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L’Africa all’asta: arabi, indiani e cinesi i nuovi feudatari

di Chiara Vasarri*

erre affittate per decenni o vendute a basso costo come colonie agricole ad arabi, indiani, cinesi ed emiri. È la nuova emergenza dell’Africa, che negli ultimi cinque anni, secondo l’allarme lanciato dalla Fao, ha ceduto sotto contratto, al miglior offerente, 2,41 milioni di ettari in Etiopia, Ghana, Mali, Sudan e Madagascar.

Con la terra, come ai tempi della servitù della gleba, si affittano per dieci, quaranta, novant’anni, o a vita, anche gli uomini che ci vivono e la lavorano. Se la manodopera è dunque compresa nel pacchetto e sottopagata, i capi e gli amministratori delle neocolonie arrivano invece dall’estero. E i prezzi per gli acquirenti, siano essi stati petroliferi del Golfo o superpotenze asiatiche, sono davvero convenienti. Nel nord del Sudan il feddan (0,42 ettari) è affittato a due, tre dollari l’anno. In Etiopia l’ettaro è valutato dai tre ai dieci dollari. Forse anche per questo la Corea ha già acquistato 2,3 milioni di ettari di terreno, Pechino ne possiede 2,1 milioni, l’Arabia Saudita 1,6 e gli Emirati 1,3.

Nel continente molte terre sono mal sfruttate o in stato di totale abbandono. La stessa Fao, pur denunciando il problema, si chiede con molte cautele se l’impero dell’agrobusiness non possa comunque essere una strada alternativa per lo sviluppo. Ma anche l’Onu esprime preoccupazione: il timore è che, con la terra, si svenda anche la speranza degli africani al cambiamento.

*Scuola Superiore di Giornalismo Luiss

26 maggio 2009 | 15:10

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