Blitz quotidiano
powered by aruba

Telefonata da un numero sconosciuto: spariti 30mila euro

TRENTO – Una telefonata da un numero sconosciuto per sbloccare la tessere una fantomatica tessera del cellulare che neppure si sapeva di avere: e così partono i soldi. Bastavano un paio di minuti per far sparire 30mila euro dal loro legittimo proprietario ingannato, che abita a Prato, all’ingannatore, che sta a Trento. E che adesso è nei guai per frode informatica.

Spiega il quotidiano Il Trentino:

La buona notizia (per la famiglia toscana) è che i 30 mila euro sono stati recuperati grazie ad una telefonata della loro banca: ad un impiegato era venuto un dubbio per quei due bonifici con cifre elevate e ordinati a poca distanza l’uno dall’altra. Bonifici che avrebbero dovuto arrivare sul conto corrente del trentino che – questa è l’accusa che viene mossa dalla procura – per la «gentilezza» di far parcheggiare il denaro sul suo conto avrebbe ricevuto un compenso pari al 7 per cento della transazione. Accusa tutte da dimostrare e la vicenda arriverà domani davanti al giudice, in tribunale a Trento.

(…) Secondo l’accusa il trentino è solo una parte di questa storia, tanto che l’accusa è di aver agito in concorso con altri soggetti non conosciuti. Che avrebbero messo a punto un’articolate truffa informatica. Alla base della quale c’era la conoscenza – carpita non si sa in che modo – dei dati di accesso del conto corrente on line della famiglia toscana. Dati che però non era sufficienti per far sparire il denaro dal conto corrente visto che il pin di autorizzazione al pagamento doveva arrivare tramite messaggio su telefonino dell’intestatario del conto. Ed ecco che entra in scena la telefonata di cui si parlava all’inizio. Una chiamata che è arrivata a casa a Prato da un numero di rete fissa sconosciuto e durante la quale un sedicente operatore della Telecom chiedeva di poter parlare con il figlio della coppia. Figlio però in quel momento assente. È stato quindi spiegato che per un disguido tecnico la sim del ragazzo era stata bloccata e che per riattivarla era necessario il codice fiscale del giovane. Che i genitori però non sapevano a memoria e quindi hanno fornito i dati anagrafici con i quali sarebbe stato possibile arrivare al codice fiscale. Dati che – secondo l’accusa – sono invece stati utilizzati per abilitare un’altra scheda telefonica e quindi sul telefono dei truffatori è arrivato il famoso codice pin che ha permesso loro di ordinare due bonifici. Il primo da 12 mila euro, il secondo da 18 mila. Quindi in totale 30 mila euro che erano destinati a finire sul conto del trentino se non fosse stato per il zelante impiegato della banca toscana che, insospettito, ha bloccato il tutto.


TAG: ,