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Bevande vintage/ Il mitico chinotto ora piace molto anche agli americani

chinottoIl chinotto, in questa estate nel segno della recessione, va per la maggiore: il suo retrogusto piace molto ai consumatori tra i 30 e 50 anni nostalgici dei decenni passati. La bevanda in Italia muove un giro d’affari di oltre 60 milioni di euro; ultimamente però piace molto anche Oltreoceano ad un targe più giovane. Il chinotto deriva da un agrume coltivato in Liguria, in Sicilia e in Calabria: lo sbarco in Nord America è iniziato circa tre anni fa.

A produrlo in Italia ci sono oggi appena una decina di industriali delle acque minerali tra imprese e multinazionali;  fino a un decennio fa i produttori erano una miriade e avevano una distribuzione regionale. Tra le più note tra le artigianali, c’è Neri, Lurisia, Di Iorio e Abbondio. Questa bevanda, insieme ad altre tipiche dell’Italia che fu come le spume in genere ha un consumo nel Belpaese pari a circa 6 litri pro-capite annui contro i circa 5 delle gazzose, i 14 delle aranciate e i 26 delle cole.

Lo sbarco del chinotto nella patria della Coca Col, così come in Australia, la racconta Di Iorio: «È stata la comunità degli italiani all’estero che hanno affermato l’italian way del bere naturale e retrò anche con bibite da noi ormai introvabili, come il rabarbaro bevanda gassata. Negli States si è affermata l’abitudine a bere questi soft drink col tricolore sul tappo». Anche la Coca Cola si è interessata al fenomeno e da sei anni ha lanciato sul mercato il Fanta-Chinotto.

Intanto, chef tra i più rinnomati hanno iniziato ad abinare il chinotto alla selvaggina e al brasato.

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