovra così popolare lo si può desumere dalla reazione quasi scomposta seguita alla notizia annunciata dalla premier in persona. “E’ la tassa più odiata dagli italiani”, ha confermato il presidente del consiglio. “E’ da quando ero una giovane militante in politica che sentivo ripetere questo ritornello”.
La reazione dell’opposizione e le accuse di “mancetta”
La sinistra, dicevamo, è rimasta per un paio di ore ammutolita, non sapeva che pesci prendere. Poi, dopo alcune telefonate fra alleati, si è deciso il leit-motiv. “E’ una manovra elettorale, una mancetta in vista delle elezioni.” “Ne vorremmo dieci al mese di queste mancette”, replica la destra. “E’ uno sconto alle auto inquinanti”, titola il Manifesto, “Stile Berlusconi”. Si va alla ricerca di parole sensazionali per attutire il colpo al mento assestato dagli avversari. Così Il Fatto si arrampica sugli specchi e scrive: “Chi si può permettere oggi una macchina se il carburante è così caro?”. E’ evidente che si respira un’aria pesante fra chi ha tuonato in questi ultimi giorni che la Meloni “era ed è la madre di tutti i mali, se in quattro anni non è riuscita a promuovere nemmeno una legge di quelle promesse in campagna elettorale”.
Per chi usa l’auto ogni giorno: il tema dei costi
La spudorata manovra elettorale (come la definisce la sinistra) è andata specialmente incontro a quei poveri cristi che la macchina debbono usarla tutti i giorni per lavoro. Che cosa c’entra vi domanderete? La benzina non è diminuita di una virgola, alla pompa per fare un pieno si spenderà la stessa cifra. Giusto, il ragionamento non fa un grinza. Però, non pagare il bollo dell’auto è già un primo passo per arrivare a giorni meno tumultuosi o , se volete, più rassicuranti. C’è una diversa concezione di aiutare la maggior parte degli elettori. A sinistra ci sono i Bonelli, i Fratoianni, i Landini e, perchè no, un gruppo non proprio esiguo del Pd che continua a spingere per arrivare ad una patrimoniale che, in breve, potrebbe colpire anche la classe media; a destra, c’è un governo che elimina d’un colpo la tassa sul bollo venendo incontro (o no?) a una folla di milioni di persone che dovevano ingoiare un’altra imposta insieme con le altre che già asciugano abbondantemente il portafogli di tanti che l’auto la debbono possedere altrimenti non si lavora e non si arriva alla fine del mese.
Legge elettorale e prossime battaglie in Parlamento
L’opposizione non si arrende e “scopre” una magagna che sa di vecchio. Il governo pensa ad un piccolo problema (il bollo dell’auto) lasciando in un angolo le tante sofferenze che affliggono il Paese. Francamente, è una reazione che è simile ad un autogol. Che fanno da mattina a sera i leader dei 5Stelle, del Pd, della sinistra estrema? Si occupano solo delle primarie si o delle primarie no dimenticando le periferie, la classe operaia, i migranti irregolari spesso protagonisti di fatti di sangue che portano fino all’omicidio. Ora e per qualche settimana ancora, il palcoscenico della politica vedrà principalmente alla ribalta la legge elettorale. La maggioranza ha vinto la prima tappa del giro, ma ne esiste una seconda su cui l’opposizione darà battaglia senza senza se e senza ma. Spera nei franchi tiratori, in quei parlamentari che qualche tempo fa alla Camera ha mandato al tappeto chi governa. Si augura che il fenomeno si ripeta, che la Meloni sia addirittura costretta a salire al Colle per presentare le dimissioni o per parlare con il Capo dello Stato della situazione che deve considerarsi grave. La premier conosce perfettamente le mosse degli avversari, sa che possono contare su coloro che hanno tradito una volta e possono rifarlo. Per questa ragione si appella alla fiducia e in questa maniera saranno molto più difficili gli agguati dei franchi tiratori. Ma in politica “mai dire mai”. Fidarsi sarebbe un grande sbaglio.
