Referendum sulla giustizia, per cosa si vota e quando (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Referendum sulla giustizia 2026, quando si vota. Cosa prevede il quesito? Si tratta di un referendum costituzionale sulla giustizia per la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri il cui voto è previsto per il 22 e 23 marzo. L’oggetto delle modifiche non è il codice di procedura penale: la riforma non incide sulla disciplina dei processi che non avranno immediate ricadute di efficienza. E non viene riformata nemmeno l’effettiva parità processuale delle parti nel processo penale.
Le norme oggetto di voto riguardano infatti la recente riforma costituzionale pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025 sulla separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri. La riforma prevede anche l’istituzione di due Consigli superiori della magistratura distinti, uno pensato per i giudicanti, l’altro per i requirenti e la creazione di una nuova Alta Corte disciplinare per i magistrati ordinari che sarà composta da 15 giudici tra professori, avvocati e magistrati sorteggiati. Questa Corte accentrerà la competenza disciplinare che oggi è in mano al Csm.

Chi è per il Sì, chi è per il No
La maggioranza di Centrodestra è schierata compatta per il Sì al referendum. Nell’opposizione, Carlo Calenda ha annunciato che Azione voterà Sì. Matteo Renzi di Italia Viva prende invece tempo. partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra sono compatti per il No anche se all’interno del Pd molti della corrente riformista sono per il Sì. Contraria anche l’Anm, l’Associazione nazionale magistrati.
Siamo sicuri che si voterà a marzo?
Dato che la riforma sulla giustizia avrebbe dovuto ottenere la maggioranza dei due terzi dei componenti delle Camere, il 18 settembre 2025 l’Aula di Montecitorio ha dato il via libera al provvedimento. In seconda lettura i sì sono stati 243 su 400, restando così al di sotto della soglia dei due terzi. Al Senato i voti favorevoli sono stati invece 112, sempre al di sotto della soglia dei due terzi. Da qui la richiesta del referendum confermativo che, a differenza del referendum abrogativo, non richiede un quorum di partecipazione per essere valido e approvato.
La data potrebbe cambiare
Il comitato per il Sì e quello per il No litigano anche sulla data del voto. La data indicata dal Consiglio dei ministri potrebbe infatti cambiare nel caso in cui la raccolta di firme in corso per un nuovo referendum raggiunga quota 500mila entro fine gennaio, dando così luogo a un intervento della Corte costituzionale previsto per il 27 di questo mese.
