L'86enne Ali Khamenei, la Guida Suprema dell'Iran (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Iran bollente. Dilaga la protesta nelle piazze contro il regime degli ayatollah. È la più cruenta sfida al potere degli ayatollah dai moti del 2022 seguiti alla morte di Masha Amini, la ragazza simbolo della condizione femminile, vittima della repressione israeliana, bastonata dalla polizia morale perché non indossava bene il velo (hijab).
Succede di tutto, nella seconda settimana di tumulti popolari: roghi, auto e moto incendiate, a fuoco i bidoni della spazzatura, assalto ad edifici governativi, 250 località in subbuglio, scontri con la polizia, spari sui manifestanti, caos, gas lacrimogeni, decine di morti, oltre 1.200 arresti.

L’agenzia iraniana Fars, agenzia di stampa semi ufficiale che pubblica anche in inglese e arabo, riferisce che sono rimasti feriti 250 poliziotti ed una cinquantina di membri della milizia Basij, la famosa polizia religiosa presente in molte città del Paese. La cattura di Maduro ha reciso il cordone ombelicale con la Repubblica islamica. Caracas e Teheran, benché i due regimi abbiano radici politico-ideologiche diverse, erano profondamente legate da una rete di interessi, affari criminali, convenienze reciproche.
I piani di fuga degli ayatollah
Il New York Times scrive del piano di fuga degli ayatollah e cita fonti iraniane: “Il regime di Teheran teme per la sua sopravvivenza”. Aggiunge da Londra The Times: “Se il regime cade, l’86enne Ali Khamenei, la Guida Suprema del Paese in sella dal 1989, massimo esponente del clero sciita, potrebbe fuggire a Mosca”.
Di più: Khamenei avrebbe già pianificato di lasciare Teheran insieme a circa 20 membri della sua famiglia (i suoi 6 figli) e i più stretti collaboratori. Un piano di fuga fotocopia di quello utilizzato dal presidente siriano Bashar al-Asssad, fuggito in gran segreto da Damasco (dicembre 2024) su un aereo militare russo, destinazione Mosca (fondamentale l’aiuto del ministro russo Lavrov che l’ha sottratto ai ribelli di Ahmad Husayn al-Shara).
Trump e Netanyahu pronti a colpire
Secondo quanto ha riferito il quotidiano libanese “Al-Akhbar” (il tabloid di Beirut vicino ad Hezbollah), Trump e Netanyahu avrebbero raggiunto a Capodanno un accordo a Mar-a-Lago per colpire l’Iran se Teheran “non interromperà completamente il programma nucleare e non metterà fine al sostegno ai suoi alleati nella regione”.
Vero, falso? A dar retta al premier israeliano non è affatto vero. Anzi. Netanyahu ha immediatamente telefonato a Putin dicendogli di tranquillizzare i vertici iraniani perché “non vogliamo attaccare”. Questo almeno è quanto ha riferito ieri “Kan 11”, il canale televisivo pubblico israeliano che trasmette da Gerusalemme. Staremo a vedere.
