Tenta il suicidio abbracciato a una bambola gonfiabile: lui si salva, l’”amica” no

Una bambola gonfiabile può salvarti la vita. Vera o meno che sia, la storia vale la pena di essere raccontata.

Secondo la testata China Smack, un residente di Shanghai, tale signor Yang, di 50 anni, vedovo e in preda a una crisi depressiva, ha tentato il suicidio, lanciandosi dal sesto piano della palazzina dove abita insieme con l’unica “donna” che gli era rimasta.

La fortuna ha voluto che lui atterrasse sopra il fantoccio che, scoppiando fragorosamente, ha notevolmente attutito impatto.

I vicini, che in un primo momento avevano pensato di essere testimoni di un doppio suicidio di tipo convenzionale, hanno paragonato il rumore allo scoppio di un pneumatico.

Yang se l’è cavata con due costole rotte e qualche escoriazione. La sua amica di plastica però è stata ridotta a brandelli.


La testata China Smack riferisce di un residente di Shanghai, tale Sig. Yang, di 50 anni, la cui vita è stata salvata dalla sua bambola gonfiabile. L’uomo, un vedovo in preda a una crisi depressiva, ha tentato il suicidio, lanciandosi insieme con l’unica “donna” rimasta nella sua vita dal sesto piano della palazzina dove abita. La fortuna ha voluto però che lui atterrasse sopra il fantoccio che, scoppiando fragorosamente, ha notevolmente attutito impatto. I vicini, che in un primo momento avevano pensato di essere testimoni di un doppio suicidio di tipo convenzionale, hanno paragonato il rumore allo scoppio di un pneumatico. Yang se l’è cavata con due costole rotte e qualche escoriazione. La sua amica di plastica però è stata ridotta a brandelli.

2 marzo 2010 | 16:37   Letto 922 volte   


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L’effetto perverso dei telefilm americani sulla già poca cultura diffusa italiana trova il suo monumento nel dito medio puntato al cielo che ha trovato sacerdoti devoti non solo in giovani gentildonne come Vittoria Brambilla o in non proprio gentiluomini stagionati come Umberto Bossi, ma anche in perfezionisti dell’apparenza e della apparente buona educazione come nientemeno che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Gli autori televisivi italiani sanno invece che il nostro pubblico non gradirebbe volgarità eccessive, a parte l’occasionale parolaccia che ormai è uso comune anche delle mamme ben nate. Il genere preferito dagli italiani sono le commedie un po’ melense, tipo “Medico in famiglia” o “Commesse”, in cui comunque alla fine il bene trionfa pur dopo un lungo percorso di lacrime, tradimenti, morti e occasionali momenti di felicità. Fanno apparire Cuore di Edmondo De Amicis un romanzo hard boiled come quelli di Mickey Spillane. Il risultato di questo stil novo è un linguaggio melenso che ormai si è diffuso tra giovani amici, amanti, genitori e figli. Su un treno in viaggio nella pianura padana un omone sulla cinquantina, vocione baritonale, bel profilo da marmo antico, accento del sud, parla a lungo a telefono di una complessa trattativa sindacale. Che sia un sindacalista lo si capisce dal linguaggio. Dice con orgoglio: “Ottima gestione unitaria” e si può pensare anche a uno del Pd o del Pdl, ma poi si addentra nei dettagli di piani di riqualificazione e di mobilità e capisci il mestiere. Il tono è fattuale ma duro, viaggia in prima classe quindi sembra su nella gerarchia. Poi chiama la moglie: fattuale e spiccio. Poi un profumo dolciastro di sciroppo di rose invade il vagone. Parla con la figlia: “Dolce adorata volevo sentire la tua voce, un pensiero per te, volevo proprio parlare con te”. A quel che si capisce la figlia non sembra gradire, probabilmente l’ha svegliata e lei gli dice perché non chiami la mamma? E lui risponde: “Con la mamma ho parlato ma è te che volevo sentire dolce tesoro” e via così. Chi è cresciuto in altri tempi, non più quelli mitici in cui i figli davano del voi ai genitori, ma quelli in cui i baci erano merce preziosa, resta un po’ disgustato. Per fortuna che i ragazzi hanno conservato un minimo di banale buon gusto e prendono queste effusioni come manifestazioni di pura senilità.

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