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Omar Mateen e quei legami con kamikaze e imam anti gay

ORLANDO – Dopo il primo stupore emergono dettagli inquietanti sui media americani riguardo alle frequentazioni di Omar Mateen, il giovane americano di origini afgane di 29 anni che sabato notte ha ucciso 49 persone nel locale gay Pulse di Orlando. Dalle prime indagini, infatti, è emerso che Mateen era un seguace di Marcus Dwayne Robertson, 47 anni, un imam che predicava l’odio contro i gay e con un passato che solleva più di un interrogativo sul controllo dei sospetti di terrorismo. Lo rivela FoxNews citando fonti investigative. Robertson, che sarebbe stato interrogato ieri insieme ad alcuni suoi colleghi, è noto alle forze dell’ordine sin al 1991, quando fu arrestato per la prima volta.

Robertson, che sarebbe stato interrogato ieri insieme ad alcuni suoi colleghi, è noto alle forze dell’ordine sin al 1991, quando fu arrestato per la prima volta, come ricostruisce FoxNews. E’ un ex marine americano diventato poi capo di una gang criminale a New York conosciuta come ‘Alì Baba e i 40 ladroni’, ritenuta responsabile di aver rapinato oltre dieci banche, uffici postali e case, nonché di aver sparato a tre poliziotti.

In quello stesso periodo le autorità federali ritengono che Robertson abbia fatto da bodyguard a Omar Abdel Rahman, soprannominato ‘Lo sceicco cieco’, colui che guidò il gruppo terroristico autore dell’attacco del 1993 contro il World Trade Center. Ma dopo il suo arresto, insieme a gran parte degli altri membri della banda, l’accusa raggiunse un accordo con Robertson: una pena di soli 4 anni, prima di andare a lavorare sotto copertura per l’Fbi tra il 2004 e il 2007 per documentare piani e reti terroristiche in Africa, Egitto e Stati Uniti. 

Nel 2011 però Marcus fu arrestato nuovamente e condannato a quattro anni per frode fiscale e violazione della legge sulle armi: il suo obiettivo era pagare il viaggio di un suo studente in Mauritania per addestrarlo come terrorista. L’accusa aveva chiesto di aggiungere altri 10 anni per i suoi legami col terrorismo, ma il giudice distrettuale Gregory Presnell lo ha rilasciato lo scorso anno, a sentenza scontata. Durante la detenzione era finito in isolamento perché sospettato di radicalizzare sino a 36 dei suoi compagni detenuti.

Robertson aveva quindi lanciato online un seminario sull’Islam: una sorta di scuola spirituale frequentata anche da Mateen e che potrebbe non essere stata l’unica a ispirare il gesto dell’attentatore di Orlando. Mateen infatti era al centro islamico di Fort Pierce con l’imam Shafiq Rahman due giorni prima della strage, secondo il Washington Post. Una moschea frequentata anche da Monar abu Salha, conosciuto anche come Al-Amriky (l’americano), ritenuto il primo americano a commettere un attentato suicida: militante di un gruppo affiliato ad al Qaida, si fece saltare in aria nella provincia di Idlib, in Siria, nel 2014.

I due si conoscevano e proprio questo legame portò l’Fbi ad interrogare Mateen nel 2014, ma senza seguiti giudiziari. E proprio l’imam Rahman ha confermato che Omar “pregava in moschea tre, quattro volte a settimana” e prendeva parte alle cerimonie serali, recentemente anche “con il figlio piccolo”. Il killer di Orlando non era molto socievole: “Finita la preghiera se ne andava, non socializzava con nessuno. Non è mai sembrato un violento”.

Ma non finisce qui. Perché il killer di Orlando ha frequentato la moschea dove si recava occasionalmente a pregare Moner Mohammad Abusalha, un attentatore suicida che si è fatto esplodere in Siria. Lo riporta la Cnn, secondo cui, per il portavoce della moschea, non è chiaro se i due si conoscessero.

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