Stretto di Hormuz, Germania e Gran Bretagna dicono no a Trump, Merz: "Non è una guerra della Nato". Media cinesi: "Gli Usa non sanno come far finire la guerra" (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Trump ha chiesto apertamente che la Nato collabori al controllo dello stretto di Hormuz immaginando in caso contrario delle conseguenze. Keir Starmer, il premier britannico, ha replicato che la riapertura di Hormuz, strategico per i commerci globali degli idrocarburi e non solo, non può essere affidata a “una missione della Nato”. Rispondendo ai giornalisti, Starmer ha spiegato: “Lasciatemi essere chiaro, questo non sarà e non è mai stata immaginata come una missione della Nato”.
Anche per Merz “la guerra in Iran non ha nulla a che fare con Nato”
A dire di no a Trump è anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Il portavoce del governo Stefan Kornelius, rispondendo a una domanda dei giornalisti a Berlino sulle minacce di Donald Trump alla Nato, ha replicato: “Questa non è una guerra della Nato e non ha nulla a che fare con la Nato. Abbiamo preso atto della posizione del presidente degli Usa”.

La posizione della Cina
Anche la Cina, che continua nel frattempo a mediare tra le parti, si è detta non disposta ad aiutare Trump a sbloccare la situazione nello Stretto di Hormuz, con i media di Pechino che accusano gli Usa di “non saper come far finire la guerra”. Trump si aspetta però un aiuto concreto prima di recarsi a Pechino a fine mese per un vertice con l’omologo Xi Jinping. “Credo che anche la Cina dovrebbe dare una mano, dato che riceve il 90% del suo petrolio proprio attraverso lo Stretto”, ha detto il tycoon, secondo cui aspettare fino al vertice “sarebbe troppo tardi. Vorremmo una risposta prima di allora. È un periodo di tempo piuttosto lungo”, ha osservato Trump in un’intervista al Financial Times, aggiungendo che il suo viaggio in Cina potrebbe essere posticipato. “Potremmo rimandare”, ha precisato, senza specificare per quanto tempo.
La mediazione dell’India
Un aiuto concreto a sbloccare la situazione potrebbe arrivare intanto dall’India. Non si tratta di un aiuto militare ma bensì di una mediazione con l’Iran per arrivare ad un accordo sulla libertà di navigazione nello stretto di Hormuz. È una delle ipotesi allo studio in ambito europeo, utilizzando il modello Mar Nero come esempio. “Se si tratta di un accordo simile a quello sui cereali, è necessario trovare uno sponsor nella regione”, ha spiegato una fonte europea all’Ansa. E l’India, che mantiene con Teheran ottime relazioni strategiche bilaterali, potrebbe essere lo sponsor ideale.
