(Foto Ansa)
La notte elettorale di Donald Trump è cominciata all’insegna della sfida, è proseguita tra gli attacchi ai media, agli avversari democratici e agli stessi repubblicani, per concludersi con inattese aperture alla collaborazione. Il presidente americano ha attraversato le ore delle elezioni di metà mandato alternando sicurezza, irritazione e tentativi di ridimensionare il significato della sconfitta, che ha consegnato ai Democratici il controllo di Camera e Senato.
Le reazioni di Trump
Nelle ore precedenti alla chiusura dei seggi, mentre i sondaggi indicavano un vantaggio democratico alla Camera, Trump aveva già anticipato la sua strategia. “Ho il potere supremo: si chiama veto”, aveva dichiarato in un’intervista alla Cbs, minacciando di bloccare i provvedimenti dell’opposizione. Poco prima aveva firmato un ordine esecutivo proclamando la “settimana dell’anticomunismo”. “Invito tutti gli americani a restare saldi nella difesa contro qualsiasi minaccia allo stile di vita americano e a proteggere la nostra fiamma ardente della libertà dall’oscurità del comunismo”, si leggeva nel documento della Casa Bianca.
Non erano mancati gli attacchi a Fox News, accusata di dedicare troppo spazio ai Democratici e di aver perso ascolti per la sua presunta ostilità nei confronti del presidente. “Gli ascolti di Fox News sono in netto calo (del 27%!) perché dedicano troppo tempo a occuparsi dei ‘Democratici ossessionati da Trump'”, aveva scritto su Truth. “Il problema sono loro, non io: i miei numeri sono migliori che mai”, aveva aggiunto, rivendicando un gradimento del 99% tra gli elettori repubblicani e accusando la proprietà del network di finanziare esponenti democratici.
Con l’arrivo dei risultati, il quadro è diventato sempre più difficile da ignorare. I Democratici hanno conquistato almeno 218 seggi alla Camera e una maggioranza di almeno 54 al Senato. Dopo circa tre ore di silenzio, Trump ha affidato a Truth la prima reazione: “Non ero sulla scheda elettorale e, se lo fossi stato, avremmo vinto CON UNA VITTORIA SCHIACCIANTE!”. Una frase con cui ha cercato di separare il proprio destino politico da quello dei candidati repubblicani.
Successivamente, però, è arrivata una parziale apertura ai dem. “Sono assolutamente disposto ad accettare i risultati”, ha dichiarato al New York Times. “Collaboreremo con i democratici, non vediamo l’ora di lavorare insieme a loro. Probabilmente troveremo un’intesa”. Alla Cbs ha aggiunto: “Non vedo l’ora di lavorare insieme per il bene del nostro Paese”. E a Fox ha riconosciuto che gli avversari “hanno fatto un buon lavoro, si sono battuti duramente”. Due giorni prima aveva minacciato di diventare “Mr. Veto”, ma dopo il voto ha assicurato a Politico di non voler “stare due anni a mettere il veto su tutto”.
Meno concilianti le parole rivolte ai suoi. “Non dovrei sentirmi in colpa per questo risultato”, ha dichiarato a Fox, escludendo cambiamenti nella propria amministrazione. Ha ammesso di essere rimasto sorpreso: “Pensavo che alcuni candidati avrebbero fatto meglio, sono un po’ sorpreso”. Tra le cause della sconfitta ha indicato anche l’insoddisfazione di alcuni elettori Maga verso i candidati repubblicani. Poi ha attaccato Greg Abbott, sconfitto in Texas: “Se Greg Abbott, il governatore del Texas, non fosse diventato un ‘Rino’ (l’acronimo inglese di “Republican In Name Only”, che significa letteralmente “repubblicano solo di nome”, ndr) negli ultimi sei mesi della sua vita politica, non avrebbe perso”.
Infine, l’Iran. Trump ha riconosciuto che la guerra ha pesato sul risultato elettorale, ma ha escluso qualsiasi pentimento. “Ho fatto la cosa giusta, lo rifarei”, ha dichiarato al Wall Street Journal. Nessuna intenzione neppure di cambiare squadra, a partire dal capo del Pentagono Pete Hegseth: “Penso sia fantastico”.
