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Roma, immigrato picchia e rapina donna a Monteverde: è grave

ROMA – Un immigrato ha rapinato una donna di 60 anni nel quartiere Monteverde, a Roma, intorno alle 18 di martedì 27 settembre. Non una semplice rapina, l’uomo ha preso a calci la sua vittima e si è accanito contro di lei, fino a romperle alcune costole e a spaccarle la milza. Una brutale aggressione e rapina avvenuta nel negozio del marito della donna, Pina D.C., per un bottino misero: le chiavi di casa e 10 euro.

Alessia Marani su Il Messaggero scrive che l’uomo, probabilmente un giovane nordafricano, è entrato nel negozio di via Ascanio Rivaldi proprio vicino all’ex ospedale Forlanini e al centro di accoglienza per rifugiati di via Ramazzini e ha aggredito la donna. A dare l’allarme la signora, che rimasta ferita è riuscita ad uscire dal negozio ed è stata soccorsa da un assicuratore che lavora lì accanto e ha visto l’immigrato allontanarsi. La donna è poi stata portata all’ospedale San Camillo, dove lavora come impiegata. I medici le hanno asportato la milza e ora è molto scossa da quanto accaduto:

“Il marito, Giacomo, l’altra mattina, in preda alla rabbia, aveva affisso fuori dall’erboristeria addirittura un cartello con sopra una taglia da 5000 euro per chi avesse contribuito a fare arrestare la «bestia» che ha ridotto così sua moglie. «Ma poi ci ha ripensato, ha detto che l’importante è che Pina sia viva, che non vuole clamore e ha tolto tutto», racconta Lilli, un’altra commerciante”.

Intanto la tensione tra i residenti è alle stelle. Gli abitanti di Monteverde lamentano un aumento di furti e aggressioni da quando la Croce Rossa in estate ha aperto una tendopoli per accogliere fino a 400 rifugiati:

“Per gli ospiti del centro scatterà una sorta di coprifuoco, non usciranno per evitare scintille con i manifestanti. La Croce Rossa, dal canto suo, ha espresso «la più totale vicinanza alla signora vittima della vile aggressione e alla sua famiglia», augurandosi che «si faccia piena luce» sulla vicenda, invitando, soprattutto, a «evitare facili strumentalizzazioni». Anche perché, per i carabinieri «non c’è alcun collegamento diretto con il centro rifugiati».

«Stiamo facendo tutti gli accertamenti, valutando anche la possibilità che telecamere abbiano ripreso la scena – spiega il capitano Raffaele Romano – e aspettiamo che la signora stia meglio per formalizzare la denuncia. Lì per lì non ha saputo fornire una descrizione certa»”.

La ricostruzione è ancora al vaglio degli investigatori. L’uomo che ha aggredito Pina, infatti, parlava un perfetto italiano: una condizione che stride con quella del rifugiato:

“In via Rivaldi la titolare della tintoria si è chiusa a chiave nel negozio, per entrare bisogna suonare: «Povera Pina – dice – qui passano per chiedere soldi, rovistare nei cassonetti, ho paura». «Sa quanto ci costano quei rifugiati? – incalza un cliente dell’Ottico – 2,5 milioni di euro. E noi siamo prigionieri in casa». «Eppure c’è chi punta il dito altrove, al racket degli abusivi: i parcheggiatori irregolari, nordafricani, ormai da tempo padroni indisturbati di via Ramazzini. «Quelli – dice Fabrizio, un residente – non sono rifugiati»”.


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