La Repubblica compie 80 anni tra divisioni politiche e drammi sociali (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Dobbiamo essere felici quando si compiono ottant’anni? Assolutamente sì, se questo rappresenta il genetliaco della nostra Repubblica. Usciti da una guerra mondiale, abbiamo affrontato il futuro con ottimismo mettendocela tutta per arrivare sino ad oggi. Abbiamo vinto, anche se qualcosa non è andata per il verso giusto. Comunque, viviamo in piena libertà, la democrazia non è stata più messa in dubbio. Eppure il 2 giugno scorso, non sono mancate le divisioni, i distinguo che avevano come problema la festa che si stava svolgendo a Roma, nella prestigiosa e unica via dei Fori Imperiali. Si è fatto l’appello come a scuola e sui banchi delle tribune mancavano alcune figure di primo piano accanto al presidente Sergio Mattarella.
Le assenze che hanno segnato la Festa della Repubblica
È cominciata la bagarre, sia pure se sotto tono, fino a quando le truppe hanno sfilato applaudite da molta gente che non aveva voluto disertare quell’ appuntamento storico. Non era presente, infatti, un ex presidente del Consiglio che per due volte si era seduto sulla poltrona di Palazzo Chigi. Intendiamo parlare di Giuseppe Conte che non aveva nemmeno mandato la giustificazione. Perché? Per quale motivo si era reso protagonista di un simile gesto? Forse la Repubblica gli aveva riservato qualche sgarbo? È sceso il silenzio sull’accaduto nelle prime ventiquattro ore. In via dei Fori Imperiali non c’era neppure Elly Schlein, la segretaria del Pd, il maggior partito di opposizione. Mancando lei, non si è fatto vivo nemmeno uno degli esponenti della minoranza. Chi vuole trovare una scusa non richiesta si difende sostenendo: “Matteo Salvini era lì con la premier e il suo pari Antonio Taiani?” In effetti no: si era tenuto alla larga dicendo che aveva un bel daffare come ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Giustificazione poco credibile se si pensa che il segretario della Lega è anche uno dei due vice premier.
Politica e simboli: una festa da condividere
Definiamoli svarioni o, se volete, mancanze dei sacri principi del politically correct. In via del Nazareno si rispondeva che non era prassi della segretaria di un partito presenziare ad un appuntamento così importante. Qui non si tratta soltanto di andare ad un evento fortemente emblematico, ma di condividere la festa e il compleanno della Repubblica, la cui Costituzione fu scritta di concerto anche dal Partito Comunista e dalla Democrazia Cristiana, come dire il diavolo e l’acqua santa.
La foto di gruppo che non c’è stata
Ecco, dunque, come si è voluta in parte rovinare una celebrazione che si potrebbe definire storica. È mancata la foto di gruppo che metteva insieme maggioranza e opposizione in un mattino pieno di sole. Magari pure una stretta di mano e un sorriso per far vedere agli italiani che si potrebbe lavorare con maggiore serenità pur rispettando le due diverse ideologie.
Il dramma del caporalato e il richiamo all’umanità
Sarebbe necessario e indispensabile dopo aver letto quanto è accaduto in Calabria, in provincia di Cosenza. Chi scrive deve scusarsi con quanti hanno appreso l’episodio aprendo le prime pagine dei giornali. Il ritardo è dovuto al fatto che quella violenza inaudita si è verificata in un paese dell’alto Jonio, Amendolara, a cui sono molto legato. Lì sono nati i miei genitori, lì ho passato i primi anni della mia fanciullezza, ancor prima di frequentare le scuole elementari. Come si può essere protagonisti di un episodio così drammatico? È il caporalato ad aver dettato legge uccidendo quattro emigranti bruciati tra le fiamme di un camioncino diretto nei paesi vicini per la raccolta delle fragole e di altri frutti. I capi bastone non li volevano pagare, solo vitto e alloggio, niente altro. Trattati come schiavi. Si sono ribellati e sono stati eliminati. Ci si chiede: dove sono i sindacati pronti a scioperare per problemi meno urgenti in cui non c’è di mezzo l’umanità? Questo forse è un sostantivo scomparso dal nostro vocabolario. Bisogna farlo subito riapparire nel segno di una pace che non deve finire nel dimenticatoio
