Migranti, sbarchi e crisi diplomatiche: sarà un Ferragosto rovente (Fonte Ansa) - Blitz Quotidiano
Mai come stavolta la speranza è che non si avverino le previsioni degli 007 italiani. Secondo le informazioni della nostra intelligence, il giorno di Ferragosto (la festa più amata dalla nostra gente), migliaia di migranti potrebbero sbarcare in Europa. Non a Ceuta, dove il presidente Pedro Sanchez ha fatto innalzare un “muro” in quelle acque non lontane dallo Stretto di Gibilterra. In altri approdi del Mediterraneo, perché no a Lampedusa che ha già subìto i danni degli sbarchi fuori legge. Intendiamoci, non è un allarme vero e proprio, ma un’allerta per tutti quei governi attenti ai problemi del vecchio continente.
Si dice che prevenire è meglio che curare: si segua quindi questo suggerimento tenendo bene aperti gli occhi di chi non vuol patire un altro periodo di caos e di grande confusione. Gli investigatori italiani non solo i soli a lanciare questo SOS (sia pure in formato ridotto). Anche gli spagnoli seguono con attenzione tutto ciò che avviene dalle parti del Mediterraneo. Ceuta potrebbe rappresentare il primo di questi scenari a cui ne dovrebbero seguire altri. Un nuovo terrorismo (non sia mai) che coinvolgerebbe molti Stati affannati e privi di qualsiasi avvenire.
È chiaro che così stando le cose, Giorgia Meloni non ci pensa nemmeno a tornare indietro e a riaprire i confini del nostro Paese. La data stabilita è quella del 15 agosto (guarda caso), ma il rinvio potrebbe protrarsi fino alla fine di agosto. Diplomaticamente non c’ è stato nessun passo avanti fra i due governi. Andare a visitare la Spagna in questo periodo non è facile perché i controlli, quando si sbarca, sono diventati rigidissimi, a volte i ritardi superano le due ore. Sanchez e Meloni non hanno avuto modo di sentirsi: telefoni muti e posizioni immutate. Il ministro degli esteri spagnolo continua a ripetere che la decisione di chiudere Schengen è cervellotica; Antonio Taiani gli risponde che fino a quando la situazione non si tranquillizzerà “di tornare indietro è certamente da escludersi”.
Diplomaticamente, si è cercato di fare qualche passo avanti, ma la situazione è rimasta tale e quale. Magnus Brunner, il commissario europeo per la migrazione, sollecitato da Ursula Von der Leyen, ha provato a trovare una strada che potesse riavvicinare i due presidenti, ma ogni tentativo è risultato vano e per ora Spagna e Italia sono al di fuori del trattato di Schengen.
La verità è che politicamente Roma e Madrid non vivono giorni tranquilli in Patria. Il socialista Pedro Sanchez è tallonato dall’estrema destra che ne vuole le dimissioni senza se e senza ma. A tutto ciò si aggiunga un periodo non facile per lui e la sua maggioranza perché problemi familiari (di carattere giudiziario) lo rendono molto prudente. Quindi, non vuol far precipitare la situazione. Giorgia Meloni, dal canto suo, non dorme sonni tranquilli perché ogni tanto i suoi alleati le creano danni che lei deve riparare con urgenza senza strafare.
Comunque sia, gli interrogativi sono due se si scruta l’orizzonte della maggioranza e della minoranza. Il primo riguarda il campo largo perché non è stato ancora stabilito chi sarà il leader che dovrà contrastare il passo alla premier. Riuscirà a rimanere a Palazzo Chigi oppure dovrà fare le valigie? Ma la rissa senza fine tra Pd e 5Stelle fa ben sperare la Meloni e molti sono convinti che sarà proprio la segretaria di via del Nazareno la più fedele “alleata” dell’attuale presidente del Consiglio.
Non dimentichiamo che la premier ha un nemico in casa che si chiama Roberto Vannacci. Con quale forza si schiererà alle politiche? Furbescamente, come una vecchia volpe della politica, il generale glissa, non si espone. È ondivago e fa credere agli uni e agli altri che potrebbe essere disponibile. Saranno le poltrone che gli offriranno a convincerlo? Con il Pd non parla, ma in un paio di occasioni ha votato con la sinistra. Fuori gioco a destra, dunque? Niente affatto. A chi gli pone un quesito del genere replica: “Se la Meloni vorrà parlarmi sono a disposizione. Però i nostri caposaldi non si toccano”. Quali ad esempio? Chissà? Il linguaggio del politichese lo ha imparato in un batter d’occhio. Dire tutto per non dire nulla.
Insomma, Italia e Spagna hanno tante altre gatte da pelare. Insistere in atteggiamenti troppo rigidi non conviene. Pensiamo invece a una Europa più unita. Permettete a chi scrive un ricordo: quello di Livio Berruti che nel 1960 vinse alle Olimpiadi di Roma la gara dei duecento metri. Non era mai successo a un europeo. Fummo orgogliosi come se avessimo trionfato in un mondiale di calcio. Ora Livio non è più tra noi. Permettete a coloro che hanno i capelli bianchi di piangerlo e di rimpiangerlo.
