(Foto Ansa)
La timidezza dei gatti potrebbe assomigliare molto a quella dei bambini, con un particolare intreccio di paura e curiosità che porta alcuni esemplari a cercare il contatto con ciò che, allo stesso tempo, li spaventa. È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Kyoto, in Giappone, e pubblicato sulla rivista scientifica Plos One.
Lo studio
La ricerca ha analizzato il comportamento di 310 gatti domestici attraverso un sondaggio online rivolto ai proprietari. Il questionario, adattato da uno strumento utilizzato per valutare la personalità dei bambini, ha permesso di misurare tre caratteristiche: timidezza, paura e propensione ad avvicinarsi a persone o giocattoli sconosciuti.
Dall’analisi sono emersi quattro profili: altamente socievole, socievole, timoroso e timido. Quest’ultima categoria presenta un comportamento particolarmente interessante: i gatti mostrano contemporaneamente elevati livelli di paura e una forte propensione all’avvicinamento. Una combinazione simile a quella osservata nei bambini timidi. Questa caratteristica risulta inoltre più frequente negli esemplari maschi e in quelli nati randagi.
“I nostri risultati indicano che la timidezza nei gatti è un fenomeno più complesso della semplice paura verso gli esseri umani, poiché questi animali mostrano modelli di comportamento sociale molto variegati”, spiegano gli autori.
“Piuttosto che limitarsi a etichettare i gatti come socievoli o timidi, ci auguriamo che la nostra ricerca incoraggi i proprietari a osservare e comprendere meglio il comportamento individuale di ogni gatto”.
I risultati potrebbero aiutare anche i rifugi per animali a individuare le esigenze dei singoli esemplari, favorendone il benessere.
