Blitz quotidiano
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Mussolini torna a Roma a cavallo…murale gigante sul Tevere

ROMA – Mussolini torna a Roma: a cavallo ma in effigie, dipinto sul muraglione del Lungotevere dal sudafricano  William Kentridge, che sta finendo di realizzare un mega murale lungo 500 m, realizzato tutto a spese sue, di Kentridge non di Mussolini e nemmeno del Comune, anche se il permesso per l’opera è uno degli ultimi atti del mai abbastanza criticato Ignazio Marino, non tanto per i murali quanto per il disastro del Colosseo e dei Fori pedonalizzati per burla.

La tela diplomatica è stata firmata dall’asre Giovanna Marinelli che, ha scritto Artribune,

“è riuscita a sbloccare la faccenda, oltre che del ministro per i Beni culturali Dario Franceschini”

che di meglio non si può trovare al mondo nel campo.

Il dipinto con Mussolini a cavallo, in bianco e nero, è enorme, come giganteschi sono gli altri della serie. Nella foto della agenzia Dire che si può vedere a questo link Mussolini in cima al cavallo con elmo in testa in divisa da maresciallo dell’Impero è alto almeno sei volte un uomo in piedi.

Dopo Mussolini è la volta di Pierpaolo Pasolini, dipinto steso a terra dolo la sua uccisione, il cadavere di Aldo Moro nella R4, la copia della estasi di Santa Teresa d’Avila di Gianlorenzo Bernini, le bombe su Roma durante la guerra, Anita Ekberg e, in omaggio al natale di Roma, il 21 aprile, giorno in cui ci sarà l’inaugurazione ufficiale, anche la morte di Remo, ucciso dal fondatore Romolo durante una lite fratricida sul solco che delimitava la futura città.

L’opera di Kentidge si svilupperà su una lunghezza di 550 metri, altezza massima 10, sui muraglioni del Tevere tra Ponte Mazzini e Ponte Sisto. È stata definita

“il più grande lavoro artistico a Roma dopo la Cappella Sistina”

e Kentridge l’ha chiamata “Triumphs and laments”, trionfi e lamenti, immagini su ombre e luci della storia romana. Kristin Jones della associazione onlus Tevereterno ebbe l’idea e la propose all’artista sudafricano 10 anno fa, quanti ce ne sono voluti per venire a capo degli intralci burocratici e amministrativi e anche delle polemiche. Non tutti infatti erano d’accordo.

Come è nata l’opera lo ha raccontato William Kentridge:

“Nel mio studio  è iniziata la trasposizione dei disegni a carboncino in disegni ad inchiostro che verranno trasformati in stencil. Il fregio verrà fatto emergere con l’idropulitura della patina biologica accumulatasi sui muraglioni di travertino che circondano il Tevere. Spero che le persone in cammino lungo i muraglioni potranno riconoscere come familiari le immagini della mia opera. È un lavoro fondato sulla provvisorietà, perché nell’arco di 4 anni l’opera scomparirà e verrà riassorbita dai muraglioni. Tutto tornerà come prima”.

Kentridge ha iniziato da poco la fase finale del suo lavoro, a partire dalla pulizia dei muraglioni, ma già dalla fine del 2015 ha eseguito delle prove:

“Una volta terminata, l’opera dovrebbe “durare” almeno tre anni e costituire un volano di riqualificazione per l’area. Magari, ma per questo occorreranno nuovi stanziamenti, anche con una illuminazione notturna ad accentuare l’impatto monumentale di quello che sarà un vero, nuovo landmark urbano”.

Finora, secondo Artribune, il Comune di Roma ha speso zero euro:

“Tutto è prodotto da Kentridge stesso e le sue tre gallerie: la vendita delle opere relative al progetto finanzieranno l’operazione”.