Blitz quotidiano
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Gonzalo Higuain “stravolto dalla Juve”. Addio al Napoli, che errore!

TORINO –  Quando, a dieci minuti dalla fine, dalla lavagna a bordo campo capisce che deve uscire Gonzalo Higuain si fa scuro in volto. In campo non ha brillato e non ha segnato. Meglio di lui, in gol e gioco, ha fatto l’altro centravanti, quel Mandzukic che gli ha occupato “il suo” spazio al centro dell’aria di rigore. E’ il minuto 80 e Allegri si copre: per fare entrare Evra bisogna togliere un centravanti. E la scelta cade su Higuain.

Il Pipita, che a queste cose è poco abituato (di solito se viene tolto è perché ha segnato e la partita è abbondantemente vinta) esce scuro in volto. Allegri capisce il momento e lo abbraccia, quasi lo copre. Poi Higuain è inseguito dalle telecamere impietose che lo colgono là: visto affranto e occhi umidi. Certo: è la fatica, ma a pensare alle lacrime il passo è breve.

Cosa pensava Higuain in quel momento? Pensava probabilmente a tante cose. Pensava, per esempio, che solo qualche mese fa aveva messo a segno con la maglia del Napoli il gol numero 36 in campionato, polverizzando tutti i record. Pensava di aver voluto la Juventus a tutti i costi. Contro tutto e tutti. E di averla voluta non per soldi, ma per cercare più gloria. Pensava probabilmente: “Ma chi me l’ha fatto fare?”. Perché Napoli piange, dopo il pari di sabato è solo sesto in classifica, e Higuain non ride.  L’analisi più lucida dello stato di Higuain la fa, per Repubblica, Antonio Corbo:

 

“Sono passati circa 4 mesi, non c’è una macchina del tempo che riporti indietro il Napoli e lui. Non si pentiranno mai abbastanza di essersi divisi, il Napoli non gli sembrò credibile nei progetti, ma Higuain non aveva capito che solo nell’armonia del Napoli di Sarri poteva segnare 36 reti, come a nessuno era riuscito da 64 anni. Un errore che ieri l’ha stravolto. Anche il Napoli, mai così in basso negli ultimi tempi, doveva programmare la risalita. Può realizzarla, se presidente e allenatore pagano il prezzo personale più alto: liberarsi di una insostenibile certezza, ciascuno pensa di essere l’unico al mondo a capire di calcio”