Trump minaccia l’Oman, Putin spaventa l’Europa. Il Tycoon e lo Zar vivono giorni difficili (foto Ansa-Blitzquotidiano)
Rebus Medioriente, allarme Europa. Trump minaccia l’Oman, Putin spaventa l’Occidente. Il tycoon è disposto a “bombardare senza pietà” il suo alleato del Golfo Persico “se si mette di mezzo su Hormuz”.
Cioè se l’Oman non interrompe il suo tentativo di mediare i negoziati con Teheran. Lo zar usa la paura della escalation per condizionare le opinioni pubbliche europee anche se il suo obiettivo primario resta l’Ucraina; ed è sempre più convinto che senza il sostegno europeo, Kiev possa crollare prima. Morale: Trump e Putin stanno vivendo giorni decisivi. E tutto può succedere.
Trump furioso con Muscat e Tel Aviv
Scaduta la tregua di 60 giorni stabilita dal memorandum USA-Iran con un esito insoddisfacente (nessuna resa del regime, il potere dell’ala dura dei Pasdaran si è consolidato), Trump è caduto in una frustrazione per le sorti di un conflitto che lui stesso ha scatenato ma che non riesce a concludere.

Di qui lo sfogo del presidente americano affidato ad una intervista su Fox News. Oltre all’Oman il Tycoon ha avvertito Netanyahu. Secco il pressing degli Stati Uniti sul piano Gaza.
Ma Netanyahu ha gelato gli USA: ”Andremo via dalla Striscia solo dopo il disarmo di Hamas”. E’ vero che la tregua di 60 giorni è formalmente scaduta tra Teheran e la Casa Bianca, ma è altrettanto vero che in realtà i raid non si sono mai fermati.
Permane lo sforzo diplomatico mentre Netanyahu affronta crescenti pressioni interne in vista delle elezioni di ottobre anche da parte della fazione di estrema destra su cui si regge il suo fragile governo di coalizione.
Putin incarcera chi chiede la pace
Lo zar oltre a voler indebolire il sostegno europeo a Kiev, oltre a lanciare droni e sabotaggi per testare le difese europee con l’intento di spaventare e dividere l’UE (una inchiesta del Telegraph ha rivelato che sono pronte 59 rampe di lancio di droni lungo i confini con Ucraina e Bielorussia) è alle prese con seri problemi interni.
Ha silurato il banchiere Andrej Klepach, critico per aver lanciato l’allarme riguardo ad una guerra di logoramento che “la Russia non può permettersi. E adesso ha un bersaglio sulla schiena grande come il Cremlino”.
Già che c’era lo zar ha manipolato la Corte Suprema che ha messo sotto accusa il vicepresidente del partito di opposizione russo, Yabloko Lev Shlosberc. Dura la condanna: 11 anni e 1 mese di detenzione in una colonia penale “per aver screditato l’esercito e aver diffuso false informazioni sulle forze armate russe”.
