Rocco Maruotti (Anm) accosta l'omicidio di Alex Pretti alla riforma della giustizia italiana, poi cancella il post e si scusa (foto Facebook) - Blitz quotidiano
È scoppiata una forte polemica attorno al post pubblicato sui social da Rocco Gustavo Maruotti, sostituto procuratore a Rieti e segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm). Il magistrato aveva condiviso l’immagine relativa al brutale assassinio di Alex Pretti, infermiere di 37 anni ucciso a Minneapolis da un agente federale durante un’operazione di controllo sull’immigrazione, accompagnandola con parole che hanno acceso il dibattito pubblico e politico.
A corredo della foto, Maruotti aveva scritto: “Anche questo omicidio di Stato rimarrà impunito in quella ‘democrazia’ al cui sistema giudiziario è ispirata la riforma Meloni-Nordio”. Un’affermazione che collegava direttamente l’episodio statunitense alla riforma della giustizia promossa dal governo. Il magistrato aveva poi aggiunto un riferimento al referendum: “Giusto dire no”. Il post è stato rimosso poco dopo, ma il contenuto aveva già iniziato a circolare.
Le scuse di Maruotti e la precisazione sul paragone con gli Stati Uniti
Di fronte alle reazioni, lo stesso Maruotti è tornato su Facebook per chiarire la propria posizione e ridimensionare il significato del messaggio. Il magistrato ha spiegato: “Il post di cui si parla è stato rimosso dopo pochi minuti perché, per come era scritto, si prestava ad essere strumentalizzato”. Ha poi aggiunto un passaggio centrale: “Non ritenevo e non ritengo opportuno paragonare la situazione statunitense, che pure deve porre interrogativi importanti sulla tenuta dello Stato di diritto in tutto il mondo, con quella italiana. E pertanto mi scuso con chi vi ha letto un accostamento improprio”.
Secondo Maruotti, l’intento era diverso da quello percepito da molti utenti e osservatori. Lo stesso magistrato ha infatti precisato: “La critica – prosegue il segretario dell’Anm – era rivolta a ciò che sta accadendo in questi giorni a Minneapolis e mirava a mettere in evidenza il fatto che il sistema accusatorio puro non rappresenta necessariamente un argine ad ingiustizie e gravi violazioni dei diritti umani come quelle che si stanno verificando negli Stati Uniti”.

Le reazioni politiche: dai sostenitori del sì a Nordio
L’episodio è stato subito rilanciato dai sostenitori del sì al referendum. Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Unione Camere Penali, ha scritto: “Dai vertici di Anm apprendiamo in un post poi inutilmente cancellato che bisogna votare ‘No’ altrimenti facciamo la fine dei cittadini assassinati impunemente dall’Ice a Minneapolis perché la riforma si ispira ‘a quel modello’ ordinamentale (magistrati sottoposti alla politica, manco a dirlo)”. Caiazza ha poi aggiunto: “Abbiamo anche letto da un altro Comitato per il No – prosegue l’avvocato – che questa riforma si lega ‘con un filo nero’ alla strage di Bologna. Chi ha scelto di affrontare il referendum con l’arma della falsificazione, della menzogna e dell’inganno dei cittadini, non ha motivo per darsi alcun limite. Questo è solo l’inizio #IoVotoSi”.
Durissimo anche l’intervento del ministro della Giustizia Carlo Nordio: “Ci auguriamo che la maggioranza dei magistrati cestini questo disgustoso messaggio nella pattumiera della vergogna”. Il ministro ha parlato di una “iniziativa” che offende governo e parlamento e “rischia di pregiudicare quel clima di ragionevolezza e pacatezza che da sempre auspichiamo nella imminenza del referendum”.
Nordio ha concluso: “Se questo modo di offendere dovesse continuare”, “dovremmo prendere atto che un dialogo con simili indegni interlocutori sarebbe irrimediabilmente compromesso” e infine: “Prendo atto della retromarcia tardiva e grottesca del segretario della Anm. Dopo il suo comunicato così indegno, le scuse, inaccettabili, rivelano o un intelletto inadeguato alla importanza della carica o la debolezza di un cuore incapace di essere coerente con le proprie pulsioni”.
