Nuova legge elettorale 2027: proporzionale, premio al 40% e scontro politico totale (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Probabilmente, anzi con certezza, alle elezioni politiche del 2027 andremo a votare con una nuova legge elettorale. “Fatta apposta per far vincere la destra che ha paura di perdere il referendum”, si tuona subito a sinistra. Come sarà? In due parole: si torna al proporzionale senza preferenze con un premio a chi supera il 40 per cento. 70 seggi alla Camera, 40 al Senato. Sulla scheda che avrà in mano chi si reca alle urne non ci sarà più il nome del candidato premier (una invenzione di Berlusconi), ma questo dovrà essere indicato sul programma dei partiti. Lo sbarramento è al tre per cento: vuol dire semplicemente che se non si supera tale ostacolo si rimarrà fuori dai giochi. Chissà che cosa ne penseranno il generale Vannacci, Carlo Calenda e Matteo Renzi che con quel numero combattono e non se ne danno una ragione.
Poteva mancare la solita bagarre? Per carità, vorrebbe dire aver raggiunto il buon senso. Così le critiche sono cadute a pioggia sulla maggioranza che ha presentato questa nuova legge elettorale. “Stabilicum”, la definiscono a sinistra per puntare il dito contro la Meloni e la presunta stabilità del suo governo. “È una vera e propria truffa”, sostiene Riccardo Magi di + Europa. “È inaccettabile”, afferma Elly Schlein. “Si vuol togliere potere al Capo dello Stato”, gridano forte gli ultras dei contrari. “Ipocritellumm”, lo definisce una certa parte che guarda e invoca il centro. Giuseppe Conte, che mangia ogni giorno pane e volpe, butta la palla in tribuna. Non si espone e dice che “la priorità riguarda i salari”. Un progetto vergognoso si accusa ancora da sinistra, mentre l’Unità, il vecchio quotidiano del Pci, spara in prima pagina questo titolo: “Interamente incostituzionale”.
Saranno felici i tifosi del caos dinanzi alla lunga serie di ingiurie o di difese. Non poteva andare meglio per quanti sostengono che bisogna sempre darla vinta alla confusione. Ma al di là di queste supposizioni, rimane la sostanza che divide in due la politica. “Si vede lontano un miglio che Giorgia Meloni teme il referendum”, si ribadisce dall’opposizione. “I sondaggi non sono più quelli di un mese fa quando il divario fra il si e il no appariva incolmabile. Ora si è sul filo di lana e per questo Palazzo Chigi tenta di correre ai ripari”. Sono fandonie o no? I sondaggi si allargano e si stringono a seconda di chi li presenta. A destra non si ha paura, i numeri sono ancora favorevoli a quella parte politica, ma se si è voluto presentare in quattro e quattro otto questo capovolgimento vuol dire che un minimo (o un massimo) di preoccupazione non la si può negare.

Naturalmente, non possono mancare nel teatrino politico, gli osservatori che vanno alla ricerca di furbate o di traguardi nascosti. Secondo alcuni, la premier vuole che a sinistra il vertice del campo largo rimanga quello che è. Con la Schlein al comando non si corre alcun pericolo perchè Elly “continua a ripetere sempre le stesse cose” che non convincono nessuno, nemmeno una parte degli amici del Pd. Al suo fianco ci sono sempre i fedelissimi, ma c’è chi prega che già il 22 e il 23 marzo la segretaria possa prendere una batosta tale che non le darà scampo. In questo caso, il cambio della guardia potrebbe già avvenire prima del 2027 quando o si vince o si può dire addio ai sogni di gloria. Per altri opinionisti, il vero punto di arrivo è un altro. La maggioranza potrebbe finalmente avere i numeri per eleggere un Capo dello Stato che guardi a destra e non a sinistra. Alla faccia della Costituzione.
Il vincere facile non è più di moda, ormai si è ai materassi ed ogni occasione è buona per mandare al tappeto l’avversario. Per questo l’opposizione esulta perchè la giustizia ha deciso che Giusi Bartolozzi, capo gabinetto del ministro Nordio, andrà a processo per il caso Almasri. Lo ricordate? Il pluricercato generale libico che una volta in Italia fu accompagnato a Tripoli con un aereo di Stato. Ebbene, la funzionaria del Guardasigilli dovrà rispondere di false informazioni date al pubblico ministero. “Sono tranquilla”, ripete più volte. “La verità verrà presto a galla”. Nordio legge stupito e lancia il sasso oltre l’ostacolo. “Mi meraviglia la tempistica degli inquirenti”. Insomma, una magistratura ad orologeria. Più chiaro di così!.
Visto che nell’Italia politica divampa la polemica il festival di Sanremo non vuole essere da meno. A crocifiggere Carlo Conti sono ora le femministe che lo accusano di essere un maschilista. “Troppi cantanti uomini, poche donne, il ritornello è sempre lo stesso”. A scatenare il putiferio sono, indovinate un pò, le ultras del gentil sesso. Hai voglia a risponder loro che mancano le voci, che insomma la professionalità difetta. Non c’è niente da fare: le quote rosa non si toccano.
