Referendum, nella perenne guerra tra il Sì e il No si prova a tirare in ballo anche Mattarella (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Dopo undici anni di permanenza sul Colle, Sergio Mattarella va a presiedere la riunione del Consiglio Superiore della Magistratura. Gli spetta di diritto perchè è proprio lui, secondo la legge dei nostri padri costituenti, ad essere il numero uno del Csm. Dice con forza dinanzi ad una platea di magistrati: “Ci sia rispetto per le istituzioni”. Parole che vengono interpretate diversamente dai due schieramenti che si combattono in vista del referendum di marzo.
Ognuno si fa propaganda servendosi dell’intervento del Capo dello Stato. Per la sinistra è un colpo da ko per la maggioranza e quindi per il governo. “No, è solo un gesto in difesa della Repubblica”, è la replica. Però, anche tra i sostenitori dell’esecutivo, qualcuno va al di là del seminato, passa ogni limite e ritiene il presidente un “signore del no”. Insomma, si cerca in tutti i modi di tirarlo per la giacchetta in modo da favorire l’uno o l’altro schieramento.
Nessuno riconosce in maniera chiara che Mattarella ha voluto compiere questo gesto perchè, come gran parte degli italiani, era ed è stanco di assistere ad una guerra quotidiana lontana un miglio dai princìpi della democrazia. Ogni giorno, una parola in più, una bagarre al solo scopo di strappare un voto che possa far pendere la bilancia per il si o per il no. Al contrario, ci si è serviti delle spiegazioni del Colle per dimostrare, gli uni contro gli altri di essere dalla parte della ragione,D’altronde, questo break tra destra e sinistra e fra destra e magistratura, è durata lo spazio di un mattino, per essere più precisi di un pomeriggio.
Perchè, passato il breve stato di quiete, si è tornati al via, come nel gioco del Monopoli. A Palermo un giudice che ha condotto l’inchiesta sulla Sea Watch (la ricordate? Fu la nave bloccata dall’allora ministro degli Interni Matteo Salvini: voleva entrare nel porto palermitano e fu fermata con gli emigranti a bordo). Capitana di quella imbarcazione, Carola Rackete, un noto personaggio non nuovo ad imprese del genere. Ebbene, proprio ieri (magari una maggiore diplomazia sarebbe stata di aiuto) il magistrato inquirente ha deciso che il fermo era illecito e ha condannato lo Stato italiano (quindi noi che paghiamo le tasse), a risarcire la signora, una esperta marinara: 76 mila euro, non uno scherzetto.
Riprende subito la bagarre, il fuoco di fila delle interpretazioni. Chi plaude e chi rimane basito finchè è la premier ad intervenire per dimostrare che la guerra tra i due poteri dello Stato è tutt’altro che finita. “È una decisione che lascia senza parole”, sostiene d’un fiato la Meloni. Non aggiunge altro, ma quella breve frase la dice lunga su quanto siano ancora distanti le posizioni del governo e della magistratura. L’esecutivo ritiene che la divisione delle carriere migliorerà l’attuale assetto che favorisce l’accusa. I giudici replicano che l’obbiettivo è solo quello di sottomettere il potere giudiziario al potere politico.
Il ministro Nordio è più cauto: “Farò tesoro delle parole del presidente”, afferma, Però è l’unico nella maggioranza a non attaccare il provvedimento del giudice palermitano, “Come si fa ad andare avanti così”, esplodono i più oltranzisti, mentre chi applaude senza se e senza ma è un giornale assai caro alla sinistra che con un titolo in prima pagina a caratteri cubitali sentenzia: “Mattarella umilia Meloni e Nordio”.
Cosicché, la speranza che si potesse arrivare ad una campagna meno arroventata è praticamente sparita in poche ore. “Le derive correntizie nel Csm sono qualcosa di drammatico”, insiste la destra ricordando quel che pensava a proposito un vecchio capo dello Stato. “Fandonie”, è la risposta dell’opposizione. “Il Colle si è pronunciato ieri e non ci possono essere dubbi su quanto ha detto con estrema chiarezza Sergio Mattarella”.
Non ci rimane che rimanere alla finestra in attesa di tempi migliori che difficilmente arriveranno da qui al 22 marzo. È essenziale che questo turbinio di chiacchiere non allontani ancora di più la gente dalla politica. D’accordo, questo referendum non avrà il quorum: vinceranno coloro che avranno ottenuto anche un solo voto in più. Sarebbe però umiliante se l’assenteismo continuasse a crescere: vorrebbe dire che gli italiani non si fidano più di chi abita in Parlamento e nei Palazzi limitrofi.
