(Foto Ansa)
Quindici mesi dopo bisogna un po’ diradare il fumo e i rumori per pesare l’avvio della giunta Salis, i primi e anche i secondi passi di una amministrazione che arriva dopo quella per molti aspetti “rivoluzionaria” di Bucci e del suo provvisorio successore Pietro Picciocchi, oggi un po’ esagitato oppositore number one.
Via il rumore dalla questione del desino della sindaca che ha fin troppo riempito le cronache locali e nazionali in questa altalena continua della sua attenzione per un ruolo nazionale, addirittura di sfidante, per combattere la leadership di Giorgia Meloni.
“Mi nu ghe sun” _ è la frase definitiva che Salis ha pronunciato alla Festa dell’Unità, finalmente tornata ai giusti fasti di piazza Caricamento. E bisogna starci a questa frase vernacola per troncare una deriva che stava spostando molto dell’attenzione su cosa questa giunta, nata da un campo largo finalmente trovato in ogni suo territorio genovese, e deviando l’attenzione dai temi veri che Genova sta affrontando, uscita dal tempo di Bucci; “u’ sindecu cu’ cria”, tanto per usare un’altra frase zeneise, che riassumeva il suo stile di governo di manager efficiente, anche duro e spietato nel procedere con il suo trend iperottimistico, lanciato dalla ricostruzione del ponte e convinto che “tutto va bene madama la marchesa” dai numeri di un fantasmagorico ripopolamento genovese, fatto di celle telefoniche, al cambio del mood: tiriamo su le maniche e lavoriamo.
Lasciamo da parte la questione numero uno, che scava un abisso tra le due ultime giunte, quella dell’AMT e se vogliamo aggiungiamo anche AMIU e la inesausta questione dei ciclo dei rifiuti.
In estrema sintesi la giunta Salis si può incominciare a giudicare sotto tre aspetti iniziali e non certo esaustivi del suo lavoro, così complicato da esaminare per la sopra esposizione mediatica della ex vicepresidente del Coni, insediata a Tursi nel maggio del 2025.
La prima questione, a cento anni esatti dalla nascita della “Grande Genova”, sono i Municipii, che dovevano essere nei programmi il sale principale della nuova amministrazione: più soldi, più poteri, più centralità nel governo della città, più vicinanza a una popolazione un po’ esausta dal tourbillon dei cantieri, dal flusso continua di notizie, di progetti, di rendering, di idee in un sommovimento continuo.
Certamente sono arrivati più fondi ai Municipii e una maggiore attenzione, ma non certo la rivoluzione che si attendeva e che avrebbe come ridotto la distanza tra il potere centrale di Tursi e quello dei nove uffici che governano il territorio, fino a ieri praticamente abbandonato, oggi salvato dalle giunte itineranti. Ma non ancora da una legge nuova, da regole che stabiliscano come questa funzionalità promessa può essere realizzata. Sono stati versati 2,265 milioni di lire per aiuti, di cui per ogni municipio circa 285 mila euro.
Oltre alle giunte itineranti Salis ha inventato le giornate di cura del territorio e ha lavorato per una riforma dei Municipii che conceda loro più autonomia. Ha fatto interventi specifici, come nel Centro Est e in via Napoli, ma sono gocce nel mare. E quello che manca, soprattutto, è la vera e definitiva riforma strutturale. C’è da augurarsi che la stiano preparando e che presto sia varata, perché questa partita è centrale, quasi “storica”.
L’altro aspetto qualificante e molto distintivo rispetto al passato è la “cura della città”, la maggiore vicinanza ai cittadini, soprattutto quelli più fragili e indifesi, in una popolazione sempre più anziana nella quale spicca quel dato impressionante del 46 per cento di unifamiliarità.
Bisogna dare atto all’assessore Crsitina Lodi di avere lavorato molto e anche in silenzio, ma di avere impresso un altro spirito. Sono stati stanziati 4 milioni di euro per l’assistenza, aumentate le residenze fittizie, aiutate 3000 persone, si è intervenuti in 73 mila casi , gli alloggi forniti sono passati da 86 a 173 ed è stato istituito il famoso ufficio LGBTTQIA con incarico a una avvocata, Chiara Gibelli, poi anche esageratamente molto discussa per le sue azioni e anche per il suo emolumento. E’ aumentato il salario minimo per gli appalti comunali.
Segna, tutto questo, una svolta rispetto al programma? Non certo ancora, ma siamo a un quinto del tempo, che, salvo sorprese, il governo Salis avrà a disposizione per completare gli impegni presi in una campagna elettorale molto marcata nei temi. Un altro criterio di valutazione, un po’ meno pragmatico e più politico, riguarda la “personalità” della giunta. Qui bisogna sottolineare come il peso
mediatico della sindaca abbia concentrato prevalentemente nella sua figura l’immagine della sua amministrazione. Chi sono gli assessori emersi durante questi 15 mesi al fianco della sovraesposta signora sindaca? È una ricerca difficile, perché c’è stato come un oscuramento degli altri, a parte il vice sindaco Alessandro Terrile, spesso a sua volta sopra esposto come alter ego al quale sono stata affidate le pratiche più spinose, considerate le sue deleghe, tra le quali spicca quella del Bilancio, con relativo scatafascio dell’ AMT: certo spesso era in ballo l’assessore Ferrante, tutti i giorni in campo sui cantieri che pullulano in città, per lo più “subiti” dall’amministrazione precedente. Andiamo dagli assi di forza, allo Skymetro, alle Funivie, ai cantieri fermi della metropolitana. Insomma in questo caso di necessità virtù. Ma gli altri?
Un po’ in seconda fila un assessore importante come quello della Cultura, Giacomo Montanari, che Genova finalmente ha e che probabilmente è travolto da una quotidianeità pesante, ma non lancia segnali forti e non sembra incidere sulle partite più rappresentative, come le celebrazioni per Colombo e come qualcosa che vada decisamente oltre ai Rolli. Montanari-Salis hanno sicuramente aperto molti spazi esterni alla cultura, puntato su grandi eventi come Festival San Giorgio e la famosa perfomance della dj Carola Witte e investito in operazioni diffuse in tutta la città. Ma manca ancora una operazione strutturale anche di grandi eventi che caratterizzi la città in crescita attrattiva indiscutibile. C’è tempo. Non si può segnalare come emergente l’ex eurodeputata Tiziana Beghin, assessore al Turismo, inciampata in quella frase infelice sulla adesione dei rappresentanti municipali alla politica del Comune, partecipe anche delle trasferta a New York di Salis, dalla quale non si sa cosa Genova ha poi incassato in termini veri di marketing territoriale.
Ma vedremo se quel blitz di mezza estate ha prodotto effetti. C’è poi Arianna Viscogliosi, alle prese con una altra emergenza cittadina, esplosa oggi anche qua e che probabilmente prima era latente: quella delle sicurezza. Sicuramente un fenomeno più grande di un Comune, di un assessore, di una sindaca, che prima esisteva, ma non in queste forme violente. Ma gli altri?
È un po’ come un’ombra che si stende sulla complessità della giunta e copra personalità, idee e, ovviamente, anche qualità. Se è il boom mediatico che segue Salis a provocare questo effetto, allora c’è da preoccuparsi, perché il buon lavoro di una amministrazione passa attraverso anche la qualità e la presenza degli assessori, non solo dalla visibilità della numero uno.
