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Raffaele Sollecito: “Io e Amanda Knox vittime vive”

ROMA – “Io e Amanda Knox siamo le vittime vive del caso Kercher“. A dirlo è Raffaele Sollecito, tornato alla ribalta suo malgrado a casa della fiction Netflix che si chiama “Amanda Knox”. Sollecito, intervistato dalla Bbc, ha detto:

“Ho bisogno di ricostruire la mia immagine e la mia vita, ho la necessità di raggiungere il più vasto numero di persone per dire loro: ‘Ehi, sono un bravo ragazzo’. La gente non ha davvero capito quale fosse la verità sul caso. Non hanno mai voluto conoscere nulla di noi. Sì, la vittima è stata Meredith Kercher ma ci sono altre due vittime in questo caso e sono vive”.

Racconta la sua come una vita alla giornata: “Non penso al mio futuro, alla mia vita, a nulla. Riesco a pensare solo a ciò che farò entro un mese. Dal mese dopo, cascasse pure il mondo, non mi interesso. Non riesco a pensare all’anno prossimo”. Sull’attuale rapporto con la Knox, Sollecito dice: “Abbiamo un buon rapporto anche se non parliamo molto, a causa della distanza che ci separa”.

Recentemente, intervistato al Caffè della Versiliana di Marina di Pietrasanta (Lucca), Sollecito ha detto:

“Le spese legali sostenute da me negli otto anni di processo ammontano a circa un milione e trecentomila euro: la mia famiglia è ancora indebitata per oltre 400 mila euro. Mi padre è un chirurgo, un professionista: durante questi otto anni di processi abbiamo dovuto vendere proprietà di famiglia, e metterci in condizioni poco agevoli”.

“Ho vissuto più di 200 udienze, una infinita battaglia a livello giuridico e a livello di vita personale. Ho passato sei mesi in isolamento, tre anni e mezzo in un carcere di massima sicurezza. In carcere ho avuto problemi di panico, problemi cognitivi. Così dopo l’isolamento chiesi il trasferimento e mi mandarono in un carcere di massima sicurezza con gente condannata per omicidio, a, violenze efferate”.

“Il bacio dato ad Amanda? Non c’era nessuna passione, era un bacio di conforto”. Così Raffaele Sollecito ha poi spiegato il bacio dato a pochi giorni dall’omicidio Kercher ad Amanda Knox fuori dalla villetta dello stesso Sollecito. “Nessuno mi ha mai chiesto perché ci baciammo, io e Amanda, quel giorno davanti la villetta. In realtà Amanda era di Seattle, dall’altra parte del mondo. Non aveva nessuno, a parte me. La conoscevo soli da cinque giorni. Quel mio bacio era semplicemente un bacio di conforto, non c’era alcuna passionalità. In quei momenti le dicevo ‘stai tranquilla, fino a che non tornano i tuoi cercherò di aiutarti io’. Cercavo di tranquillizzarla e darle conforto”.

“Pochi sanno che io e Amanda non abbiamo neanche visto la scena del delitto. Quando hanno sfondato la porta noi eravamo le ultime persone in fondo al corridoio. Quello che ricordo sono le facce sconvolte dei ragazzi che avevano sfondato porta. Ma i giornali e i social queste cose non le hanno raccontate. E nessuno sa che io e Amanda ci eravamo conosciuti solo cinque giorni prima”.