Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump (Foto Ansa)
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump mantiene l’ambiguità sul cessate il fuoco con l’Iran mentre crescono le tensioni nello Stretto di Hormuz. Intervistato da “The Hugh Hewitt Show”, Trump ha evitato di chiarire se la tregua sia ancora valida: “Beh, non posso dirvelo”, ha detto, aggiungendo che “se rispondessi a questa domanda, direste che quest’uomo non è abbastanza intelligente per essere presidente”.
Poco prima, dalla Casa Bianca, il presidente aveva rivendicato l’andamento dell’offensiva: “L’operazione militare, o chiamatela come vi pare, in Iran sta andando molto bene”, ribadendo che Teheran “non avrà mai l’arma nucleare”. Sul fronte economico, ha assicurato effetti positivi interni: “Pensavano che il petrolio sarebbe stato 300 dollari al barile e invece è a 100 e credo stia scendendo. E penso che scenderà in maniera sostanziale quando questa cosa sarà finita”. Trump ha inoltre descritto l’Iran come militarmente debole: “Non ha una marina, non ha un’aeronautica. Non ha radar. Non ha assolutamente nulla”, e ha liquidato come “falsi” i sondaggi contrari alla guerra. Poi l’avvertimento globale: “Se al posto mio ci fosse la persona sbagliata ci sarebbe la terza guerra mondiale”.
Nel frattempo, alta tensione anche a Washington, dove una persona è stata colpita dal Secret Service vicino alla Casa Bianca dopo aver aperto il fuoco, con conseguente lockdown durante un evento presidenziale.
Dall’Iran: “Project Freedom è un progetto morto”.
Dal fronte iraniano arrivano segnali contrastanti ma duri nei toni. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha scritto su X: “Gli eventi a Hormuz chiariscono che non esiste una soluzione militare a una crisi politica”, invitando gli Stati Uniti a “guardarsi dall’essere trascinati di nuovo in un pantano” e affermando che “Project Freedom è un progetto morto”.
Il primo vicepresidente Mohammad Reza Aref ha rivendicato che la gestione dello Stretto è un “legittimo diritto” iraniano: “L’Iran non cerca la guerra, ma se imposta, risponderà con decisione”.
Ancora più esplicito il comandante dell’esercito Amir Hatami: “Ogni centimetro di queste acque è alla portata della nostra volontà… la nostra risposta è stata il fuoco”.
Infine, fonti militari citate dall’agenzia Tasnim hanno minacciato gli Emirati: “Se dovessero diventare una pedina di Israele e commettere un errore, impareranno una lezione che non dimenticheranno mai”.
