Blitz quotidiano
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Giuseppe Uva: assolti carabinieri e poliziotti

VARESE – Giuseppe Uva, la corte d’assise di Varese ha assolto i due carabinieri e i sei poliziotti dall’accusa di omicidio preterintenzionale nel processo con al centro la morte di Giuseppe Uva, deceduto all’ospedale di circolo di Varese nel giugno 2008 dopo aver trascorso parte della notte nella caserma dei Carabinieri. Dopo la lettura della sentenza gli imputati si sono abbracciati, mentre una parente dell’uomo è uscita dall’aula gridando “maledetti”.

“Continueremo la nostra battaglia”: così la sorella di Giuseppe Uva, Lucia, ha commentato l’assoluzione delle forze dell’ordine. Lucia Uva, parte civile nel processo, si è presentata in aula con una maglietta con stampata la foto del fratello e la scritta ‘Giuseppe Uva-aspetto giustizia’. Dopo la sentenza ha indossato un’altra t-shirt con la scritta ‘assolti perché il fatto non sussiste’.

“Finalmente è stata fatta giustizia”, ha detto uscendo dall’aula Stefano Dal Bosco, uno dei carabinieri assolti nel processo a Varese con al centro la morte di Giuseppe Uva. “Eravamo tranquilli perché quella notte non è successo nulla e nessuno di noi ha commesso reati. Non poteva andare diversamente”.

AVVOCATO: “UVA CLOCHARD PUZZOLENTE” – Lo scorso 4 marzo, nella sua arringa davanti alla corte d’assise di Varese, l’avvocato Luciano Di Pardo, legale dei carabinieri e dei poliziotti imputati, aveva definito Uva un “cloc sporco e puzzolente” che “viveva di espedienti”.

In un passaggio del suo intervento, l’avvocato si era soffermato sull’ipotesi che Uva avesse avuto in passato una relazione con la moglie di un carabiniere. “Si è trattato di una spalmata gratuita di fango sull’onore di una famiglia – ha sottolineato -. Come si può pensare che una donna sposata possa tradire il marito per un cloc sporco e puzzolente?”. Ha detto poi che l’uomo “viveva di espedienti” ed era stato “abbandonato dai suoi familiari che ora sono in cerca di un risarcimento”.

Lucia Uva, sorella di Giuseppe e parte civile nel processo assieme ad altri parenti, ha replicato all’affermazione con un breve video pubblicato su Facebook, girato fuori dal palazzo di Giustizia di Varese. “E’ una cosa indegna – aveva detto la donna – è stata offesa la memoria di mio fratello, chiamandolo cloc sporco e puzzolente. Prima di raccontare menzogne su mio fratello – ha concluso – l’avvocato si dovrebbe sciacquare la bocca”, Secondo Lucia Uva, il fratello avrebbe subito violenze da parte dei carabinieri.