La segretaria dem Elly Schlein e la sindaca di Genova, Silvia Salis (Foto Ansa)
Salis o non Salis? È il dubbio che attanaglia la Genova che misura la sua sindaca, giovane, nuova, di gran bella presenza, di molta esibizione, tanto da farla indicare come possibile candidata premier per il centro sinistra, tra poco più di un anno e mezzo. Lei, oramai diventata una maestra della sua comunicazione, smentisce con freddezza e precisione la voce rimbalzante da ogni dove della politica tumultuosa del centro sinistra. “Resterò a governare Genova fino al 2030, scadenza del mio mandato” precisa con quel suo sguardo senza sorrisi, “il centro sinistra ha tante possibilità per vincere nel 2027”.
Ma poi aggiunge e precisa che non parteciperebbe mai alle Primarie, che sono a suo avviso un grande errore: “Come si possono affrontare gli altri candidati, combattendo una battaglia dura per vincere e poi, a risultati acquisiti, dimenticare lo scontro?” spiega, facendo capire che, comunque, il suo ragionamento politico sulla prossima scadenza elettorale lo ha fatto, eccome.
D’altra parte l’agenda di Silvia Salis negli ultimi mesi è punteggiata di impegni dal taglio nazionale. È stata lei a pronunciare le più importanti orazioni commemorative della lotta partigiana a Santa Anna di Stazzema, in ricordo della strage nazi fascista e a Reggio Emilia, per rievocare la morte dei 7 fratelli Cervi.
Come mai proprio la nuova sindaca di Genova, tra l’altro non iscritta al partito del Pd e fino ad oggi mai impegnata sul tema della Resistenza? Inoltre Salis ha partecipato alla “Leopolda”, organizzata da Matteo Renzi, salendo sul palco, anche se non come protagonista principale dell’evento, che avrà un seguito nel congresso di Italia Viva, organizzato – guarda caso – proprio a Genova, con la giustificazione che è la città riconquistata dal centro sinistra, anche grazie all’impegno dei renziani.
Si potrebbe dire qualcosa di più dell’impegno, considerate le ipotesi che vedono proprio nell’ex premier toscano il deus ex machina della candidatura a sindaco della ex atleta azzurra. Ma non basta: la nuova prima cittadina genovese è stata parte attiva della prima riunione dei sindaci di centro sinistra a fianco di Sala e Manfredi, per sottolineare il ruolo della grandi città nella battaglia elettorale che si sta preparando. Infine chi c’era, tra Natale e Capodanno, a rappresentare di nuovo i sindaci in Vaticano nell’incontro con Gregorio XVI. papa Prevost, insieme ad altri primi cittadini liguri? Ovviamente Silvia Salis, che tra l’altro si definisce sempre cattolica praticante.
Tutti questi impegni extraterritoriali rispetto a Genova e gli altri, che riguardano più direttamente il suo ruolo cittadino come gli incontri con i ministri e i ministeri, non hanno certo distratto la sindaca da un impegno genovese molto assillante per il cambio di rotta che la sua amministrazione sta imprimendo a Genova, in qualche modo capovolta rispetto alle amministrazioni precedenti, targate Marco Bucci e tutte puntate sulle Grandi Opere, sui cantieri.
Salis punta, invece, a una politica molto più interna alla città, ai suoi disagi, alle difficoltà sociali di una Genova che è la città più vecchia d’ Italia ed anche d’Europa, la cui demografia è in costante discesa e che fronteggia un isolamento infrastrutturale potente con le sue autostrade intasate di cantieri dai tempi del crollo del Ponte Morandi nell’agosto del 2018. Si può dire che l’impegno nazionale della sindaca di Genova sta in qualche modo “corroborando” questi mesi iniziali del suo mandato a sorpresa.
La Salis sul fronte interno offre l’immagine di una sindaca che affronta il governo della città rispettando il suo programma punto per punto, con un’azione rivolta all’interno, al nuovo ruolo affidato ai Municipi e all’assistenza, ma anche rimediando alle difficoltà ereditate dalla politica un po’ imperiale di Bucci, che traguardava primati mediterranei e sfide molto impegnative nella ristrutturazione della città e trascurava un po’, per esempio, la gestione delle società partecipate, lasciando un ipotetico buco nella gestione dell’AMT la partecipata dei Trasporti e un destino incerto per l’Amiu l’azienda dei rifiuti.
Sul fronte esterno la sindaca non perde un colpo e sembra quasi seguire un copione telecomandato, per costruirsi un’immagine forte sul fronte politico nazionale, imponendosi come un soggetto assolutamente nuovo e capace di catalizzare l’attenzione del Paese intero. Non è un caso se viene invitata frequentemente nei talk show nazionali come “Otto e mezzo” e “Piazzapulita”, ma non solo e se il “Venerdì” di Repubblica le dedica una copertina.
Fatti che non sono mai avvenuti con i sindaci precedenti. È chiaro che esiste un movimento di spinta, che “impone” sulla scena la sindaca di Genova e sfrutta la sua freschezza, non certo la sua esperienza, perché la vice presidenza del Coni, che lei spesso rivendica, non è certo un curriculum che possa giustificare un tale patrimonio di capacità amministrativa e politica, che la ragazza, ex lanciatrice del martello, riesce ad esprimere.
Non sembra mai sbagliare intervento, si tratti di una schermaglia sul bilancio dell’ Amt genovese, si tratti di una orazione sul valore della Resistenza, si tratti di una mossa tattica nello scacchiere nazionale. I genovesi la osservano da diversi angoli visuali : chi apprezza questa verve anche fuori ordinanza e chi, all’opposizione, denuncia le assenze dalla città, l’eccesso di visibilità, il ruolo di capo popolo, assunto per esempio nei giorni in cui la Flottiglia partiva da Genova. Insomma Salis o non Salis, Genova in qualche modo è alla ribalta come raramente capitava.
