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Il direttore dell’Approfondimento Rai Paolo Corsini ha incontrato gli inviati di Report ed ha proposto loro di affiancare altri due nomi ai nuovi conduttori del programma Piervincenzi e Presutti. La replica è arrivata da Bernardo Iovene, uno degli inviati storici della trasmissione che ha incontrato Corsini insieme a Giulio Valesini, un altro inviato di peso: “Si ritirino i nuovi conduttori di Report e, poi, trattiamo”. La Rai sembra però irremovibile con gli inviati di Report che restano sull’uscio della porta.
Oggi Corsini ha incontrato gli inviati a via Teulada a Roma per cercare un accordo. All’incontro hanno partecipato anche Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti: al momento però non sono state rilasciate dichiarazioni.
La Rai non teme l’addio degli inviati di Report, ecco perché
La Rai, stando a quanto scritto oggi da Open, non sembra temere la diaspora degli inviati di Report. Secondo Viale Mazzini infatti, una trasmissione che costa 3,9 milioni di euro solo per i contratti della squadra esterna, costi che comprendono anche le spese per le inchieste, non può approdare su altre reti. Se confermato quanto scritto da Open, l’annuncio di Sigfrido Ranucci secondo il quale ci sarebbero molti imprenditori pronti a finanziare la trasmissione, verrebbe smentito.
Poi ci sono i costi dei giornalisti interni, delle spese legali e delle relazioni istituzionali. Tutti costi insostenibili altrove, secondo quanto scrive La Verità, che spiega: “Voi siete Report in quanto gruppo che lavora in Rai, perché fuori da qui queste inchieste non le potreste fare. Senza contare che, oltre a voi, c’è un pezzo d’azienda che lavora per questa trasmissione”.
Ranucci contro i due conduttori scelti dalla Rai
Sigfrido Ranucci è tornato intanto a criticare duramente le scelte aziendali. L’occasione è nata dalle parole di Piervincenzi, che a Il Domani ha detto di essere dispiaciuto per il fatto che l’ex conduttore aveva definito mediocre la decisione della Rai. “Confermo, e specifico: mediocre non è la vostra professionalità, ma la scelta di mettervi alla guida del programma di inchiesta più importante della storia della televisione italiana”, ha scritto Ranucci, aggiungendo che “la Rai ha giustificato la vostra nomina richiamando un concorso vinto. Si è dimenticata di specificare quale: un concorso pensato per coprire i buchi di organico nei Tg regionali”, non per “dirigere un programma di inchieste”.
Ma è un altro punto del post a provocare polemiche. “Ranucci parlando dei due nuovi conduttori ha ammesso di averli fatti lavorare per bisogno, perché in difficoltà – hanno sottolineato i parlamentari di Fdi -. È immaginabile che un conduttore utilizzi a proprio piacimento il budget? Un conto è destinare queste risorse all’acquisto di servizi e inchieste, altro invece sarebbe utilizzarle per fare ‘beneficenza’ a persone di conoscenza in difficoltà”. Nuove critiche nei confronti di Ranucci, dunque, ma parole che nei corridoi della Rai sono apparse poco lusinghiere anche nei confronti dei due nominati, palesando così le perplessità sulla scelta che non mancherebbero anche nella maggioranza. Fratelli d’Italia ha chiesto, comunque, alla Rai di fare chiarezza, annunciando un’interrogazione in Vigilanza.
Ranucci: “Servizio fake di Presutti? Se confermato sarebbe gravissimo”
Nel mirino di Ranucci, Giulia Presutti è finita anche per altre due ragioni. Il giornalista ha accusato la collega di “opportunismo e furbizia” e di aver mentito ai colleghi quando già sapeva della sua nomina. L’accusa maggiore è però legata al presunto servizio fake che la Presutti avrebbe realizzato all’indomani della tragedia di Cutro. “Diciamo che non è il massimo per chi aspira ad essere il volto di Report. Cominciamo bene” ha scritto Ranucci in un post su Facebook aggiungendo: “Se fosse confermato quello che scrive il Domani sarebbe gravissimo, anche perché poi ha partecipato al Concorso Rai”.
Secondo Il Domani, la nuova co-conduttrice di Report sarebbe stata autrice, insieme ad Alessandro Perozzi, di un “servizio fake” sulla strage di Cutro andato in onda ad Agorà su Rai3 nel 2023.
Il quotidiano ha scritto che l’inchiesta giornalistica si basava su un documento, spacciato come un report della Guardia di Finanza, che però riporterebbe un logo degli anni ’60. La Guardia di Finanza ha spiegato al quotidiano che “non si tratta di un documento ufficiale, non risultando tra l’altro predisposto secondo gli standard formali previsti per documentazione istituzionale”. La Rai ha tuttavia precisato a Il Domani che “i militari dopo la puntata si sono lamentati per la grafica” del documento, “ma non per i contenuti, mai smentiti”.
“La trasparenza e la lealtà sono requisiti da Codice Etico – ha scritto ancora Ranucci – Unirai cosa dice? Se l’avessi saputo non sarebbe rientrata a Report. Ma leggo che la Rai era stata informata”.
