Diabete tipo 2, può davvero andare in remissione? Il nuovo studio spiega quando è più possibile (blitzquotidiano.it)
Il diabete di tipo 2 può davvero entrare in remissione? La risposta della ricerca è sempre più interessante: in alcune persone, una forte perdita di peso ottenuta attraverso una restrizione calorica molto intensa può riportare la glicemia sotto la soglia diabetica anche senza farmaci.
Ma c’è un elemento che potrebbe fare una differenza importante: da quanto tempo è presente il diabete.
A suggerirlo è un nuovo studio randomizzato pubblicato su Diabetes Research and Clinical Practice, nel quale una dieta a bassissimo contenuto calorico ha portato alla remissione in una parte consistente dei partecipanti. I risultati mostrano inoltre che le probabilità erano maggiori nelle persone con una diagnosi più recente.
La ricerca offre quindi un’indicazione importante, ma non significa che il diabete sia semplicemente “curabile con una dieta” né che una dieta da 600-800 calorie al giorno sia adatta o sicura per chiunque.
Che cosa significa davvero remissione del diabete
Prima di parlare dei risultati bisogna chiarire un termine che può creare confusione: remissione non significa guarigione.
Secondo il consenso internazionale promosso da esperti dell’American Diabetes Association e di altre società scientifiche, si parla di remissione del diabete di tipo 2 quando l’HbA1c scende sotto il 6,5% e rimane a questo livello per almeno tre mesi senza assumere farmaci ipoglicemizzanti.
La parola “remissione” è stata scelta proprio perché il problema metabolico può ripresentarsi. Anche dopo il ritorno a valori glicemici non più compatibili con il diabete, quindi, è necessario continuare a controllare la situazione.
Per questo gli esperti raccomandano di non utilizzare il termine “guarigione” per descrivere questo fenomeno.
Il nuovo studio sulla remissione del diabete tipo 2
La ricerca è stata condotta da un gruppo di studiosi della Charité – Universitätsmedizin Berlin e di altri centri tedeschi.
Sono state coinvolte 52 persone con diabete di tipo 2, sovrappeso o obesità e un BMI superiore a 27. I partecipanti non erano trattati con insulina.
Il gruppo comprendeva persone con una diagnosi relativamente recente, cioè da quattro anni o meno, e persone con diabete da almeno otto anni.
Cinque partecipanti non hanno completato l’intervento, per cui l’analisi finale ha riguardato 47 persone.
L’obiettivo dei ricercatori era capire due cose: se una dieta a bassissimo contenuto calorico potesse favorire la remissione e se la durata del diabete e la composizione della dieta potessero influenzare il risultato.
La dieta prevedeva appena 600-800 calorie al giorno
Qui è necessario fare una precisazione importante. Non si trattava di una normale dieta ipocalorica come quelle utilizzate comunemente per perdere peso.
I partecipanti hanno seguito per tre mesi una very low-calorie diet (VLCD), cioè una dieta a bassissimo contenuto calorico. L’apporto era di circa:
- 600 kcal al giorno per le donne;
- 800 kcal al giorno per gli uomini.
La dieta prevedeva tre o quattro preparazioni sostitutive dei pasti e circa 240 grammi di verdure non amidacee al giorno.
Durante l’intervento i farmaci antidiabetici sono stati sospesi secondo il protocollo dello studio e i partecipanti sono stati seguiti dai ricercatori. Anche eventuali modifiche alla terapia per la pressione arteriosa venivano valutate individualmente con il medico dello studio.
Questo punto è fondamentale: il risultato non deve essere interpretato come un invito a ridurre drasticamente le calorie o a sospendere i farmaci autonomamente.
Quante persone sono entrate in remissione?
Il risultato complessivo è stato notevole. Dopo tre mesi di intervento, 34 dei 47 partecipanti che avevano completato lo studio, pari al 72%, avevano raggiunto la remissione secondo il criterio principale utilizzato dai ricercatori: glicemia plasmatica a digiuno inferiore a 126 mg/dL dopo tre mesi senza farmaci antidiabetici.
Gli autori hanno poi applicato anche la definizione di remissione proposta dal consenso internazionale del 2021, basata sull’HbA1c.
Con questo criterio, la percentuale riportata nello studio è stata ancora più elevata: 91%.
Le due percentuali non sono quindi in contraddizione: derivano da criteri differenti per definire la remissione.
La durata del diabete sembra fare la differenza
È probabilmente il risultato più interessante della ricerca. I partecipanti con diabete diagnosticato da quattro anni o meno hanno raggiunto la remissione nell’82% dei casi.
Tra quelli con diabete da almeno otto anni, la remissione è stata invece osservata nel 50% dei casi.
La differenza è particolarmente interessante perché i due gruppi avevano perso quantità di peso simili. Le persone con diabete di durata più breve hanno perso in media circa 15,2 kg, mentre quelle con diabete di durata maggiore circa 13,9 kg: una differenza che non è risultata statisticamente significativa.
Questo suggerisce che non conta soltanto quanto peso si riesce a perdere. Potrebbe contare anche quanto a lungo il metabolismo è stato esposto all’alterazione tipica del diabete di tipo 2.
Perché intervenire prima potrebbe essere importante?
Il diabete di tipo 2 non è una condizione completamente uniforme. Con il passare degli anni possono verificarsi cambiamenti progressivi nella capacità dell’organismo di mantenere sotto controllo la glicemia, compresa la funzione delle cellule beta del pancreas, quelle responsabili della produzione di insulina.
Nel nuovo studio, le persone che hanno raggiunto la remissione avevano infatti, già all’inizio della ricerca, glicemia a digiuno più bassa e livelli di C-peptide più elevati.
Il C-peptide è un indicatore della produzione endogena di insulina e può quindi fornire informazioni sulla funzione residua delle cellule beta.
Non significa che il C-peptide possa essere utilizzato da solo per stabilire se una persona andrà incontro a remissione. Ma il dato aiuta a comprendere perché persone apparentemente sottoposte alla stessa perdita di peso possano ottenere risultati diversi.
Non è solo una questione di peso

La perdita di peso è stata comunque molto importante. Nel complesso, i partecipanti hanno perso in media 15,6 kg in tre mesi, soprattutto sotto forma di massa grassa.
Questo rafforza una delle ipotesi più studiate negli ultimi anni: in alcune persone con diabete di tipo 2, una forte riduzione del peso può ridurre l’accumulo di grasso in organi coinvolti nella regolazione del metabolismo e migliorare la capacità dell’organismo di gestire il glucosio.
Ma il nuovo studio suggerisce che la risposta non dipende esclusivamente dalla bilancia.
La durata della malattia, la glicemia iniziale e la funzione residua delle cellule beta sembrano essere altri elementi importanti.
Anche la composizione della dieta ha sorpreso i ricercatori
I partecipanti sono stati assegnati casualmente a due diverse formule sostitutive dei pasti. Una delle due era caratterizzata da una maggiore quantità di proteine e fibre e da una minore quota di carboidrati e grassi.
In questo gruppo la remissione ha raggiunto il 91%, contro il 56% osservato nell’altro gruppo. La differenza è risultata statisticamente significativa.
Il risultato è interessante perché i due gruppi avevano ottenuto una perdita di peso simile. Questo potrebbe suggerire che, almeno in questo contesto molto particolare, la composizione dei macronutrienti possa contribuire alla risposta metabolica oltre alla semplice quantità di peso persa.
Ma è necessario evitare una conclusione troppo semplice come “la dieta low carb è migliore per il diabete”.
Lo studio ha confrontato due formule all’interno di una dieta estremamente ipocalorica e controllata, non una dieta low-carb tradizionale seguita liberamente nella vita quotidiana.
Servono quindi studi più grandi per capire se il vantaggio osservato sia riproducibile e quali componenti della formula siano realmente responsabili della differenza.
Il risultato è importante, ma lo studio è piccolo
La ricerca ha diversi punti di forza: è uno studio randomizzato, ha confrontato persone con diversa durata del diabete e ha analizzato in modo dettagliato diversi parametri metabolici.
Ma ha anche limiti importanti. Il numero di partecipanti è ridotto: solo 47 persone hanno completato l’intervento.
Inoltre, il periodo di intervento è stato di appena tre mesi. Questo significa che lo studio dimostra che una remissione può essere raggiunta nel breve periodo, ma non permette di stabilire quante persone rimarranno in remissione per anni.
Ed è proprio questo uno dei grandi interrogativi della ricerca sul diabete: quanto può durare la remissione?
Remissione non significa che il diabete non tornerà
Una persona che raggiunge la remissione deve continuare a essere monitorata. Il consenso internazionale sottolinea infatti che la remissione può essere seguita da una ricomparsa dell’iperglicemia e che sono necessari controlli nel tempo.
Questo è uno dei motivi per cui è più corretto parlare di remissione e non di guarigione.
La ricerca sta cercando di capire quali persone abbiano maggiori probabilità di mantenere il risultato e quali fattori favoriscano una ricaduta.
Una dieta da 600 calorie non è una soluzione fai da te
Il dato delle 600-800 calorie al giorno potrebbe essere quello più facilmente frainteso leggendo lo studio.
Una dieta di questo tipo è molto restrittiva e non dovrebbe essere iniziata autonomamente.
Nel trial era inserita in un protocollo di ricerca, con valutazioni cliniche e gestione della terapia farmacologica.
Per una persona con diabete, modificare drasticamente l’alimentazione può avere conseguenze sulla glicemia e può richiedere un aggiustamento dei farmaci.
Per questo il risultato della ricerca non è “mangiare 600 calorie al giorno per far sparire il diabete”, ma piuttosto che una perdita di peso importante ottenuta attraverso un intervento dietetico intensivo può favorire la remissione in alcune persone con diabete di tipo 2.
La remissione è più probabile se il diabete è recente?
Il nuovo studio suggerisce di sì.
Il dato più chiaro è il confronto tra 82% di remissione nei partecipanti con diabete da quattro anni o meno e 50% in quelli con diabete da almeno otto anni.
Ma anche tra chi aveva una storia più lunga della malattia una parte significativa dei partecipanti ha raggiunto la remissione.
Quindi la durata del diabete sembra essere un fattore importante, ma non rappresenta una porta che si chiude definitivamente dopo un determinato numero di anni. Gli stessi autori sottolineano che una remissione significativa può essere possibile anche dopo una lunga durata della malattia.
