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Comunali: e Raggi sia! E ora, elettore, onestà

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ROMA – E Raggi sia, non solo sindaco di Roma tra due settimane. E Raggi sia il simbolo, il senso, il segno di queste elezioni amministrative in cui hanno votato quasi otto milioni di italiani su tredici e passa. Per nulla pochi, il 62 circa per cento: molta meno astensione del previsto, molta più validità politica della consultazione.

E Raggi sia perché il 35 per cento di Virginia Raggi e il 31 per cento di Chiara Appendino rispettivamente candidate sindaco a Roma e Torino sono chiara, netta, massiccia, esplicita, imponente volontà popolare. Non più voto di protesta, questa è chiarissima e determinatissima voglia di cambiare i connotati al potere. Magari straparlando di abolirlo il potere, magari dopata da analfabetismo politico di ritorno, ma questa è volontà popolare. Altro e ormai più che distacco, sfiducia, critica: il gran voto a M5S è una scelta consapevole e tenace.

Quindi e Raggi sia sindaco di Roma quando domenica 19 giugno al ballottaggio presumibilmente batterà Roberto Giachetti candidato Pd. E il voto di giugno 2016 sia inteso per quel che è: la voglia di tanta parte dell’elettorato di mandare M5S al governo. Delle città, del paese intero. Un paese che tra due settimane farà la prima prova sul come rispondere alla domanda principe delle prossime elezioni politiche (2018 o forse l’anno prossimo): Renzi o M5S? Qui e oggi a Roma la risposta è Raggi, a Torino invece con più fatica del previsto forse ancora Fassino. A Milano è ballottaggio tra Pd e centro destra unito, a Bologna tra Pd e Lega, a Napoli tra De Magistris (variante zapatista subvesuviana del più serio fenomeno M5S) e la destra di Lettieri. Qui e oggi al voto amministrativo, che farà l’elettorato tutto al prevedibile e probabile ballottaggio per il governo Pd-M5S tra due anni o giù di lì?

E Raggi sia anche alle politiche che verranno? Dipende, dipende da quanta onestà avrà con se stesso l’elettore che oggi ha scelto Raggi ed M5S. Dovesse accadere che con Raggi sindaco il debito del Comune di Roma continui ad aumentare e le tasse locali pure, M5S e il suo elettorato si racconteranno la stessa bugia che raccontavano gli altri è cioè che è colpa dei cattivi tagli di spesa? Bugia: le tasse locali sono aumentate di sette volte e la spesa pubblica è aumentata nello stesso periodo.

Dovesse accadere che i seimila Vigili Urbani continuino e lavorare se e come pare a loro, barricati dietro il “non mi compete” e pronti come falange a boicottare sindaci e soprattutto regole…

Dovesse accadere che ristoranti e bar continuino a prendersi in uso privato pezzi di piazze e strade, che i pullman turistici affoghino il traffico, che gli autisti metro siano i meno alla guida d’Italia, che i bus siano una scommessa lenta. che la vasta industria del cantiere sempre aperto continui a lasciare a Roma il primato mondiale delle buche stradali…

Dovesse accadere che i 70 mila stipendi comunali e affini e le centinaia di società partecipate e le migliaia di consulenze continuino a mangiarsi buona parte dei soldi pubblici così che poco ne resta per i veri servizi sociali, che la Pubblica Amministrazione capitolina continui ad essere il luogo dove appalti producono appalti per partenogenesi e dove la mazzetta facilitatoria scorre libera e bella…

Dovesse accadere che bancarellari italici e abusivi di ogni nazione ed etnia continuino a fare suk del centro città, che l’immondizia sia arredo permanente delle strade, che il traffico sia il peggiore e solo la maleducazione stradale lo superi, che ogni prepotenza in città abbia buon fine…

Dovesse continuare ad accadere tutto questo con Raggi sindaco avrebbe chi l’ha votata con convinzione e determinazione l’onestà con se stesso di apprendere, constatare che il nemico, il maligno non è la politica ma è invece la politica, anzi il potere che fa sempre e comunque “ciò che vuole la gente”?

Forse sì, probabilmente no. Dipende dall’onestà che l’elettore avrà con se stesso. Onestà dura da avere e abbastanza rara di questi tempi. Al netto di fenomeni grotteschi quali le Sabrine Ferilli che, nel dolore di una vita disagiata e dopo decenni di servizio alla cosa pubblica, si dichiarano “tradite”, il gran voto a M5S è l’ultimo prorompente capitolo di una storia già nota tremila anni fa.

Erano già Platone ed Aristotele a indicare la politica come l’arte di individuare e pesare gli interessi molteplici e spesso contrapposti, pesarli, dosarli, mescolarli, mediarli avendo come riferimento un interesse generale che proprio perché tale mai poteva coincidere con l’interesse di un gruppo, per quanto vasto fosse, fosse anche la maggioranza.

Già allora si metteva in guardia dall’illusione pericolosa se non venefica esistesse un “bene” insito nel popolo e un “male” nella politica, si spiegava come immaginare di creare una identificazione tra richieste popolari e gestione della res pubblica fosse garanzia di guai all’economia e alla libertà. Tremila anni di storia ad ogni latitudine del pianeta hanno sempre confermato che l’abolizione della politica perché il popolo trionfi è la strada maestra per ogni guaio, errore, non di rado orrore.

Nel nostro piccolo, sono circa 25 anni che l’elettorato di sua chiara volontà scava una buca sotto i piedi del potere…per poi cascarci regolarmente lui dentro quella buca. Ad ogni scavo peggioravano la Pubblica Amministrazione, il ceto politico, la società civile, l’amministrazione della Giustizia, la pubblica convivenza, i linguaggio pubblico, la cultura collettiva. Ieri l’elettorato lo ha volutamente e scientemente rifatto: ha scavato una bella e grossa buca sotto i piedi del potere politico che c’è. Dovesse cascarci un’altra volta lui di faccia nella buca, l’elettore avrà l’onestà di ammetterlo con se stesso?