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Massimo Bossetti, pc spiato da Hacking team. Prove a rischio

BERGAMO – Ci mancavano solo gli hacker. E adesso nella vicenda processuale di Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore di Mapello accusato dell’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio ci sono dentro anche loro. Il computer di Bossetti, infatti, secondo quanto denuncia la difesa sarebbe stato spiato con un sistema, il Galileo, prodotto da una società, la Hacking Team, al centro di un’inchiesta a Milano..

La questione è delicata. E’ certo, infatti, che alcune mail riservate che riguardavano il processo al muratore siano finite addirittura su Wikileaks. E secondo quanto riporta su Il Messaggero Claudia Guasco 

in una di queste mail ci sarebbe l’indicazione di un Paese, Israele, e dei costi per la creazione di un dna artificiale.

E il pensiero corre subito all’elemento indiziario più importante che ha portato alla sbarra Bossetti, proprio il dna. Sempre secondo i suoi avvocati, poi, il sistema Galileo non solo consente di accedere a contento e cronologia della macchina spiata ma permette anche di caricarci sopra file. Facile capire dove vogliano arrivare i difensori del muratore: a loro basta mettere il dubbio che le prove contro il loro cliente siano state costruite ad arte. Da chi e soprattutto perché è altro discorso.

Scrive sempre Il Messaggero:

Nei mesi scorsi il software di Hacking Team e’ stato spento dalla polizia postale. La società italiana leader nel campo dello spionaggio online infatti e’ stata hackerata e tutti i documenti riservati sono stati pubblicati online da Wikileaks. Tra questi, un carteggio che riguarda proprio il caso Yara. In una mail di giugno del 2014 Claudio Vincenzetti, amministratore delegato di Hacking Team, scrive: “Naturalmente non posso dirvi molto. Naturalmente non conosco i dettagli. Ma, come’è già successo numerose volte in passato per casi celeberrimi e molto più grandi di questo, il merito del successo di questa indagine va a una certa tecnologia investigativa informatica prodotta da un’azienda a noi molto nota”. Vincenzetti, insomma, si mostra entusiasta della sua “tecnologia”, grazie alla quale sarebbe stato incastrato Bossetti.

(…) I toni dei messaggi inviati ai dipendenti interni e agli investitori, il giorno dopo l’arresto di Bossetti, sono autocelebrativi: “Diamoci una pacca sulla spalla. I Ros ci hanno telefonato per la buona riuscita dell’operazione”. Questo scambio di mail riportato da Salvagni e’ intitolato “Il caso Yara” e viene citato insieme alla documentazione del Ministero degli Interni sull’acquisto del sistema Galileo per 120 mila euro. “Questo sistema puo’ controllare chi e’ sotto indagine e puo’ farlo in maniera invisibile, con un monitoraggio passivo e attivo. Permette anche di caricare e scaricare file.  Insomma, puo’ essere usato per intrusioni illegali”, attacca l’avvocato.

No alla difesa. I giudici della corte d’assise di Bergamo hanno respinto la richiesta della difesa di acquisire delle e-mail trasmesse dall’amministratore delegato di Hacking Team formulata dalla difesa. I giudici hanno ritenuto i documenti “non pertinenti alla materia” in discussione e pertanto, si terrà l’esame dell’imputato Massimo Bossetti. I giudici si sono riuniti nuovamente in camera di consiglio per stabilire l’ordine con cui saranno poste le domande. La difesa, infatti ha chiesto di potere sentire per prima Bossetti, mentre normalmente, le prime domande spettano al pubblico ministero.

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