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Isis, nella lista dei 22mila jihadisti anche due “italiani”

ROMA – Isis, ci sarebbero anche due uomini passati dall’Italia nella lista dei 22mila arruolati trafugata da un jihadista “pentito”, Abu Ahmed.

L’elenco è al vaglio dei servizi segreti di Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti, ma sembrerebbe autentico e, secondo la ministra dell’Interno britannica Theresa May, è una potenziale “miniera d’oro”.

I servizi britannici però ammettono che l’elenco potrebbe essere piuttosto vecchio e che contiene molti nomi di persone che risultano essere state già uccise nei raid contro l’Isis.

Il grosso delle schede sarebbe stata compilata tra novembre e dicembre 2013, almeno sei mesi prima della proclamazione dello Stato islamico.

Oltre alla lista deGLi jihadisti figura anche un elenco di 122 aspitanti kamikaze. Tra questi ci sono due nomi riconducibili in qualche modo al nostro Paese: al numero 47 figura Rawaha al-Itali, cioè “l’italiano”, e che, secondo quanto riportato nella sua scheda personale, “ha due carte di identità una italiana e una marocchina”; e al numero 7 Abu Ishaq al-Tunisi, “che ha visitato per quattro anni vari Paesi europei tra cui l’Italia”, oltre a Germania, Francia, Olanda e Belgio.

La lista, che apre un squarcio sulla struttura del Califfato, è sotto la lente servizi britannici Mi5, Mi6 e Gchq dopo che la lista dei mujaheddin nel formato compresso di una chiavetta Usb è venuta in pos della Sueddeutsche Zeitung dal sedicente mujaheddin disertore, che viene indicato con un nome di comodo: Abu Ahmed.

Secondo il ministro degli Interni tedesco, Thomas de Mazière, i documenti trafugati nell'”Isis-leaks” sono autentici e potrebbero anche essere utilizzati come prove davanti a un tribunale. L’elenco per ogni adepto riporta in una scheda individuale i dati personali, scritti in arabo e compilati evidentemente al momento dell’arruolamento: fra le altre cose sono incolonnati nome di battaglia, primo nome, cognome, nazionalità, nome di chi lo ha presentato, gruppo sanguigno, grado di istruzione, stato civile, grado di conoscenza dell’arabo per gli stranieri e grado di conoscenza della Sharia (la legge islamica), data di arrivo in Siria, tragitto compiuto per arrivarci, recapiti e numeri in patria.

Ma anche per i servizi britannici, che pure non hanno sciolto le loro riserve sull’affidabilità delle informazioni, si tratta di informazioni che potrebbero essere usate nei processi contro i jihadisti una volta tornati in patria.

Fra i 14 nomi di terroristi britannici, secondo il Guardian, vi sono poche sorprese e sono compresi anche alcuni nomi già saliti agli onori della stampa britannica, come il rapper londinese Abdel Bary, o alcuni jihadisti che figurano come vittime di raid aerei contro l’Isis.


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