L'ex ministro Clemente Mastella (Foto Ansa)
“Mi chiamò Pierferdinando Casini a notte inoltrata: ‘Non troviamo il ministro del Lavoro’. Bossi disse: ‘La persona giusta per parlare coi sindacati è Mastella’. Devo a lui quell’incarico, sembra incredibile ma è così. Fra di noi c’era sintonia umana”. Lo racconta, in un’intervista a La Stampa, Clemente Mastella, ex ministro, commentando la morte di Umberto Bossi.
“Eravamo legati dallo stesso spirito del popolo – aggiunge -. Lui rappresentava il mondo delle piccole imprese del Nord, il ceto medio spiazzato, io le istanze sociali del Sud. Una volta – era Sanremo del 2004 – cantammo insieme a un DopoFestival di Porta a Porta, e facemmo uno share altissimo. Lui intonò – diciamo così – una canzone napoletana, la cosa mi spiazzò. Gli dicevo spesso che la mia famiglia veniva dal Veneto, e lui diceva ‘Mastella tu imbrogli non è così'”.
Perché Bossi fece cadere quel governo – il primo di Berlusconi – dopo appena un anno? “Non l’ho mai capito – prosegue Mastella -, credo avesse una diffidenza istintiva nei suoi confronti. Si ricorda della foto in Sardegna con la canottiera? Quell’immagine rappresentava una distanza antropologica. E poi quella maggioranza al Senato era fragile”.
Cosa c’era di diverso fra la Lega di Bossi e quella di Salvini? “Quella – afferma ancora Mastella – era una forza politica autentica, rappresentava un popolo. La Lega Nord era la fertilità del consenso, e un inedito della politica. La Lega di Salvini è un coacervo di piccoli interessi che passano da una parte all’altra degli schieramenti. Bossi e la sua Lega erano sostanzialmente di sinistra. Salvini è di destra. La Lega oggi non rappresenta più il popolo che rappresentava allora. Salvini è riuscito ad arrivare al 34 per cento dei consensi, ma nessuno ha mai creduto potesse essere in grado di diventare premier. Bossi sapeva che non lo sarebbe mai diventato, ma aveva il polso della sua gente” conclude Mastella.
