Elezioni 2026 nel mondo, molte sfide peseranno sugli equilibri globali: dal Midterm negli Usa a Israele, Ungheria, Brasile e Russia (nella foto Ansa Trump e Orban) - Blitz Quotidiano
Appuntamenti elettorali con risvolti internazionali. Il 2026 si annuncia come un anno chiave dagli esiti non facilmente ipotizzabili, in ogni caso si profila un anno di test probanti. Tre big in particolare sono sotto i riflettori: Trump, Putin, Netanyau. Il Tycoon avrà le elezioni di Midterm, fondamentali perché ridisegnano l’equilibrio di potere del Congresso; elezioni che si tengono due anni dopo le presidenziali (le ultime si sono svolte il 5 novembre 2024). È dunque, in buona sostanza, un vero e proprio test sul gradimento dell’operato del presidente in carica.
Le elezioni presidenziali in Russia si sono tenute lo scorso marzo e Putin ha centrato il quinto mandato con un esplosivo 88,48% – record nella Russia post-sovietica – grazie ad una oscena opposizione di facciata. Una tornata elettorale caratterizzata da numerose manifestazioni di dissenso durante le operazioni di voto. Insomma, una farsa. Novaja Gazeta, il settimanale fondato da Gorbaciov e che ha avuto sette giornalisti assassinati tra cui Anna Politkovskaja (famose le sue crisi al regime), non le ha mandate a dire (“metà dei voti di Putin sono falsi”). Di qui i timori per dello zar, che vede anche quel che succede in Iran dove si sta allargando la protesta contro gli ayatollah e gli studenti sono scesi in piazza imbufaliti da una crisi economica devastante (inflazione del 42,2%). A settembre ci saranno le legislative russe per il rinnovo della Duma di Stato, la Camera Bassa della Federazione (450 deputati); ha sostituito il Soviet Supremo soppresso nel 1993.

Trema Bibi Netanyahu
Entro il 27 ottobre si deve votare in Israele. Il premier Benjamin Netanyau, 76 anni, cerca una riconferma, anche per evitare processi che quasi sicuramente lo condurrebbero in galera. Una parte del popolo israeliano non ha apprezzato (eufemismo) come l’esecutivo ha gestito il tema doloroso del rilascio degli ostaggi in mano ad Hamas ne’ ha capito la scelta dei bombardamenti a tappeto che hanno raso al suolo la Striscia di Gaza e provocato decine di migliaia di morti. Oltretutto i partiti di ultra destra, che formano il suo governo, sono ai minimi nei sondaggi.
Francia, Ungheria e Brasile alle urne
Sono molti i Paesi chiamati al voto e numerose le sfide che cambieranno gli equilibri globali. Dalle prime elezioni generali del Sud Sudan al voto, come detto, del Midterm degli Stati Uniti. In Europa andranno alle urne Portogallo, Ungheria, Svezia, Francia, Ungheria. In Francia a marzo ci sono le elezioni amministrative. Si vota per il comune di Parigi e sarà un test importante per capire i nuovi equilibri politici.
Autunno caldo anche per il Brasile dove si eleggerà il nuovo presidente. Il capo di Stato uscente, Lula, può correre per un quarto mandato. Ma la crisi economica ha fatto diminuire i margini per le politiche populiste sulle quali Lula aveva costruito il suo consenso e l’incarcerazione dell’ex presidente Bolsonaro, se non rende la contesa aperta, di certo ha conseguenze sul clima interno del Paese.
Occhi puntati anche sull’Ungheria che in aprile sceglierà il nuovo parlamento e si capirà se la stretta del premier Viktor Orban sul Paese si sia allentata. Questo voto è molto significativo per il futuro dell’Europa e potrebbe dare una svolta alla leadership di Orban.
