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Terremoto Emilia, Casalesi e ‘ndrangheta: “patto” per business ricostruzione

MODENA – “Patto tra ‘ndrangheta e Casalesi per gli affari sulla ricostruzione dopo il terremoto in Emilia Romagna” del 2012: è quanto scrive La Gazzetta di Modena, che racconta di come siano stati usati “professionisti estranei ai clan per avviare contatti e fare affari”. Ma sono stati bloccati.

Il quotidiano emiliano descrive come l’organizzazione criminale calabrese avesse stretto “rapporti saldi” con il clan dei Casalesi, per anni ritenuto il vertice delle infiltrazioni mafiosi nella provincia di Modena.

A parlare di quell’accordo era la stessa Direzione nazionale antimafia:

“Il primo motivo – scrive la Dda – per fatti contingenti, (il terremoto), che hanno comportato la necessità della esecuzione di importanti opere pubbliche con relativi consistenti stanziamenti di denaro pubblico; il secondo, collegato alla particolare modalità di atteggiarsi del organizzato in Emilia, che lo ha reso proclive a stringere accordi con la camorra casalese alle cui tipologie comportamentali la ’ndrangheta ha ritenuto di ispirarsi. Tutto ciò ha comportato l’ulteriore effetto del confondersi e/o fondersi delle modalità di comportamento”.

In Emilia i calabresi e i Casalesi avevano scelto di “stare nell’ombra”, mandando avanti professionisti e aziende locali, come la Bianchini Costruzioni, o come il professionista di Mirandola attenzionato dai carabinieri per dei sospetti viaggi a Cutro e per dei “progetti che mediava con i terremotati, ma che erano firmati da tecnici lontani e senza radicamento in terra nostrana”, scrive la Gazzetta di Modena.

Il maresciallo Emilio Veroni, sostituto ufficiale di polizia giudiziaria, ha messo insieme i vari pezzi ed è emerso

“un quadro desolante di tentativi di radicamento e di business sulle disgrazie altrui: non solo il sisma, quindi, ma anche le difficoltà economiche in cui cadevano imprenditori poi oppressi e sfiniti dalle richieste di risarcimento”.

 

 


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