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Claudia Ursini: “Io massacrata da un poliziotto, che forse non andrà mai in carcere”

ROMA – Picchiata da un poliziotto con una mazza da baseball nel cortile del palazzo in cui vive a Roma, finisce in ospedale, poi la riabilitazione durata mesi. E adesso dice: “Ancora oggi porto i segni di quell’aggressione e non vivo più a casa mia, ma forse chi voleva ammazzarmi non andrà in galera perché indossava una divisa”.

E’ la storia di Claudia Ursini, dipendente Eni di 54 anni, raccolta da Violetto Gorrasi per Today. L’11 ottobre del 2015, oltre un anno fa, venne colpita ripetutamente da qualcuno, un poliziotto suo vicino di casa secondo il suo racconto, “prima con uno schiaffo e poi ripetutamente con una mazza da baseball”.

La donna adesso chiede giustizia, e dice di aver paura di tornare a vivere nella sua casa proprio perché “chi voleva ammazzarmi abita ancora lì con la sua famiglia”.

“L’ho riconosciuto, era lui: il poliziotto mio vicino di casa. Mirava alla testa, era a volto scoperto e aveva l’intenzione di uccidermi, altrimenti non si sarebbe mostrato in viso. L’unico suo errore è stato quello di non sentirmi la giugulare per capire se respiravo ancora”.

Claudia rimase a terra tramortita, in una pozza di sangue, ma ancora viva. Dopo alcuni minuti riuscì ad alzarsi e a chiamare i soccorsi. Entrò in ospedale in codice rosso, passò alcuni giorni in prognosi riservata, poi diversi ricoveri e riabilitazione per recuperare, come ha raccontato lei stessa a Gorrasi di Today:

“Avevo fratture al cranio, quattro costole rotte, uno pneumotorace e un ematoma al braccio destro dovuto al fatto che da terra, rannicchiata, cercavo in qualche modo di proteggere la testa dai colpi di mazza. Eppure il perito del Tribunale di Roma afferma che non sono mai stata in pericolo di vita”.

Il processo penale si sta tenendo al Tribunale di Roma. L’indagato è effettivamente il poliziotto vicino di casa di Claudia, che è stato sospeso dal servizio e imputato per tentato omicidio.

Lo hanno arrestato cinque giorni dopo l’aggressione – ha raccontato Claudia Ursini – poi ha scontato due mesi di custodia cautelare in carcere e infine gli sono stati concessi i domiciliari da scontarsi a casa del padre. Revocati i domiciliari dal genitore, è tornato a vivere a casa propria e oggi ha solo l’obbligo di firma”.

Ma ad oggi nulla. E Claudia parla di “anomalie di indagini e processo”:

“Dalle trascrizioni delle udienze emergono particolari sconcertanti. Le indagini sono state a dir poco superficiali. Gli agenti di polizia, subito intervenuti sul luogo del tentato omicidio, sono andati a prendere un caffè con il collega. Non ne hanno subito ispezionato la casa o la macchina, dando eventualmente tempo a lui o a suoi sodali di far sparire arma del delitto e prove, lavare la biancheria sporca di sangue e così via”.

Secondo Claudia l’intento è quello di farla passare per “pazza e bugiarda”:

“Anni fa ho perso mio marito e ho sofferto di depressione e usano questo mio dramma per screditarmi e farmi passare per psicotica. Lo trovo disgustoso. In passato, nelle assemblee di condominio, avevo più volte denunciato cose che non andavano. Diversi condomini mi trattavano male, e il poliziotto che ce l’aveva con me persino per i miei cani che a suo dire abbaiavano troppo, spesso mi minacciava dicendo che dovevo stare attenta e che me l’avrebbe fatta pagare. Lo denunciai una prima volta nel settembre 2015 per una prima aggressione fisica avvenuta il 4 luglio: nel corso di un litigio tra me e un altro condomino, per un posto auto che a suo dire io stavo occupando illecitamente, lui mi schiaffeggiò”.

Claudia Ursini sostiene che i vicini di casa non hanno detto nulla e abbiano persino tentato di “depistare le indagini”. E adesso teme che il responsabile di quella feroce aggressione resti impunito solo perché indossa la divisa.


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