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Rcs, guerra di rilanci. Ok cda a Bonomi, Cairo contesta Il Sole 24 Ore

ROMA – La battaglia su Rcs, a colpi di rilanci, tra Andrea Bonomi alleato dei soci storici e Urbano Cairo, l’editore che vuole fondere il gruppo del Corriere della Sera con quello de La7 spinge il titolo fino alla soglia di 1 euro, un valore che non vedeva da un anno. Nel corso della seduta è passato di mano il 10% del capitale, e le azioni dopo aver toccato 0,99 euro hanno chiuso in rialzo del 14,9% a un prezzo di 0,979 euro.

Il cda di Rcs si è definitivamente schierato a favore di Bonomi. Il prezzo delle due offerte è ugualmente congruo ma la differenza tra le due proposte è strutturale, conclude il cda. “L’ indebitamento di 130 milioni per finanziare la parte in cassa dell’Offerta può indebolire la struttura finanziaria di Cairo Communication e del Gruppo Cairo Post-Offerta e limita la capacità di effettuare investimenti a sostegno del Progetto di Integrazione” riporta al termine della riunione.

Il cda inoltre valuta “non positivamente i programmi futuri sottesi all’OPAS in quanto non costituiscono sotto il profilo industriale una opportunità incrementale rispetto al Piano Industriale RCS” che invece riconosce nella proposta dei soci storici e di Bonomi. Con una valorizzazione ai corsi attuali di Borsa complessivamente, tra scambio azionario e cash, l’opas Cairo valorizza Rcs 1,05 euro, rientra anche lei ora nella forchetta ‘fair’ individuata tra 0,8 e 1,13 euro dagli advisor del cda.

C’è tempo fino a venerdì per decidere con chi schierarsi (ad oggi è stato apportato all’offerta Cairo lo 0,06% e a quella di Bonomi lo 0,09%) ma gli stessi analisti sono divisi, per alcuni pesa il cash per altri il progetto industriale. Tutti però sorpresi dall’entità dei rilanci e il mercato premia anche gli altri titoli del settore spingendo L’Espresso (+9%), Monrif (+6,2%) e Class Editori (+4,8%).

 

Cairo contesta un articolo del Sole 24 Ore. Equita Sim è l’advisor di Cairo e non stupisce che giudichi positivamente l’Opas mentre Intermonte, advisor del cda di Rcs, preferisce l’opa dei soci storici. “L’entità dei rilanci è stata superiore alle nostre aspettative” afferma Intermonte nel suo report ma appoggia Imh “perché il corrispettivo riflette in maniera soddisfacente il valore del gruppo Rcs”. E’ lo stesso Cairo a difendere la sua offerta a fronte delle perplessità esposte dal Sole 24 Ore.

Non è dello stesso parere Urbano Cairo che ha inviato a «Il Sole-24Ore» una lettera con «richiesta di pubblicazione immediata» contestando l’articolo pubblicato su «Il Sole-24 Ore» a firma Antonella Olivieri che recepisce il calcolo di Andrea Bonomi. Nell’articolo – evidenzia Urbano Cairo – «si sostiene che l’utilizzo della cassa di Cairo Communication per far fronte alla componente in denaro (0,25 centesimi di euro) aggiunta nell’ultimo e definitivo rilancio, ridurrebbe il valore delle azioni Cairo Communication offerte in scambi delle azioni Rcs».

Secondo Urbano Cairo «questa tesi è però sbagliata a contraria al principio cosiddetto della partita doppia, principio cardine della contabilità e della redazione dei bilanci societari». «Infatti – conclude la lettera – la componente in denaro dell’Offerta pubblica di acquisto e di scambio non influisce sul valore delle azioni di Cairo Communication perchè, a fronte dell’uscita di cassa, la società acquisisce tra le proprie attività un pari valore di azioni Rcs Mediagroup». (Antonella Olivieri, Il Sole 24 Ore)

Equita Sim invece ha alzato del 17% il suo target price su Rcs, portandolo a 1,23 euro sulla base di una valutazione prudente degli obiettivi annunciati da Cairo spiegando che in caso “di pieno raggiungimento dei target del piano Cairo e valutazione sui multipli basata sugli obiettivi 2018, il target di Rcs a fine 2018 salirebbe oltre 1,4 euro per azione (con Cairo Communication oltre 6 euro per azione)”.

Banca Akros giudica migliore da un punto di vista industriale l’offerta di Urbano Cairo ma ritiene che per gli azionisti appena entrati in Rcs un guadagno immediato del 20%, come quello offerto dalla cordata di Bonomi e Mediobanca, possa rivelarsi “irresistibile”. Cairo ha meno chance di vincere innanzitutto parte con una quota di solo il 4,7% del capitale, puntando al 33%, mentre Imh (il veicolo di Bonomi, ndr) ha già il 22,6% e ha una soglia minima del 30 per cento.

Inoltre Cairo ha bisogno del controllo dei due terzi dei voti per fare quella fusione che rappresenta il modo migliore per realizzare appieno le sinergie e, infine, gli azionisti saranno influenzati dall’andamento delle azioni di Cairo durante la settimana (oggi ha chiuso in rialzo dell’1,6% a 4,45 euro).